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Pandemia

A Parma 1.127 persone con long Covid seguite dall'ambulatorio Follow up

A Parma 1.127 persone con long Covid seguite dall'ambulatorio Follow up

di Mara Varoli

27 Febbraio 2022,03:01

Ogni settimana sono 14 le persone che ricorrono all'ambulatorio dell'ospedale Maggiore per sintomi da Long covid. E dal 2020, da quando questo servizio è stato aperto, sono 1.127 le persone che sono state visitate dall'equipe medica.

L'ambulatorio Follow-up covid si trova al piano rialzato del Rasori, là dove c'è il day hospital pneumologico. Raffaele D'Ippolito ne è il referente: «Dal maggio 2020 ai primi mesi del 2022 abbiamo visitato in ambulatorio 1.127 persone - spiega D'Ippolito -, di queste 367 da maggio a dicembre 2020, 688 nel 2021 e 72 nel 2022. E nel 2020 proprio perché ancora non conoscevamo l'evoluzione della malattia su 367 pazienti ne abbiamo dovuti seguire con i service 148. Con il tempo abbiamo approfondito le conoscenze dell'evoluzione della malattia e nel 2021 su 688 ne abbiamo dovuti ricoverare 130. Nel 2022, per ora, su 72 persone abbiamo avuto 14 ricoveri per un ulteriore approfondimento dei sintomi. Come predisposto dalla Regione chi è stato ricoverato per malattia da Covid può essere visitato gratuitamente in ambulatorio».

Ma cosa succede nell'ambulatorio Follow-up covid? «L'ambulatorio prevede un percorso multidisciplinare - risponde D'Ippolito -. Sono coinvolti i medici Anselmo Mori, Manuela Burlone, le professoresse Marina Aiello e Giovanna Pelà. E quindi nel percorso sono coinvolte la Pneumologia, la Fisiopatologia respiratoria e altre specialità. L'ambulatorio in base ai sintomi si interfaccia con le diverse unità operative: per esempio per chi ha dolori muscolari e deficit nella mobilità l'ambulatorio si interfaccia con la Fisiatria, mentre per i disturbi del sonno ci interfacciamo con la Medicina del sonno. Ci tengo a sottolineare che oltre ai medici, un importante ruolo è rappresentato dalle infermiere del Day Hospital del Rasori, che accolgono il paziente e ne seguono il percorso, prenotando gli esami». Ma con quali percentuali si verificano i sintomi da Long covid nei pazienti? «Tutti i pazienti presentano una serie di sintomi - risponde D'Ippolito -. Il 90% delle persone che abbiamo visto riferisce sensazioni di fiato corto e quindi si richiede una visita pneumologica e si predispone una serie di esami per valutare se la pregressa polmonite interstiziale ha lasciato dei segni dopo la dimissione. Il 5-10% ha difficoltà a dormire e sono soprattutto persone che hanno avuto esperienze particolari durante il ricovero, come quella della terapia intensiva; circa il 70% riferisce la difficoltà di respiro e per il 50% un cuore che batte in maniera irregolare; un 20% può presentare sintomi neurologici, i più frequenti ansia e stress. Un sintomo particolare è quello riscontrato prevalentemente nelle donne tra i 40 e i 60 anni (un incidenza del 10%) la perdita dei capelli e brevi momenti di calo di memoria o incapacità a concentrarsi: in questi casi non ci sono terapie particolari, ma con un po' di pazienza e tempo torna tutto alla normalità».

Quindi per quanto riguarda la presenza di sintomi da Long covid sono le donne ad essere più colpite? «Sì, per quello che abbiamo visto in ambulatorio è il sesso femminile a prevalere - continua D'Ippolito -. In generale l'età più presente almeno per il 70% è rappresentata dagli over 50. E l'aspetto psicologico è fondamentale: il paziente va infatti continuamente stimolato a recuperare il prima possibile una vita normale, soprattutto se presenta difficoltà nei movimenti». Nell'ambulatorio Follow-up covid tutti i pazienti vengono visitati, «anche se stanno benissimo - conferma il referente - facciamo l'esame per verificare la funzionalità dei polmoni e se ci sono dubbi facciamo poi un confronto con la tac al torace, grazie alla collaborazione della Radiologia diretta dal professore Sverzellati. Dopodiché si decide il percorso del paziente. Per circa la metà dei pazienti c'è necessità di un approfondimento con elettrocardiogramma e ecocardiogramma, ed in base ai sintomi e alla loro gravità si decide il relativo percorso e se gli accertamenti necessitano di essere fatti in tempi brevi si richiede il ricovero in regime di day service». Che la sindrome da Long covid sia ancora in fase di studio è evidente, ma è chiaro che è solo grazie alle vaccinazioni che i pazienti che accusano sintomi persistenti dopo l'infezione acuta da Covid sono diminuiti: «Da uno studio inglese sappiamo che due dosi di vaccino riducono in modo significativo gli effetti del Long covid - conclude D'Ippolito -. Questi disturbi avvengono per meccanismi diversi: può essere un danno diretto del virus sugli organi oppure può essere una risposta anomala del nostro sistema immunitario: ecco perché non c'è nessuna relazione tra la gravità della polmonite interstiziale che si è scatenata con la malattia da Covid e i successivi sintomi da Long covid, in quanto ogni persona ha una risposta immunitaria diversa».

© Riproduzione riservata

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