×
×
☰ MENU

L'INTERVISTA

L'infettivologo Calzetti: «Richiami necessari anche in futuro"

"La maggiore circolazione del virus dipende dai no vax"

L'infettivologo Calzetti: «Richiami necessari anche in futuro"

di Mara Varoli

15 Gennaio 2022,03:01

«Cosa mi preoccupa? La scarsa consapevolezza delle persone». L'infettivologo Carlo Calzetti dell’Unità operativa di Malattie infettive ed epatologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma come i colleghi del Maggiore è tornato in prima linea: «Omicron è molto diffusiva e visti i numeri dei ricoveri diventa grave di per sé - continua Calzetti -. Per cui, siamo tutti sconcertati dal numero di individui non ancora vaccinati che arrivano all'ospedale: soprattutto stupisce la fascia d'età tra i 40 e i 60 anni non protetta e completamente inconsapevole dei rischi a cui va incontro e dei problemi che causa a tutta la comunità».

Quanto è efficace la terza dose contro la variante Omicron?

«Basandosi sui dati epidemiologici la terza dose protegge bene contro la malattia grave, oltre il 90%, e dalla malattia sintomatica oltre il 70% - risponde l'infettivologo -. Secondo infatti l'analisi eseguita dalla Regione Emilia Romagna a metà dicembre, quando la variante Omicron non era così diffusa, si era calcolato che i ricoveri erano 2,5/10 mila soggetti con la seconda dose, e 1,1/10 mila con la terza dose, mentre era 12/10 mila per i non vaccinati. Alla fine di dicembre pur con il diffondersi di Omicron la Società italiana di epidemiologia ha poi calcolato che con la terza dose ci si protegge dalla malattia sintomatica per il 71% dei casi e dalla malattia severa per il 94% dei casi. Dati sovrapponibili a quelli eseguiti da singoli studi».

Attualmente al Maggiore ci sono persone ricoverate con la terza dose?

«Nel reparto degli Infettivi finora abbiamo ricoverato solamente una persona che ha ricevuto la terza dose ma che presenta altre gravi patologie. In terapia intensiva non mi risulta ci siano persone vaccinate con tre dosi».

Pfizer ha annunciato che a marzo sarà pronto un nuovo vaccino contro la variante Omicron. Ci avviciniamo alla quarta dose?

«Presumo di sì. Dobbiamo pensare che in futuro i richiami saranno necessari. Così come sarà necessario prestare attenzione alle precauzioni per ancora molto tempo: lavaggio delle mani, uso della mascherina e distanziamento».

Molte famiglie sono ancora titubanti a far vaccinare i propri figli più piccoli. Perché è importante vaccinare anche loro? E quali rischi corrono effettivamente?

«Secondo i dati che abbiamo a disposizione, i benefici del vaccino nei bambini superano di gran lunga i possibili rischi. Senza dimenticare che proprio sui più piccoli si cominciano a vedere problematiche causate dal virus che possono persistere a lungo nel tempo, così come dimostrano gli studi sul Long Covid. Per cui è importante proteggere i nostri figli».

Il vaccino Novavax, più tradizionale, può avvicinare i no vax?

«Come ha annunciato il generale Figliuolo il vaccino Novavax dovrebbe arrivare a febbraio. Ed è possibile che possa convincere chi non si è ancora vaccinato a farlo, ma ci saranno sempre i più scettici, convinti della pericolosità anche di questo nuovo vaccino. Il vaccino Novavax non è basato sulla tecnica a mRNA, ma su proteine della Spike che sono prodotte da un DNA ottenuto mediante ricombinazione, cioè un processo di sintesi che avviene in laboratorio. Per risultare efficaci queste proteine devono essere legate ad un veicolo/adiuvante, la Saponina, che deriva da un albero che si trova in Cile. Se con Novavax più persone si convinceranno a vaccinarsi saremo tutti più contenti e sicuri, ma temo che qualche "illuminato" troverà su qualche sito internet motivi per dubitare della sicurezza di questo vaccino».

Quindi anche lei è convinto che la maggiore diffusione del Covid è causata anche da chi non è protetto?

