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MISURE ANTI COVID

Il Green pass per edicole e tabaccherie fa discutere

Il Green pass per edicole e tabaccherie fa discutere

di Giovanna Pavesi

23 Gennaio 2022,03:01

«Si impiega più tempo a controllare il Green pass che a servire la clientela: se qui non lavorassimo in due, dovremmo mettere una persona in più all’ingresso per le verifiche. È una misura illogica, ma la accettiamo e troveremo una soluzione». Camillo Conte gestisce una tabaccheria che porta il suo nome, in via Trento, e ritiene che l’introduzione del Green pass base per entrare in un esercizio come il suo, oltre che nelle edicole al chiuso e nelle librerie, non sia una scelta del tutto ragionevole, soprattutto per le difficoltà nei controlli. Hanno lo stesso parere anche Fabio Fantuzzi e Stefano Tagliavini, della Tabaccheria 57, in via Savani. «Il problema non è la certificazione di per sé, ma il controllo, di cui dobbiamo ancora capire le effettive modalità e le responsabilità – spiegano i due soci -. Se la verifica dovesse essere a tappeto risulterebbe impensabile, perché anche se ci fosse un sistema automatico all’ingresso, con il locale pieno di persone, sarebbe difficile sapere, con certezza, se tutti hanno passato davvero il pass sotto lo scanner e se noi stiamo servendo potrebbe complesso confermarlo». I due tabaccai, che non discutono il merito della norma anti-Covid, ritengono, però, sarebbe stato più utile «diversificare». «Forse si potrebbe ripensare l’obbligo dell’esibizione del Green pass in base alla motivazione per cui un cliente entra in tabaccheria, perché il tempo di permanenza è diverso se si compra un pacchetto di sigarette oppure se si resta più a lungo per giocare». I due titolari, avendo un negozio con due ingressi, avrebbero anche pensato di «dividere» la tabaccheria, magari aggiungendo un banco sulla porta, all’esterno, per rendere più agevoli gli acquisti rapidi, e facendo i controlli dall’altra parte.

Valeria Terzi è la madre di Francesca Carrara, titolare di Edicolè, che vende giornali all’Eurosia: non essendo il suo un chiosco all’aperto ai suoi clienti dovrà chiedere la certificazione base. «Troviamo questa scelta molto irrazionale, anche perché noi siamo stati aperti per tutto il periodo del lockdown: ho ancora la speranza che ci ripensino o che ragionino su un controllo a campione, sicuramente più ragionevole di questo – spiega Terzi, che nel week end coadiuva la figlia -. Molte persone entrano già con i soldi in mano per il quotidiano ed escono, mentre la verifica del pass è un procedimento più lungo, che fa accumulare i clienti all’interno. Non è stata pensata molto bene».

«So già di aver perso alcuni clienti, perché le persone non vaccinate sono ancora tante e, dal primo febbraio, alcune di queste andranno a prendere il giornale nei chioschi all’aperto – aggiunge Isauro Brozzi, titolare della Cartoleria edicola Macondo, in via Carmignani -. Sono preoccupato della gestione dei circa 150 clienti che, quotidianamente, entrano in negozio: siamo in due e faremo il possibile».

Si registra un clima diverso nelle librerie, al momento le meno «allarmate». «Controllare il Green pass non ci crea problemi – conferma Pietro Pelizzoni, libraio de La Bancarella, in via Garibaldi -. Tanti clienti lo hanno e addirittura alcuni di loro lo mostrano già, una volta entrati». «Siamo tranquille: sarà necessario solo capire le modalità più efficaci di verificarlo, in modo che sia tutto il più fluido possibile – concludono Federica Bonzani e Irene Caftani della liberaria Mondadori dell’Eurotorri -. Ci eravamo già adattate con gli ingressi contingentati e non sarà così difficile questo. In fondo, non ci stanno chiedendo di mandare missili su Marte».

Giovanna Pavesi

© Riproduzione riservata

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