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La storia

"La nostra fuga da Odessa fra mille ostacoli"

"La nostra fuga da Odessa fra mille ostacoli£

di Chiara De Carli

13 Marzo 2022,03:01

Vladimir ha 41 anni, è di Mosca ed è un imprenditore. Viktoria è sua moglie, è ucraina, ha 39 anni e lavora per la filiale russa della Milkline, azienda piacentina che produce mungitrici, e hanno una figlia di 5 anni che si chiama Maria, come la nonna 88enne. E poi c’è Larisa, la mamma, di 60 anni, che è una farmacista. Daria è la moglie del fratello di Viktoria, ha 22 anni, fa la sarta ed è incinta di 4 mesi. Luiza, 54 anni, è cuoca e pasticcera, mentre Alexsei ha 17 anni, è diplomato in pianoforte e studia al liceo marittimo di Odessa. O almeno questa era la situazione fino a quando è scoppiata la guerra tra Russia ed Ucraina.

Matrimonio e compleanni

L'altra notte tutti loro sono arrivati a Torrile, ospiti di una collega di Viktoria, e tutto quello che hanno sta in due trolley. «Il 10 febbraio scorso siamo partiti per Odessa perché due giorni dopo si sarebbe celebrato il matrimonio fra mio fratello e Daria – racconta Viktoria -. Il programma era di approfittare dell’occasione per fare una piccola vacanza in famiglia, trattenendoci in Ucraina qualche giorno in più per festeggiare anche il compleanno della mamma e il mio, il 25 e il 26 febbraio».

Dalla festa alla guerra

Proprio in quei giorni, però, scoppia la guerra. Il primo ad accorgersi che qualcosa non va è Lucian, responsabile della filiale Milkline in Romania: è lui a telefonare in Italia e a rivelare che la collega è bloccata ad Odessa. Da quel momento inizia la corsa contro il tempo per metterli al sicuro: i colleghi fanno una colletta e organizzano una «staffetta» fino in Romania, dove Lucian aveva già bloccato uno degli ultimi alloggi rimasti. Ma da Odessa fuggono tutti, e per otto persone il piccolo appartamento che era stato trovato non è certo sufficiente.

E così Ilaria, che in tempo di pace era la referente di Viktoria in Italia, non ci pensa due volte: parla della situazione con il compagno, il torrilese Andrea Mantelli, e decidono di accoglierli. A loro viene destinata un’intera ala della casa di lui, ma prima deve essere sistemata.

L'accoglienza a Torrile

«In una settimana abbiamo ripulito le stanze, montato i sanitari e i mobili, attrezzato una cucina, recuperato coperte, lenzuola e tutto quello che poteva servire» dice Ilaria. I letti prestati da amici viaggiano sui pulmini della Polisportiva, alla Caritas aprono i pacchi che erano già pronti per essere spediti in Ucraina e recuperano abiti e biancheria. Intanto, oltreconfine, la famiglia si deve dividere. Alcuni arriveranno in Italia in pullman altri viaggeranno in auto.

Conti e carte bloccati

A rendere il tutto più complicato è il blocco dei conti correnti e delle carte di credito: senza preavviso si trovano con il portafogli vuoto. «Lucian ha attivato una carta prepagata che noi colleghi abbiamo ricaricato per consentire il pagamento dei pedaggi e della benzina». Soldi che sono serviti anche per «ungere» i doganieri, visto che Vladimir è russo e nessuno voleva fargli passare il confine moldavo.

Appello alla comunità

Alla fine, dopo un viaggio durato giorni, l’abbraccio sull’aia della campagna torrilese ha almeno in parte sciolto la tensione di queste terribili settimane. «Abbiamo voluto aiutare una famiglia a stare insieme, ma adesso chiediamo il supporto di tutta la comunità per dar loro quello di cui hanno bisogno. In tanti ci hanno già aiutato a preparare l’accoglienza, l’amica Tatiana ci sta aiutando a comunicare, ma la vera sfida inizia ora perché loro non hanno più nulla» dicono Andrea e Ilaria.

«Non abbiamo più niente»

«Dover dipendere dalla generosità delle persone è un peso sul cuore ma ringraziamo fin d’ora chi ci aiuterà – dice Viktoria –. In Russia e Ucraina noi lavoravamo e avevamo tutto quello che ci serviva, oggi tutto quello che abbiamo è bloccato». Ora la cosa più urgente da fare è il controllo sanitario, poi ci saranno le pratiche burocratiche da espletare per regolarizzare la permanenza in Italia.

Ma oggi il pensiero di tutti è rivolto al marito di Daria: giovane e ucraino, ha dovuto rassegnarsi a salutare la famiglia sul confine e rimanere a disposizione dell’esercito in caso di chiamata.

© Riproduzione riservata

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