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Lettera al direttore

L'arte di arrangiarsi (anche a scuola)

Il dibattito sul nuovo stadio

di Egidio Pasquali

14 Gennaio 2022,12:33

Gentile direttore,
la tradizione italica di dover ricorrere a «l’arte di arrangiarsi» si evidenzia nel tempo, con modalità e sequenze, a volte del tutto originali e improvvisate a volte all’insegna di agire secondo il motto «di necessità virtù».
La storia insegna che in caso di dover ricercare manodopera più’ o meno qualificata ci si possa rivolgere ad agenzie o organismi deputati a tale scopo. Se si tratta di reclutamento di figure professionali in settori produttivi di carattere tecnico-commerciale artigianale ecc. si possono attuare criteri definiti con griglie di valutazione ampie e discrezionali. Condizioni di reclutamento da trattare con opportuni accorgimenti, invece, occorre ricercarla con la massima cura quando si parla di soggetti dedicati ad attività rivolte alla persona (accudimento disabili anziani-bimbi piccoli, conduzione di veicoli con passeggeri, assistenza sanitaria, formazione, scuola ecc..).


Vorrei soffermarmi nello specifico sul caso dell’annuncio di ricerca docenti matematici da parte del dirigente di un liceo di parma, nulla osta che tale metodo possa adottarsi in situazione emergenziale, derivante da carenza di aspiranti, esaurimento degli elenchi di graduatorie specificatamente composte dagli uffici scolastici; ciò che mi duole sottolineare, prescindendo dallo specifico caso, è costituito dall’endemica superficiale e disinvolta procedura di reclutamento delle figure docenti nelle scuole italiane.
Per non essere frainteso preciso che oltre le competenze settoriali sicuramente accertabili, ritengo di sottolineare che taluni elementi non sempre vengono presi in seria considerazione nelle fasi di selezione questo personale sul piano metodologico, pedagogico, psicoattitudinale e delle capacità di comunicazione di concetti e contenuti, non ultimo la conoscenza dei modelli dialogici e di paziente ricerca dei canoni di conduzione dei rapporti interpersonali soprattutto con soggetti in fase di crescita.
Il rapporto studente insegnante deve costituirsi in modo chiaro e inequivocabile sul piano di modelli improntati all’imparzialità, la leale collaborazione, la stima reciproca, l’autorevolezza del “maestro” e il rispetto del “discente” l’attenzione consapevole delle situazioni personali, la delicatezza degli interventi, la proprietà dei linguaggi, l’esempio delle corrette prassi. Tutto quanto enucleato deve connettersi inevitabilmente ed armonicamente con le condizioni di conoscenza e sviluppo di competenza del corpo insegnante.


Purtroppo ancor oggi non sono stati completamente attivati percorsi idonei a definire compiutamente la professionalità docente. Certamente qualche passo avanti si è timidamente compiuto (scuole universitarie di specializzazione, lauree magistrali, percorsi abilitanti più o meno condivisibili…) ma non ancora pienamente consono a ridefinire canoni professionali, carriere e ruolo docente che non debba considerarsi marginale sia in termini di scelta occupazionale che di assegnazione di adeguati riconoscimenti economici dignitosi. Alla Politica in primis e al Dicastero competente dovrebbero interessare maggiorente azioni utili a sancire e determinare procedure di reclutamento efficaci e specifiche per ottenere un’autentica “Buona Scuola” e “ottimi Maestri”. Le giovani generazioni (già demograficamente in calo vistoso...) meritano la massima cura ed attenzione sul piano socio culturale ed educativo in modo da poter costruire una società futura all’insegna del «benessere» in termini di condizioni di vita e di cultura diffusa.
Piacenza, 10 gennaio

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