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Editoriale

Baby gang: ai giovani bisogna dare opportunità

Baby gang: ai giovani bisogna dare opportunità

di Augusto Schianchi

13 Gennaio 2022,13:15

A Parma, come in tante altre città in Italia ed in giro per il mondo, è emerso il fenomeno delle gang, ovvero di gruppi di giovani (almeno da noi: in altre città capitali del mondo le gang sono vere e proprie associazioni criminali), i cui comportamenti spesso degenerano in azioni di violenza. Spesso si tratta di scontri tra le diverse gang per i motivi più vari; altre volte nei confronti di figure fragili come ragazzi isolati (magari per rubare loro il cellulare), anziani e donne.
Il problema delle gang è duplice.
Da un lato è un evidente un problema di sicurezza per le persone che vivono nei paraggi. Le gang trasmettono un senso di insicurezza nella quotidianità della vita, che non è tollerabile in una società che voglia definirsi civile.
Dall’altro lato c’è il rovescio del problema stesso: poiché stiamo parlando di bande di giovani, come è possibile recuperare questi ragazzi ad un comportamento magari esuberante, ma senza che esso scivoli nella violenza?
Su questo giornale, è stato riportato un appello assolutamente da apprezzare: il disagio dei giovani non può essere recuperato con «due calci nel sedere», semplicemente perché non risolvono, nemmeno parzialmente, il problema.

L'appello contiene tutta una serie di proposte da condividere, per l’appunto per «andare oltre», molto concrete, senza cadere nel benaltrismo di chi non ricerca il bene per aspirare ad un meglio impossibile.
C’è tuttavia un’osservazione aggiuntiva da fare.
Oggi la politica e la rivoluzione tecnologica portano la società a correre in direzione esattamente opposta rispetto alle legittime aspirazioni dei giovani.
La politica, intesa come competizione di partiti diversi che aspirano a conseguire la maggioranza per governare, va alla ricerca di voti per vincere le elezioni. Per questo avanza proposte che previlegiano chi andrà a votare, cioè in larga maggioranza adulti ed anziani (da qui discende che il cuore del dibattito politico sia concentrato sulle pensioni).
La rivoluzione tecnologica, per parte sua, corre perseguendo l’obiettivo di sostituire il lavoro delle persone con le macchine, perché le macchine sono naturalmente «più efficienti». Affermazione peraltro vera nella maggior parte dei casi. Da qui il commercio online, Amazon, le auto elettriche senza motore, tra poco un uso esteso dell’intelligenza artificiale, … giusto per citarne alcune. Il tutto in un contesto culturale che privilegia, oltre che l’efficienza, anche la meritocrazia. È giusto che le sorti del mondo siano affidate ai più «bravi».
Tutto questo però trascurando un problema.
Cosa succederà nel giro di pochi anni? Se sei nato in una famiglia (non necessariamente benestante) che ti ha sostenuto, ha sollecitato giuste motivazioni e alimentato le tue aspirazioni; hai trovato insegnanti-mentori che hanno guidato la tua formazione con saggia lungimiranza, hai frequentato scuole dove hai imparato ad imparare, allora completerai gli studi giusti nella prospettiva di un lavoro qualificante, ed è molto probabile che ti ritroverai adulto in una posizione sociale appagante, oltre che dignitosa. Se invece non trovi queste condizioni iniziali favorevoli, e magari ti sei trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, la tua vita potrebbe evolvere in modo assai peggiore, ritrovandoti ben presto nella parte bassa della piramide sociale, senza per te un vero motivo per impegnarti a vivere con dignità. La vita è (matematicamente) «caotica»: bastano piccole differenze di partenza, e le vite conseguenti possono essere totalmente diverse.
Secondo stime statistiche, anche interpretando le tendenze attuali, questa parte bassa della società si sta allargando, e in futuro potrebbe coinvolgere i due terzi della popolazione; anche nelle democrazie avanzate, sostenute da welfare state solidi e ben articolati. La sanità -importantissima - non può essere l’unico settore d’intervento.
In questi anni abbiamo discusso molto della sostenibilità, giustamente riferita all’ambiente. Forse abbiamo trascurato che in verità al centro dello stesso ambiente ci siamo noi, le persone, soprattutto i nostri giovani.

© Riproduzione riservata

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