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CULTURA

Guareschi e gli ultimi mulini del Po

Guareschi e gli ultimi mulini del Po

di Egidio Bandini

24 Febbraio 2022,03:01

Sembra proprio che si stia per chiudere un’epoca: è in vendita, in via del Ghetto 2, a Riva del Po (Fe) la casa dove venne girato il famoso sceneggiato televisivo «Il mulino del Po». Non è un mulino, naturalmente, ma si affaccia a pochi metri dal Grande Fiume. Lo sceneggiato, con Raf Vallone, Giulia Lazzarini e Gastone Moschin, era tratto dall’omonimo romanzo di Riccardo Bacchelli. Ora, fino al 8 agosto 1985, chi diceva Riccardo Bacchelli , diceva «Mulino del Po».

Da quella data in poi, purtroppo, il maestro romanziere nato a Bologna nel 1891 e scomparso a Monza l’8 ottobre 1985, fu conosciuto quasi soltanto per la legge n° 440 che prese il suo nome, varata allo scopo di garantire un assegno vitalizio a personaggi di spicco che versassero in condizioni di indigenza. Così il nome di Lazzaro Scacerni e della Dosolina sua moglie, nonostante lo sceneggiato prodotto dalla RAI nel 1963, finì nel dimenticatoio, lasciando il posto alla trista «legge Bacchelli».

Era già oltre ottant’anni fa, la fine di un’epoca: «Il Mulino del Po» uscito a puntate fra il 1938 e il 1940, vedeva la luce proprio negli anni in cui, per decisione del genio civile, i mulini fluviali stavano inesorabilmente scomparendo dalle acque del Grande Fiume.

Tanto che nel 1941 Giovannino Guareschi, in viaggio sulla sua Dei superleggera per il Giro d’Italia in bicicletta da pubblicare sul Corriere della Sera, fotografava proprio uno degli ultimi (o forse proprio l’ultimo) mulini del Po, sul cui solarino spicca la scritta cubitale «Dio mi salvi», poco diversa da quella che il padron Lazzaro di Bacchelli aveva fatto dipingere sul suo San Michele: «Dio ti salvi». Il mulino è dipinto a losanghe bianche e nere, sospeso sui due scafi, sul «sandon grande» che regge i palmenti delle macine e sul «sandoncello», ambedue neri, color della pece usata dal calafato: «A qualche chilometro da Ficarolo ecco un incontro di sapore letterario bacchelliano: il mulino sul Po. Il Po passa senza strepito tra le due chiatte e la grande ruota si muove. Nel mulino galleggiante non c’è nessuno ma le mole girano e macinano frumento. Una voce mi sorprende. È un vecchio contadino che mi parla dall’alto dell’argine: “È uno degli ultimi – spiega il vecchio – presto anche questo scomparirà e rimarrà soltanto il mulino fantasma”».

E pensare che nel 1902 la Commissione della navigazione interna nella valle del Po registrava nei suoi atti 266 mulini natanti (25 nel pavese, 1 nel piacentino, 13 nel cremonese, 10 nel parmense, 4 nel reggiano, 92 nel mantovano, 30 nel ferrarese, 91 nel rodigino), che funzionarono fino agli anni ‘40 del ‘900. L’ultimo mulino del Po, localizzato sulle sponde di Bergantino, fu distrutto da un bombardamento aereo il 2 gennaio 1945.

Oggi però, a dispetto della profezia del vecchio contadino, al porticciolo turistico di Ro Ferrarese, è tornato, dopo una disavventura recente, il «Mulino del Po»: un mulino fluviale in piena regola, con sandon grande, sandoncello, solarino, ulà (la grande ruota a pale che fa vivere il mulino, nel gergo dei mugnai ferraresi), palmenti e andiale (il ponte fra i due sandoni). Un mulino cui manca solo una cosa: la scritta sul solarino. Modesto suggerimento: «Dio mi ha salvato».

Egidio Bandini

© Riproduzione riservata

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