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Editoriale

La sfida di Berlusconi e i nuovi scenari

silvio berlusconi

di Domenico Cacopardo

16 Gennaio 2022,13:30

Il centro-destra con l’incontro conviviale di venerdì (Villa Grande, già di Zeffirelli, residenza romana di Silvio Berlusconi nella via Appia), ha imposto -come atteso dagli specialisti- una torsione nella «corsa» per il Quirinale: sì alla candidatura del cavaliere, con la condizione che egli proceda a una verifica delle concrete possibilità di raggiungere alla quarta votazione la metà più uno dei voti del collegio elettorale. Oggi, Berlusconi può contare su 408 grandi elettori cui si possono aggiungere una quarantina di voti di centro. 448 voti circa. Il centro- sinistra su 401 voti che, con i “piccoli” di area potrebbero arrivare a 420.

La maggioranza (dalla quarta votazione) dei grandi elettori (1009 che in questo momento sono 1007 in attesa che in settimana sia ratificata l’elezione di un senatore, già avvenuta, e di un deputato il cui nome si conoscerà lunedì) è di 505 voti. Teoricamente, Silvio Berlusconi, procedendo con la solita spregiudicatezza, potrebbe tentare la conquista dei 57 voti mancanti. Ma dovrebbe trovarne di più, considerando i possibili e fisiologici «franchi tiratori».
La strada, quindi, per l’elezione del cavaliere non è spianata, anzi presenta un ulteriore rischio che ne compromette l’attuazione. C’è, infatti, un collegamento tra modalità e risultato dell’elezione e futuro del governo.

È l’aspetto più inquietante per il vastissimo gruppo di elettori costituito da coloro che intendono conseguire a tutti i costi il proseguimento della legislatura sino al suo fisiologico spirare nel 2023: eletto Berlusconi si aprirebbe, inevitabilmente, la questione della sopravvivenza del governo. E non basteranno eventuali dichiarazioni formalmente (ma non sostanzialmente) impegnative. Il Pd e i suoi alleati hanno in mano solo questo argomento forte: se passasse Berlusconi apriremmo la crisi.Per questa semplice e risolutiva constatazione la mossa di venerdì perde ogni significato strategico per assumerne uno tattico. Cioè far sì che, tramite Berlusconi, il centro-destra divenga il «king-maker» di un prossimo presidente della Repubblica eletto con i suoi voti (forse senza Fratelli d’Italia), quelli di centro e quelli di sinistra. Insomma, Mario Draghi (che aprirebbe la questione di un nuovo premier) o, meglio, Sergio Mattarella bis.

Attenzione, Mattarella è troppo uomo dello Stato e della Repubblica per respingere un’elezione che stabilirebbe una salutare tregua nella competizione politica, rinviando tutto a dopo le elezioni politiche del 2023. Lo stesso Pier Ferdinando Casini, che ha ancora chanches interessanti, posto come candidato del centro-destra rischia di non ottenere il voto degli altri schieramenti e di essere considerato candidato di rottura del quadro politico.

Naturalmente, queste considerazioni razionali possono essere smentite fra 1 minuto, giacché è vero che la politica è una scienza esatta di natura geografica, ma è anche vero che la politica italiana è condotta da leader che sembrano amanti più del gioco della «zecchinetta» che dello scopone scientifico.
La prossima settimana -con relativa manfrina- potrà dirci qualcosa di più.

www.cacopardo.it

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