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Lutto

Franco Orlandini, sportivo vero

Orlandini, sportivo vero

di Lorenzo Sartorio

15 Gennaio 2022,03:01

Non solo era un «pramzàn dal sas s’cètt e simpàtich», ma fu anche un atleta per avere giocato a calcio come portiere nelle file delle giovanili del Parma e, in seguito, di altre squadre. Franco Orlandini è deceduto nei giorni scorsi all’età di 92 anni. Ne avrebbe compiuto 93 il prossimo marzo.

Nato nella Parma popolare e barricadiera, in «bórgh dal Navìlli», figlio di Lino, «casonér», e di Ines, operaia, siccome da piccolo aveva un carattere un po’ ribelle e, nemmeno i severi maestri di allora erano riusciti a domarlo, fu messo in un collegio per orfani, ubicato in via Rondani, anche in relazione alla prematura morte del padre. Esordì nel mondo del lavoro giovanissimo facendo il garzone allo zio imbianchino per poi essere assunto come verniciatore alle «Pompe Robuschi» con stabilimento, a quei tempi, in via Bixio, per restarci una vita. Carattere solare, ottimista, battuta sempre pronta, spirito libero, uomo di sport, oltre il calcio, praticò il tennis fino ad età avanzata giocando sui campi di Vigatto e della Raquette, grazie ad un fisico possente proprio come quello del suo fraterno amico Berto Michelotti che emulò, non solo come portiere, ma anche come arbitro. Oltre allo sport (era tifosissimo del «suo» Parma ed ammiratore di Gigi Buffon), Franco, da buon parmigiano, era anche un assiduo loggionista, vicino di banco, in «piccionaia», del mitico «Gigètt» Mistrali. Amava tantissimo Parma, Franco, ed era affezionatissimo al suo quartiere, il «Montanara», dove risiedeva da una vita e dov’era conosciuto ed amato da tutti, proprio in virtù del suo modo di porsi sempre disponibile, simpatico ed aperto.

Di Orlandini, serba un bellissimo ricordo il vicino di casa Alessandro Fino. «Franco, uomo d’altri tempi e non solo, era una persona vera, che praticò lo sport negli anni più difficili del secolo scorso, gli anni delle guerre e del post secondo conflitto - lo ricorda -. Mi ha sempre detto di aver fatto sport sin dai tempi che era collegiale. Cresciuto nella Parma antica e popolare, ha vissuto, sin da adolescente, anche i bombardamenti e le difficoltà come in tante famiglie. Ma, grazie agli insegnamenti materni e paterni, è sempre stato forte, ottimista nonostante le difficoltà della vita. Fu combattente della libertà durante la Resistenza per aiutare la gente».

Rimasto vedovo nel 2014 della moglie Anna, dapprima operaia alla Bormioli e poi titolare di un colorificio in via Montebello, ogni giorno, «pjóva, néva, tempésta», saliva in sella alla sua bici o sull’autobus per recarsi in Piazza per il rituale caffè al bar San Pietro con gli amici. Era anche molto legato alla famiglia: alla figlia Giovanna, al genero Claudio ed alla nipote Giulia.

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