×
×
☰ MENU

Guerra in Ucraina

Nuova missione di aiuti per i volontari del Seirs

Nuova missione di aiuti per i volontari del Seirs

di Roberto Longoni

09 Aprile 2022,03:01

Si va per i vivi, si va per i morti. E per loro è ancora più urgente. Una scheggia, una raffica, il punto e basta di un colpo alla nuca, e troppi morti sono rimasti ancora a morire per giorni sotto gli occhi di tutti. Troppo a lungo.

Da Parma si fa di nuovo rotta a est-nordest, e nella notte padana spazzata dal vento sembra di dover viaggiare controcorrente per arrivare laggiù. Sarà pure più in alto di noi sulla cartina, ma dà comunque l’idea di un laggiù del mondo. È la seconda lunga tappa, da 1400 chilometri, di un cammino mai interrotto da un mese e mezzo. Anche da fermi, mai ha rallentato la corsa del Seirs per l’Ucraina. Nella sede tra via Mantova e lo svincolo della tangenziale, dove la Gazzetta di Parma aveva il centro stampa, la solidarietà continua a fare notizia. Scuole, aziende, comunità e privati a centinaia, e non solo parmigiani, hanno contribuito mettendo a disposizione beni di prima necessità, a bancali, a cartoni o anche a singole confezioni, ma con lo stesso spirito di condivisione. Altri hanno offerto le somme necessarie a comprare ciò che manca, a pagare il carburante per coprire queste distanze brevi per la geopolitica e l’empatia umana, ma di tutto rispetto se misurate in ore di strada.

«Intanto – spiega Luigi Iannaccone, presidente del Seirs – si sta progettando un aiuto di più a lungo periodo con il Comune di Parma. Queste missioni servono anche ad aprire canali, a creare punti di contatto solidi tra chi vuole aiutare e chi ne ha bisogno. Noi ci impegniamo al massimo per aiutare la popolazione in tempi brevi: le analisi geopolitiche le lasciamo ad altri». Così come l’improvvisazione, ridotta al minimo indispensabile dai volontari di via Mantova: Iannaccone e i suoi si affidano soprattutto all’esperienza. A quella accumulata, tanto per ricordare una lunga campagna condivisa anche con tanti nostri lettori, nelle 93 missioni tra Marche, Umbria e Lazio, dopo il terremoto di Amatrice del 2016.

Il rapporto con la gente

Fondamentale, oltre alla trasparenza della filiera logistica, il rapporto con chi sta sul posto. Capire innanzitutto che cosa serve e a chi affidarsi. Per questo, grazie anche all’infaticabile Natalia Kobyliatska, ucraina di Parma e neovolontaria Seirs, si sono stabiliti i contatti con Valeriy Samardak, sindaco di Čop, piccolo ma strategico centro appena oltre la frontiera. Un primo cittadino già molto attivo nella rete della protezione civile ucraina prima che cominciasse un’emergenza che di civile ha quasi niente.

Il 21 marzo, al ritorno dalla spedizione inaugurale, consegnate le prime 12 tonnellate di aiuti, un altro carico era già pronto per metà in sede. Il tempo di riorganizzare un convoglio, e ogni possibile vuoto sul semirimorchio è stato colmato: ora si va di nuovo verso il Tibisco, dal 24 febbraio frontiera non più tra Ungheria e Ucraina, ma tra la pace e la guerra, anche se questa linea di demarcazione con l’Unione Europea, in faccia a Orban, il «meno ostile» a Putin, rimane la più tranquilla. Al di qua poliziotti ciondolanti, la pistola nella fondina e l’occhio addestrato al massimo al sospetto nella lettura dei passaporti; al di là guardie dallo sguardo torvo, accarezzanti il kalashnikov nei loro su e giù a lato del ponte, con l’ordine di non fare uscire nessun maschio tra i 18 e i 60 anni. Tutti ostaggi di Marte, tranne chi paga il «pedaggio» e chi attraversa il fiume a nuoto, nel gelo della notte.

L'attesa ala frontiera

Si parte di nuovo alle 4, sotto un cielo senza luna, e per quanto gli si corra incontro il sole sembra non voler spuntare dalla nebbia, quasi si chiedesse se ne valga davvero la pena illuminare ancora la scena dell’uomo. Dubbioso, farà il suo dovere come sempre da che mondo è mondo, quando il convoglio avrà già varcato il Po. Sarà una lunga tirata, fino a una ventina di chilometri dalla meta finale. Dalla Slovenia in poi si viaggerà sotto un tetto di nubi, ma la pioggia sarà solo una minaccia (o una promessa mancata, visto il secco che regna anche da queste parti): sia tra le montagne che lungo la pianura magiara costellata di alberi in fiore o con un abbozzo di verde sui rami. Magari fosse così anche per le bombe, che invece continuano a cadere dal cielo: in Ucraina dal 24 febbraio e in Donbass da otto anni.