«E' evidente che la maggiore circolazione del virus è legata alla presenza dei non vaccinati. E' accertato dalla maggior parte delle ricerche che chi è vaccinato una volta contagiato ha cariche virali minori nelle vie aeree e per minor tempo, e quindi è un minor diffusore».

Anche chi è vaccinato però ha degli obblighi: prima di tutto rispettare le misure protettive. Giusto?

«Senza dubbio. Anche chi ha ricevuto la terza dose deve rispettare le regole: indossare sempre la mascherina, lavarsi le mani e tenere il distanziamento. Soprattutto bisogna farlo per tutelare le persone fragili: i nostri anziani prima di tutto».

I nuovi farmaci anti Covid per che tipo di pazienti sono indicati?

«I due nuovi farmaci antivirali sono il Molnupiravir e il Paxlovid che impediscono la replicazione del virus con meccanismi diversi. Sono pillole che vanno assunte entro i primi cinque giorni dalla comparsa dei sintomi e vengono date a pazienti per i quali si teme una grave evoluzione della malattia. In particolare si usano per i pazienti fragili. Da dati preliminari l'efficacia del Molnupiravir è del 50% sull'evoluzione grave della malattia e quindi sull'ospedalizzazione, mentre l'efficacia del Paxlovid arriva all'80%».

E' possibile che i nuovi antivirali entrino in competizione con gli anticorpi monoclonali?

«I meccanismi con cui agiscono gli antivirali e i monoclonali sono diversi. Gli anticorpi monoclonali vengono direttamente iniettati nel corpo entro 10 giorni dalla comparsa dei sintomi a persone che non hanno anticorpi per combattere il virus, e costituiscono una immunizzazione passiva (a differenza della vaccinazione che è una immunizzazione attiva, cioè stimola il soggetto a produrre esso stesso gli anticorpi contro il virus). Gli ultimi usciti hanno dimostrato di essere efficaci anche contro la variante Omicron. E' bene ricordare che anche gli anticorpi monoclonali vengono dati soprattutto alle persone a rischio e come gli antivirali non vengono utilizzati a tappeto».

Esiste il rischio che le nuove opportunità di cura scoraggino il ricorso ai vaccini?

«No. Bisogna tenere ben presente che una cosa è la cura e un'altra è la prevenzione, che serve ad abbattere la circolazione del virus e ad evitare l'evoluzione della malattia grave. E' quindi necessario avere entrambi gli strumenti, i farmaci e i vaccini, e gli uni non escludono gli altri».

Cosa si può dire di Deltacron, la nuova variante segnalata dai ricercatori ciprioti?

«Per il momento non è stato pubblicato nulla sul Deltacron. La tesi è che potrebbe essere un errore di laboratorio. Teoricamente questo virus quando entra in un organismo muta e può ricombinarsi con altri virus. L'ipotesi di Deltacron è che le qualità della variante Delta si siano combinate con le qualità della variante Omicron. Ma al momento la tesi è improbabile».

Secondo lei come dicono altri esperti con Omicron riusciremo a raggiungere l'immunità di gregge in primavera?

«Non si può escludere che prima o poi la nostra specie raggiungerà un equilibrio con Sars Cov 2, ma non la definirei immunità di gregge perché rimarranno sempre individui a rischio di evoluzione grave dell’infezione. Soprattutto penso che il pensare che ciò avvenga entro la primavera mi pare prematuro».

Al di là delle previsioni, è l'emergenza ad essere assolutamente reale. Una nuova stagione in cui medici e infermieri lavorano no stop per salvare le persone da questo terribile virus. E i ricoveri da Covid 19 tolgono spazio a pazienti di diverse patologie. Su questo deve riflettere anche chi non si è vaccinato: «Se ci sono loro, non c'è posto per altri», conclude Carlo Calzetti.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 1
  • marcuse2000

    15 Gennaio 2022 - 20:24

    Col gatto in tedesco faccio la quarta: Calzetti, ci dica. Nel'19 in Italia quanti furono i defunti? E quanti, mi perdoni il quesito lugubre, la mortalità nel '20 e nel 21? La differenza - pleonastico - è addebitabile al covid. Volete ragguagliarci su questa differenza o no? La matematica non è un'opinione e lo stato civile in Italia (delegato ai sindaci) pare abbastanza attendibile ... Date i numeri.

    Rispondi

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI