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Tragedia sulla Massese

«C'ero anch'io su quell'auto. Sono salva per miracolo»

«C'ero anch'io su quell'auto. Sono salva per miracolo»

di Mara Varoli

20 Gennaio 2022,03:01

Sabato c'era anche Mary in macchina. E quando è accaduta la tragedia sulla Massese, era appena rientrata in casa. A Torrechiara: «Dovevo andare anch'io con loro a Pilastro, ma ero stanca - confessa Mary -. Quando ho capito cosa era successo, ho cominciato a tremare».

Si può dire: sopravvissuta alla tragedia per una manciata di minuti, Mary ha dentro quella sera, che non dimenticherà più. Solo il pensiero è incredibile, ma non dice mai di essere salva per miracolo. Soprattutto vuole una cosa e ricordare la sua amica del cuore: Martina Karakach, morta nel terribile incidente con Renat e Joseph. Diciassette anni, Martina studiava Scienze umane al Vittorio Alfieri e viveva con la mamma e i nonni a Pilastro: «Martina era bella. Di una bellezza espressiva - ricorda Mary -. Amava tanto stare con il suo gatto Macchia e il suo cane Luna. Le piaceva prendersi cura di se stessa. E se non era come voleva lei non usciva nemmeno. Era bravissima con il trucco: aveva imparato da sola e mi truccava sempre».

Mary e Martina si erano conosciute in una sera di fine luglio del 2019: «Ero andata a Pilastro in bici - continua Mary - e quando ho conosciuto Martina ho capito che doveva diventare assolutamente una mia amica: una ragazza che per me rappresentava tutto. Mia madre continuava a chiamarmi quella sera, ma io volevo stare con lei e non volevo tornare a casa. In questi anni ne abbiamo fatto tante insieme. Dicevamo sempre: "Le nostre gabole le ricorderemo per sempre". E così sarà. Anche perché non essendo fidanzate eravamo sempre e solo noi due. Martina aveva davvero tanti amici, proprio come Joseph: a Langhirano tutti le volevano bene. Renat invece lo conoscevamo da due anni. Era un ragazzo felice ed era bravo. Con Joseph era bellissimo parlare. Anche lui era molto bello e ti metteva subito a tuo agio».

«Io abito a Torrechiara e la sera della tragedia eravamo insieme - continua Mary -. Al pomeriggio Martina mi aveva scritto un messaggio: "Amo, oggi viene Renat a Pilastro. Facciamo un giro". Io ero già lì, per cui sono salita in macchina con loro. E c'era anche Joseph: erano le 16,30. Siamo andati a Langhirano per prendere un aperitivo al Dolce Sale: un Hugo. Martina era felicissima: in realtà non vedeva l'ora di tornare a casa per mangiare il suo piatto preferito: il sushi. Così alle 18,30 siamo venuti via dal bar e Renat, Joseph e Martina mi hanno portato a casa». Dopo due minuti, la tragedia: «La mamma di Martina mi ha telefonato subito perché era preoccupata - ricorda ancora Mary -. Così io le ho scritto un messaggio: "Martina perché non rispondi mai?". Poi ho visto l'incidente e ho iniziato a tremare».

Le ambulanze, i vigili del fuoco, le forze dell'ordine: là in quell'incrocio maledetto tra la Massese e strada Badia. Non si può nemmeno immaginare cosa ha provato l'amica del cuore: «L'ultima cosa che mi ha chiesto Martina? - chiede Mary con un lungo sospiro - Se andavo anch'io a Pilastro. Ma quella sera ho preferito andare a casa: ero molto stanca, la notte prima non avevo dormito. Così ci siamo date un bacio e ci siamo dette: "Ciao Amo"».

Amo come amore, «perché Martina era l'unica amica che riusciva a darmi l'affetto che volevo io - chiude Mary -. La nostra canzone preferita? La mia ragazza è Gangsta di Guè Pequeno». Solo perché Martina profumava sempre. E quando usciva, era sempre impeccabile. Bellissima, come voleva lei: «Di Martina mi restano soltanto gli occhiali da sole che mi ha dato poco prima dell'incidente. E il suo bracciale», così Mary la terrà con sé. È questa la forza dell'amicizia, che alla fine diventa familiare: «Perché Martina, Joseph e Renat vivono dentro noi».

Mara Varoli

© Riproduzione riservata

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