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POLESINE ZIBELLO

Dal peculato alla truffa, l'ex sindaco Censi rinviato a giudizio. Ma sette assolti

Dal peculato alla truffa, l'ex sindaco Censi rinviato a giudizio. Ma sette assolti

13 Gennaio 2022,03:01

Polesine Zibello A processo con (quasi) l'intero carico di accuse. L'ex sindaco Andrea Censi, recordman di preferenze prima di finire nella polvere, è stato rinviato a giudizio insieme all'ex segretario generale Giovanni De Feo, all'ex vice segretario Giancarlo Alviani Sorenti Merendi e agli imprenditori Simone Michelotti e Gianpietro Usberti. Tutti assolti, invece, gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato: Elisabetta Civetta, tuttora responsabile della Ragioneria del Comune, l'ex vicesindaco e consigliere di minoranza Giuseppe Galli, l'ex comandante della polizia municipale Gianluca Rossetti, Umberto Censi, Angelo Guatelli, Paolo Manfredi e l'architetto Luca Boccacci. Il gup Sara Micucci ha «cancellato» le accuse per tutti con formula piena: Elisabetta Civetta, Galli, Umberto Censi, Guatelli, Manfredi e Boccacci «per non aver commesso il fatto», mentre Rossetti perché «il fatto non sussiste».

Sotto accusa restano l'ex sindaco (assolto dal reato di peculato in concorso con Rossetti) e i suoi collaboratori più stretti, se si escludono le figure dei due imprenditori Michelotti e Usberti. Censi aveva anche provato a uscire di scena nelle scorse settimane chiudendo i suoi conti con un patteggiamento a 2 anni e pena sospesa, ma il pm Emanuela Podda ha detto no. «Aveva messo a disposizione anche alcuni immobili per il risarcimento del danno, ma la procura ha ritenuto di non accettare», spiega il difensore Sergio Andrea Ghiretti.

Popolare e amato, Censi. Almeno fino al, quando era finito nei guai per droga nel 2009, ma nel 2013 era stato assolto perché il giudice gli aveva riconosciuto l'«uso di gruppo». Nel 2018, però, i riflettori si accendono sulla sua gestione amministrativa. E finisce ai domiciliari per quattro mesi con un castello di accuse. La Fiat Punto del Comune usata per andare a prendere la cocaina. Favori agli amici e soldi da spartirsi, ma anche decine di delibere comunali taroccate. C'è questo e molto altro nei 24 capi d'imputazione contestati, tra cui peculato, corruzione, truffa e falso.

Secondo l'accusa, Censi avrebbe usato spesso i mezzi del Comune, compreso il taxi sociale, per i propri spostamenti personali. Ma anche l'ex segretario comunale De Feo avrebbe gonfiato i rimborsi spese per i propri viaggi. Tra le accuse per l'ex vice segretario Alviani Sorenti Merendi, oltre a quelle di peculato e falsità ideologica, anche il fatto di essere stato assunto, grazie alla complicità del sindaco, oltre che di De Feo, (Galli e Civetta sono stati assolti), come «funzionario direttivo» creando un concorso fatto su misura.

Ma Censi aveva anche una serie di debiti. Problemi personali, se non fosse che - secondo l'accusa - li avrebbe in parte risolti con denaro del Comune facendo allo stesso tempo favori ad alcuni amici. Nel 2015, in particolare, quando era sindaco di Zibello, avrebbe ricevuto un prestito di circa 3.000 euro dall'imprenditore Michelotti. Solidarietà tra amici. Ma per restituire i soldi, il sindaco gli avrebbe dato l'incarico per l'installazione delle luminarie di Natale senza alcun atto formale amministrativo.

Analogamente, Censi avrebbe incaricato un altro imprenditore di installare l'impianto elettrico per il November Porc. Totale della fattura: 4.636 euro. L'operazione non si chiude, ma poco dopo - quando va in porto la fusione tra Zibello e Polesine - il sindaco si rivolge all'Associazione servizi alle chiese dei santi Gervasio e Protasio. E' la mossa vincente. Verrebbe infatti preparata una falsa rendicontazione delle spese. E pochi giorni dopo partono i bonifici per i due imprenditori. Un'operazione che ha fatto scattare per Censi, Michelotti e Usberti il rinvio a giudizio per truffa aggravata e falsità ideologica, mentre Umberto Censi e Guatelli sono stati assolti.

E' la triangolazione «perfetta» per fare uscire soldi pubblici: questo il sistema che sarebbe stato utilizzato da Censi per saldare i conti dopo altri lavori pubblici. Ma con i reati di truffa aggravata e falso nulla avrebbero a che vedere Boccacci e Manfredi, che sono stati assolti, mentre le accuse sono rimaste per l'ex sindaco e per De Feo.

Si parte il 29 giugno. Ci saranno anche le parti civili: il Comune rappresentato dall'avvocato Paolo Moretti e una dipendente assistita da Paolo Paglia. Riflettori puntati solo sui cinque imputati rimasti.

Georgia Azzali

© Riproduzione riservata

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