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«Zucchero», quel giovane crivellato di colpi

«Zucchero», quel giovane crivellato di colpi

19 Gennaio 2022,03:01

Fornovo In una valigia, il riassunto di una vita. Quella di un partigiano, di un giovane, di un credente. E’ la valigia di Dermide Reggiani, nome di battaglia «Zucchero» ucciso a Specchio durante i combattimenti del gennaio 1945. A ritrovarla in solaio, a Piantonia, la nipote Maria Grazia che ha ripercorso, documento dopo documento, foto, ritagli di giornale, quaderni di scuola e pagine di diario, la vita dello zio: una storia famigliare e come tale da custodire con attenzione, ma anche una pagina di storia comune a tanti giovani del tempo che scelsero di andare in montagna e difendere i loro principi. La libertà, su tutti.

Tra i documenti, la pagina del giornale «L’eco del lavoro» che riporta la notizia della morte di Dermide. «Sulla vetta di Specchio ammantata di neve i partigiani della intrepida 31ª Brigata attendevano a piè fermo che la furia tedesca e fascista si scatenasse. Altri reparti erano già stati travolti ma contro il distaccamento Gainotti e il reparto cannonieri, il nemico dovette marcare il passo per tre giorni. Furono tre giorni di accanita testarda difesa in cui rifulse per slancio generosità il diciannovenne Zucchero. Poi, quando ogni eroismo fu vano contro il prepondere dei nazifascisti, una raffica rabbiosa lo colpì al petto. Era il 9 gennaio 1945, lo trovarono più tardi supino sulla bianca distesa, con il viso e il corpo crivellato dalle pallottole. I suoi compagni di lotta, rievocano la sua figura di combattente il suo spirito, il suo coraggio e i compagni del paese natìo che alla sua memoria hanno intitolato la loro cellula, fanno voti che la lotta per cui Zucchero ha sacrificato la sua giovinezza sia condotta fino alla meta, per la rinascita del Popolo e della patria. E si ispirano al suo esempio: l’esempio di uno dei migliori giovani della nostra terra».

Solo una settimana prima di cadere sotto i colpi di fucile, il primo di gennaio, Dermide aveva scritto una lettera ai suoi genitori: parole piene di amore, di nostalgia e di speranza. «Carissimi genitori - si legge nella pagina ingiallita - vi scrivo queste poche righe per dirvi che mi trovo in ottima salute come spero di voi tutti. Vi dirò pure che ho passato le feste natalizie benissimo e che non mi credevo così bene. Nessuno ha potuto recarsi presso i familiari ma tutti in compagnia abbiamo passato giorni felici bevendo, mangiando e cantando per dimenticare ogni pensiero di nostalgia».

Insieme ai quaderni di scuola, densi di propaganda fascista, e ai verbali delle assemblee in parrocchia, in quanto segretario dell’associazione cattolica locale, nella valigia è conservato anche un quadernetto che contiene pagine di un diario intitolate «Diario e peripezie di Reggiani Dermide», del 1944: il racconto della partenza da casa verso la montagna, in val Ceno, verso Vianino quindi Varsi, il Monte Barigazzo gli incontri con le staffette, con i nuovi compagni di avventura e quindi il trasferimento a Bardi che così racconta. «Un giorno arriva uno da Bardi a cercare uno che era capace di scrivere a macchina. Allora io mi offrii e dopo un giorno o due mi traslocai a Bardi per eseguire il mio compito predestinato, un po’ dispiaciuto perché dovevo lasciare i miei compagni, ma pensai che me ne sarei fatti degli altri, così potevo contribuire più presto per una causa che a tutti noi fremeva nel sangue puro e forte di Partigiano, quello dell’«Italia Libera» dallo straniero e dal Fascismo traditore».

Do.C.

© Riproduzione riservata

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