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Famija Pramzana, dialetto e solidarietà

Famija Pramzana, dialetto e solidarietà

di Antonio Bertoncini

25 Gennaio 2022,03:01

Brusa l’oliva, mamlón, bech ad fer, orción, babalán, manog da lüma, pongón, testón botol: sono solo alcuni dei 150 “stranomi”, incorniciati e illustrati, che accolgono chi entra alla Famija Pramzana, in Porta San Francesco, opera di Maurizio Landi. Sono una sorta di benvenuto nel regno della parmigianità rivolto a chiunque entra, per un burraco, una scala quaranta, o semplicemente per un caffè o una malvasia al banco.

I simboli non mancano neppure al piano nobile, quello dove si svolgono le attività culturali: il burattino Bargnocla fa da guardia ai ritratti di Verdi e Toscanini, e sopra la tavola dei relatori campeggia il ritratto di Pietro Barilla, opera di Proferio Grossi.

«Cultura, dialetto, solidarietà: sono questi i pilastri portanti della nostra associazione», chiarisce subito Claudio Cavazzini, bancario in pensione, figlio di sagrestano e parmigiano del sasso, che guida la Famija dal 2017. La Famija, aderente al Csi, conta oggi 300 soci, «diminuiti rispetto a qualche anno fa per ragioni anagrafiche e per effetto del Covid – costata il presidente – ma si nota un’inversione di tendenza: in questi mesi stano arrivando diversi giovani, interessati alle nostre tradizioni, e questo ci fa ben sperare».

A proposito di Covid, Cavazzini ci tiene a far notare che qui non ci sono state vittime: «Siamo stati – dice - i primi a chiudere nel febbraio 2020 e i primi a riaprire in sicurezza. Ci è andata bene, anche se un anno di inattività ci è costato molto caro e la ripartenza non è affatto facile».

Il circolo fondato nel 1947 da un gruppo di amici da Pepén, in vicolo Sant’Ambrogio, è un vulcano di attività, tutte in linea con al sua ispirazione originaria. Fra i fiori all’occhiello, la compagnia dialettale, la collaborazione con la Consulta del dialetto parmigiano (che è nata qui), il premio “Scarpéta dóra”, istituito per Sant’Ilario nel 2008, la pubblicazione di diverse strenne dedicate alla storia e alle tradizioni della città (ultima “Parma nascosta”), l’ospitalità degli sbandieratori di Porta San Francesco, la pubblicazione del periodico “Al Pont ad mèz”, gli incontri sul dialetto nelle scuole, e la vita quotidiana dentro la “Porta”, con i tornei di bridge e burraco e un ottimo bar con la gestione affidata alla cooperativa sociale Avalon.

Tre sono però le attività di punta, quelle che qualificano la Famija: il Cestén d’Nadäl, le attività culturali e la presenza del Dsèvod, la Maschera di Parma, che qui ebbe i suoi natali e che qui vive da sempre, oggi impersonata dall’attivissimo Maurizio Trapelli, divenuto coordinatore e punto di riferimento delle maschere italiane.

«Anche quest’anno – fa notare con orgoglio Cavazzini – per Natale abbiamo confezionato 220 pacchi, contenenti 30 articoli e 18 chili di generi alimentari, frutto delle generosità dei parmigiani, che abbiamo consegnato ad altrettante famiglie bisognose». Dialetto, solidarietà, e poi c’è la cultura. Ne parla la vicepresidente Mirella Cenni, delegata per il settore: «Qui è stata ideata la Festa della Storia – ricorda Mirella Cenni – e nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia, anche quest’anno non abbiamo rinunciato alle nostre iniziative: abbiamo proposto un reading di poeti italiani, due letture spettacolo dell’Inferno di Dante con Paolo Briganti, un paio di incontri del Festival della Storia e incontri sulla filosofia con l’associazione La radice». E già si guarda la futuro prossimo: «Nel 2022 – è ancora Cenni a spiegarlo – apriremo gli incontri culturali il 17 febbraio, con Isa Guastalla e Paolo Briganti, parlando del Raccoglitore, un omaggio dovuto a ciò che la Gazzetta fa per valorizzare le nostre tradizioni e soprattutto a Mario Colombi Guidotti, nel centenario della nascita. E in primavera abbiamo già in calendario incontri su Pascoli, Pavese e Pasolini».

La Famija è poi grande protagonista del progetto «Leggo, ascolto e imparo il dialetto», una rubrica di Gazzetta di Parma che, ogni 15 giorni, propone ai lettori, grandi e piccini, una pagina con racconti, fiabe, video per i bimbi, modi di dire, glossari, pillole di grammatica e testi in prosa. Un lavoro di squadra con Fondazione Cariparma e tante compagnie dialettali che ha dato alla luce, con tanto altro prezioso materiale, anche al sito web dialetto.gazzettadiparma.it.

Intanto – fa sapere l’altro vicepresidente Giorgio Copelli – continuerà intensa l’attività dello Dsèvod, ambasciatore della parmigianità, il personaggio mirabilmente interpretato da 15 anni da Maurizio Trapelli, già presidente della Famija».

«E noi continueremo a rilanciare – chiude il Presidente Cavazzini – abbiamo recuperato gli spazi esterni, vediamo arrivare dei giovani, e per incentivare nuove adesioni abbiamo addirittura ridotto da 50 a 30 euro (10 euro per gli under 18) il costo della tessera sociale. La parmigianità è il nostro distintivo e la nostra storia è la storia di Parma».

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