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Il virologo Pregliasco: «Vicini al picco»

«Omicron ci avvicina all'immunità di gregge»

«Omicron ci avvicina all'immunità di gregge»

di Monica Tiezzi

24 Gennaio 2022,03:01

Siamo vicini al picco di contagi, che stanno crescendo meno velocemente rispetto ai giorni scorsi. Ma con il Covid dovremo convivere per sempre, allentando necessariamente alcune misure e mettendo in conto che, già nell'autunno 2022, la situazione potrebbe nuovamente peggiorare.

Disegna uno scenario di lungo termine della pandemia il virologo Fabrizio Pregliasco, presidente nazionale Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze) e direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano. Mettendo in guardia che il Covid resterà «una delle tante minacce alla nostra salute», ma spiegando anche che ci sono gli strumenti per «governare» il fenomeno.

I contagi restano alti. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) a Parma oltre 1500 nuovi casi, con cinque morti. Quando vedremo un «raffreddamento» dei numeri?

«Siamo arrivati al picco, ma l'Rt è ancora oltre 1. Questa è la fase che viene definita plateau: rallenta la velocità di crescita dei contagi ma ancora non si abbassano i numeri. Se guardiamo alle nazioni dove Omicron è arrivata prima che da noi, come l'Inghilterra, notiamo che il calo è stato abbastanza rapido. Credo che le cose miglioreranno con l'arrivo della primavera, diciamo fra fine febbraio e marzo, quando cominceranno anche ad alzarsi le temperature».

La difficoltà di tracciare i contagi e di diagnosticarli ha portato nei giorni scorsi il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ad introdurre la validità dell'autotest per l'inizio e la fine della quarantena. Che ne pensa?

«Fermi restando tutti i limiti del tampone antigenico, che presenta un margine di errore del 30-40%, rispetto al molecolare, la misura introdotta da Bonaccini è una sperimentazione di una nuova normalità e convivenza con il virus. La situazione che stiamo vivendo non è sostenibile. Occorre una maggiore responsabilizzazione: con i tamponi fai-da-te, con l'autocontrollo, con l'uso delle mascherine. La prognosi del Covid migliorerà sempre più grazie ai nuovi farmaci, e poi c'è il vaccino. Anche se la mortalità del Covid resterà più alta di quella dell'influenza stagionale».

La variabilità del Covid sembra la più grande incognita per il futuro.

«È così. Questo virus è un barista disattento, che sbaglia la formulazione di un cocktail collaudato come il Negroni: non si replica con grande attenzione. Ma questo difetto è la sua forza, rispetto ad altri virus che hanno minore variabilità. Perché alla fine la nuova formulazione del Negroni diventa più appetibile della ricetta tradizionale e prende il sopravvento. In termini scientifici: alcune varianti (Alfa, Beta, Delta, Omicron) diventano dominanti. Ma paradossalmente, Omicron potrebbe aiutarci».

Perché?

«Perché è una variante molto contagiosa e ci sta avvicinando all'immunità di gregge. A primavera una grande quota della popolazione sarà stata investita dal virus e nell'autunno 2022 la popolazione esposta sarà inferiore».

Quindi non si prospetta uno scenario da quarta, quinta o sesta dose?

«I primi risultati da Israele, che è già avanti con la quarta dose, ci dicono che non si guadagna molto in protezione. Sappiamo che troppe somministrazioni ravvicinate non danno grandi risultati, e soprattutto non sono sostenibili».

Quindi cosa dobbiamo aspettarci per il 2022?

«La pandemia non finirà in modo secco. Andrà a digradare come le onde che si formano da un sasso gettato nell'acqua ferma. Dovremo convivere con il virus, forti di nuovi farmaci e di vaccini mirati come quello antinfluenzale, senza escludere che in autunno possa arrivare una nuova variante, non sappiamo se più o meno aggressiva di quelle attuali. Non ci si vaccinerà più ogni quattro-cinque mesi, e il vaccino anti-Covid sarà raccomandato, a inizio autunno, ai soggetti più fragili ed esposti. Cosa facevamo prima del Covid quando prendevamo l'influenza? A volte ingollavamo una tachipirina e andavamo comunque al lavoro. Eppure l'influenza fa circa 10 mila morti l'anno. Il Covid continuerà a rappresentare una quota di rischio nelle nostre vite, così come l'Hiv, malattia che registra sette nuovi contagi al giorno in Italia. O come il morbillo: un virus che, anche in tempi recenti, ha ripreso forza quando è venuta meno la consapevolezza dell'importanza dell'immunizzazione. Ma bisogna guardare al futuro con speranza: il coronavirus resterà una spina nel fianco, non più una terribile spada di Damocle».

Monica Tiezzi

© Riproduzione riservata

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