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IL RICORDO

Boninsegna: «Al fianco di Alberto nell'inferno dello stadio Olimpico»

Boninsegna: «Al fianco di Alberto nell'inferno dello stadio Olimpico»

di Giuseppe Milano

19 Gennaio 2022,03:01

«È stato, assieme a Lo Bello e Casarin, l'arbitro che ha caratterizzato la mia carriera, ma Alberto è stato soprattutto un grande amico. Quante volte ci siamo visti nella mia Mantova e quante volte ci siamo incontrati anche a Parma. Mi ricordo l'ultima volta: che risate assieme al vostro vescovo, che è un mio grande amico interista». Si commuove e allo stesso tempo ride Roberto Boninsegna pensando a Michelotti. «Normale sia così! Ne abbiamo fatte tante in campo» spiega Bonimba. Anche perché, aggiunge, «ci univa una grande stima reciproca. Ci davamo sempre del tu, ma guai a non rispettare i reciproci ruoli». Come avvenne quella volta che, ricorda l'ex bomber di Inter e Juventus, «Alberto non era davvero in formissima ed aveva fatto un paio di errori. Mi sono avvicinato e gli ho detto: “Alberto non è giornata eh...” Lui fece finta di niente, ma poi, quando gli fui ancora a tiro, nel vostro dialetto mi esclamò: “Stai attento che può essere peggio la tua. Ti sbatto fuori”. Mi misi a ridere, ma arrivò chiaro il concetto. Lui dialogava così in campo, non aveva bisogno dei cartellini per tenere in pugno una gara».

Ma il ricordo più vivo di Roberto Boninsegna è quello legato al famoso Roma-Inter del 17 dicembre del 1972. «Avevo segnato su rigore il primo gol ed eravamo sull'1-1. Alberto a due minuti dalla fine fischia un rigore a nostro favore ed esplode lo stadio Olimpico. Vado comunque sul dischetto e segno l'1-2. Una volta a centrocampo però mi sono riavvicinato a lui e gli ho detto: “Alberto fischia la fine che sennò questi ci ammazzano”. “Sono solo tre imbecilli” è stata la sua risposta e, in quel momento, siamo stati travolti da una folla di tifosi inferociti». I supporter della Roma cercarono di aggredire tutti i giocatori dell'Inter, ma soprattutto «si avventarono su Alberto che, come noi, rispose a calci e pugni per farsi largo e riuscì a rifugiarsi negli spogliatoi». Attorno e dentro allo stadio gli scontri andarono avanti per ore. L'Inter di Boninsegna fu scortata a Fiumicino dove partì per Milano, Michelotti invece restò barricato nello stadio sino a tarda sera quando riuscì a fuggire da una porta laterale dell'Olimpico e lasciare Roma senza passare per l'autostrada presidiata dai tifosi giallorossi. Ma della fuga si seppe solo all'alba quando l'arbitro avvertì la moglie una volta sano e salvo a Firenze. Sul momento invece nessuno ebbe più notizie, tanto che la Gazzetta di Parma del giorno dopo dedicò ampio spazio non solo a quanto successe in campo ma proprio alla «scomparsa» di Michelotti e dei suoi assistenti che, a mezzanotte, ora di chiusura dell'edizione, «non erano ancora tornati né si erano fatti vivi telefonicamente».

«Ed io per colpa di quel casino persi due gol d'oro per la classifica cannonieri - commenta ora ironicamente Roberto Boninsegna - Ad Alberto lo avevo detto di fischiare la fine, ormai l'avevo capito che avrebbero invaso e quindi dato la vittoria a tavolino a noi. Ma senza i miei gol! Ed un attaccante quando gli tolgono due reti, per di più fuori casa, è come se gli staccassero due molari».

Ma per «l'Alberto questo è altro», ora torna a commuoversi Bonimba. «Era l'arbitro che volevo sempre quando giocavo fuori casa perché sapevo che quello che vedeva fischiava. Non aveva paura di nulla. Era vero, genuino, diretto. Non potevi non volergli bene. Anche se, caro Alberto, mi hai fatto togliere quei due gol...»

© Riproduzione riservata

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