Questo convoglio è più consistente del primo. Diverso anche il modo di viaggiare. L’autotreno messo a disposizione da Alberto Benazzi e guidato sempre da lui, viaggia per conto proprio con le 12 tonnellate di beni di prima necessità. Si è scoperto che il torrilese Benazzi (soprannominato Robocop per la figura atletica e l’inossidabilità) con i suoi 90 all’ora procede quasi più spedito di chi viaggia veloce, scatta, ma è costretto a fermarsi per esigenze varie.

Così, l’ambulanza trasformata in pulmino (al volante si alternano Paolo Iannaccone e Matteo Marvasi, navigatore Franco Zanichelli) procede in squadra con il camioncino frigo (al volante Luigi Quintavalla e Luca Cerciello) della Reggiana Gourmet, con tre bancali di pasta fresca (un quarto è stato donato alla mensa di Padre Lino) della stessa azienda e salumi donati da altri nostri produttori. Il suo carico sarà diviso tra l’ungherese Zàhony e l’ucraina Čop a seconda della disponibilità di celle frigo. L’aspettano sia da una parte che dall’altra della frontiera. Entrambe le cittadine hanno visto moltiplicare il numero dei loro abitanti. Lazlo Helmeczl, sindaco di Zàhony, ne contava solo 4.300 prima del 24 febbraio: ora è diventato il primo di diecimila cittadini, oltre la metà dei quali non spiaccica una parola di ungherese.

A fermarsi, spesso, sono proprio i più bisognosi, quelli fuggiti senza nemmeno un trolley, senza un documento: nel giro di un mese gliene viene fornito uno valido per spostarsi all’interno dell’Unione Europea. Altri, a migliaia, sbarcano ogni giorno da uno dei nove treni provenienti da oltre frontiera, per poi ripartire alla volta di Budapest. Helmeczl, che ha riconvertito anche un istituto professionale a centro d’accoglienza (ma l’obiettivo è di allestire una struttura ad hoc, una volta trovate le risorse per i lavori), ha contattato il Seirs, chiedendo materia prima per preparare panini per i ragazzi. A Zàhony resterà una parte del carico del camioncino e dell’autotreno. Ma il grosso, scaricato al di qua della frontiera, verrà trasbordato al di là da squadre di ucraini pronte a entrare in azione questa mattina.

Da Parma sono stati inviati alimenti per adulti e bambini, prodotti per igiene personale, latte, 1700 bottiglie d’acqua, materiale scolastico, cibo per cani e gatti, tute e coperte monouso, bende, barelle, disinfettanti, kit per medicazione e suture. Come la volta scorsa, ma con l’aggiunta di quattro shelter componibili per allestire due ambulatori pediatrici, oltre a un gazebo di 12 metri per 8. Servirà per allestire un punto ai accoglienza per la popolazione e verrà inviato nella regione di Kiev, in una delle province tornate sotto controllo ucraino dopo la ritirata dei russi. Qui molte famiglie hanno perso tutto. Anche la vita.

Per i vivi e per i morti

Per questo, sull’autotreno viaggiano beni di «prima e ultima necessità» difficili da portare. Nel carico sono state inserite anche le «sacche salme», formula gelida per definire ciò che in tempo d’urgenza sostituisce le bare. Samardak ne aveva richieste duemila tre giorni prima della partenza. Grazie alla collaborazione con l’Azienda ospedaliero universitaria, il Seirs è riuscito a trovarne settecento. «E già questo è un numero enorme» commenta Luigi Iannaccone, ricordando le 200 al massimo che gli erano state chieste all’indomani del terremoto de L’Aquila. Sacche salme non qualsiasi, ma impermeabili: per raccogliere corpi senza vita da giorni o da settimane. Come quelli scoperti a Bucha, dove appena possibile, gli ucraini hanno indirizzato parte del carico ricevuto da Parma in marzo. Quelle sacche blu, ognuna con sei maniglie rosse, anche da vuote pesano più di tutto il resto del carico.

DAL NOSTRO INVIATO

Zàhony (frontiera tra Ungheria e Ucraina)

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI