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Panthers, la «leggenda» Malpeli Avalli si ritira: «Futuro? Magari da aiuto allenatore»

Panthers, la «leggenda» Malpeli Avalli si ritira: «Futuro? Magari da aiuto allenatore»

di Paolo Mulazzi

27 Gennaio 2022,03:01

Paolo Mulazzi

Se dici 33, dici Alessandro Malpeli Avalli. Il running back dei Panthers si è ritirato dall’attività agonistica al termine della scorsa stagione, a 31 anni non ancora compiuti, entrando di diritto nella Hall of Fame virtuale del club, e dell’italico football.

Non poteva chiedere annata migliore per ritirarsi: campione d’Italia coi Panthers, cinque su cinque per lui, e campione d’Europa con l’Italia.

Non tornerà a giocare in Champions Cup, dunque. O sì? «Stanno cercando in tutti i modi di mettermi nel roster europeo, però… Magari darò una mano come aiuto allenatore».

Dal 2010 al 2021, ma senza le stagioni 2020, saltata causa pandemia, e 2016, per questioni personali, ha messo insieme numeri stratosferici: 5.951 yards corse, 96 touchdown, di cui 6 nei playoff e 9 su ricezione, 576 punti. Un leader indiscusso. Se non ha fatto il «grand slam» la colpa è di un altro fenomenale running back, lo statunitense Jaycen Taylor Spears, in nero e argento nel 2011 e 2012, che lo sopravanza nei record di single season per td (28 nel 2011 contro i suoi 26 del 2014) e yards corse (180 contro 162, stessi anni). «Un grande giocatore» fa notare Malpeli Avalli. «A lui devo tantissimo, mi ha insegnato molto sotto diversi aspetti». Di yards, in quella stagione 2014, ne ha corse 1.620, mai nessuno come lui se si eccettua Angeloni dei Dolphins. una quarantina di anni fa ma senza stranieri a fare la concorrenza interna. E si giocavano più partite...

Numeri da ritiro del #33, come accade negli States. «Vediamo» e parte subito una risatina. «Se devo essere sincero, a me piacerebbe» confessa.

A football, Malpo ha iniziato per «bigiare» le lezioni, ma poi l’ha preso maledettamente sul serio, un vero professionista nel dilettantismo: «Un giorno, ero in prima all’Ulivi, c’è stata proposta una mattinata per provare il flag football; si era dispensati dalle lezioni e ho alzato subito la mano. Da allora ho dedicato metà dalla mia vita a questo sport, mettendolo al primo posto rispetto a tutto il resto. Ciò che mi ha guidato è stato il non essere mai soddisfatto e il non voler essere uno dei tanti per tanti anni. Nelle giovanili volevo diventare il migliore e ci sono riuscito. In prima squadra volevo vincere l’Italian Bowl ed esserne l’Mvp e ci sono riuscito: una volta vinto il Bowl volevo continuare a vincere».

Lezione di vita gratuita per chi legge. Nel 2016 è rimasto a casa per motivi personali, poi piano piano ha ripreso, tornando, seppur non a pieno regime, l’anno successivo fino a chiudere in bellezza. «E’ stato un periodo così, ma dentro di me sapevo che non potevo chiudere la carriera in quel modo, nemmeno nel 2019 con quell’infortunio grave». Fisicamente e metaforicamente ai Panthers viene a mancare un pezzo importante di quella famosa catena, che lui ha a casa insieme a tanto altro: «Ho di tutto, c’è una parete dedicata ai Panthers che, per scherzare con la mia compagna, chiamo “il muro del vanto”». Ne ha ben donde.

© Riproduzione riservata

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