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POLESINE ZIBELLO

Danno erariale, l'ex sindaco Censi e la sua giunta sborsano 23mila euro al Comune

Danno erariale, l'ex sindaco Censi e la sua giunta sborsano 23mila euro al Comune

di Georgia Azzali

27 Aprile 2022,03:01

Polesine Zibello

Un favore. O per meglio dire un «abbuono», secondo quanto messo nero su bianco dal procuratore regionale della Corte dei conti . E' ciò che nel 2017 avrebbe garantito il sindaco Andrea Censi a un amico non mandando avanti il procedimento per un accertamento fiscale nei suoi confronti, facendo così perdere alle casse del Comune oltre 46mila euro. Un mancato recupero di credito d'imposta di cui sarebbero però responsabili anche i componenti della giunta d'allora, chiamati in giudizio: Sabrina Fedeli, Giuseppe Galli, Alberto Gnappi e Mario Marchiò.

Tutti, a partire dall'ex sindaco, hanno optato per il rito abbreviato, ottenendo il parere favorevole del pubblico ministero. Una scelta che, per legge, consente di chiudere i propri conti con la giustizia contabile sborsando non più della metà del danno causato. E così è stato: in totale al Comune di Polesine Zibello sono andati 23.096 euro, considerando che Censi ha versato 5.774 euro mentre gli ex assessori hanno dato 4.330 euro a testa. Pagamenti in base ai quali la Corte dei conti ha così dichiarato l'estinzione del giudizio nei confronti di tutti.

Una questione fiscale intrecciata alla storiaccia che nell'ottobre del 2018 aveva fatto finire ai domiciliari il sindaco, che una decina di giorni dopo si era dimesso. Censi è stato rinviato a giudizio lo scorso gennaio con una lunga serie di imputazioni, tra cui corruzione e peculato. E l'amico che sarebbe stato «graziato» era stato coinvolto nella stessa indagine: accusato di truffa aggravata e falsità ideologica, è però stato assolto tre mesi fa dal gup, insieme ad altri sei imputati, anche se il pm ha fatto ricorso in appello per tutti.

Un «più che conoscente» per Censi - così lo definiscono i giudici della Corte dei conti - tanto da convincere l'allora sindaco e la sua giunta a non impugnare una sentenza della Commissione tributaria provinciale a lui favorevole, ma che creava quel danno erariale al Comune di oltre 46mila euro relativo al recupero d'imposta dal 2008 al 2011. Una sentenza «palesemente erronea», scrivono i magistrati contabili. Eppure la giunta non fece ricorso. Un comportamento anomalo, se non fosse che quella scelta va letta - secondo i giudici - proprio alla luce dei rapporti tra Censi e l'amico. Tutti e due finiti nelle maglie della stessa inchiesta.

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