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Ospedale Maggiore

Il team tutto rosa che combatte il Long Covid

Il team tutto rosa che combatte il Long Covid

di Monica Tiezzi

04 Maggio 2022,03:01

È lunga, e sgradita, l'eredità del Covid. Chi ha contratto il virus, oltre ai giorni acuti dell'infezione, dopo la guarigione spesso deve fare i conti anche con un periodo - più o meno lungo e grave - di spossatezza, con la difficoltà a riprendere i propri ritmi di vita, con disturbi fisici e psicologici legati allo «tsunami» dell'infezione.

Per rispondere a questi problemi è nato nell'ottobre 2020, nel padiglione Cattani dell'ospedale Maggiore, l'ambulatorio di riattivazione post Covid, formato da un'equipe multidisciplinare tutta al femminile che mette insieme specialisti della Medicina riabilitativa diretta da Rodolfo Brianti.

La presa in carico del paziente avviene dopo una segnalazione del day service ambulatoriale del reparto di Pneumologia ed endoscopia toracica diretto da Maria Majori a cui accedono persone che hanno una sintomatologia persistente dopo infezione da SarsCov-2.

In alcuni casi la presa in carico può avvenire direttamente dai reparti di degenza e sono gli stessi fisiatri che segnalano ad alcuni pazienti l'opportunità di seguire un percorso post-dimissioni. Oppure il paziente può essere inviato dal medico di famiglia, una volta che gli accertamenti abbiano escluso altre patologie come causa del periodo di malessere e difficoltà.

Da quando ha aperto i battenti, l'ambulatorio - spiega Patrizia Mammi, uno dei medici fisiatri - ha preso in carico circa 150 pazienti, ossia l'85% circa di quelli che erano stati indirizzati al servizio per un consulto. I pazienti attualmente seguiti sono una decina.

«Fatica, dolori muscolari, respiro corto: questi i tre sintomi che fanno scattare la segnalazione al nostro servizio. Dopo una prima visita di valutazione, si decide se e come intraprendere il trattamento - spiega Anais Rampello, medico fisiatra dell'ambulatorio - Il percorso è personalizzato, si parte con 10 sedute da un'ora e se non si raggiungono gli obiettivi si ripetono altre 10 sedute».

La rapida diffusione globale della pandemia ha fatto sì, spiega Rampello, che esistano già in letteratura scientifica studi sulla riabilitazione dopo l'infezione e che si siano sperimentati protocolli condivisi efficaci.

«I problemi lasciati dal Covid sono tanti: mancanza di respiro o respiro faticoso, nonostante non ci siano patologie respiratorie; affaticamento nel fare operazioni semplici come una doccia, lavare i piatti, salire le scale; dolori muscolari legati a contratture; irritazioni nervose; stati infiammatori» elenca Patrizia Mammi.

I bisogni principali, spiega Daniela Ravanetti, fisiatra dell'ambulatorio, sono «risolvere il dolore localizzato in vari distretti (collo, scapole, spalle, schiena, gambe), lavorare sulla rieducazione posturale, ripristinare una dinamica respiratoria corretta. Alcuni pazienti usano solo muscoli toracici o muscoli accessori della respirazione, ad esempio nel collo, e hanno muscoli particolarmente contratti e rigidi. Si lavora manualmente sulle decontratture e sulle lunghezze e l'elasticità dei muscoli». Uno degli scopi principali è reinsegnare al paziente il corretto respiro diaframmatico, facendo così un uso migliore delle risorse ed evitando di andare facilmente in affanno.

Un ausilio importante, spiega Mammi, sono il tapis roulant e il ciclo il cicloergometro, una cyclette che monitora e controlla lo sforzo compiuto, «permettendo al paziente di gestire la pedalata con gradualità, ascoltando le reazioni del corpo, e a noi di intervenire con la pedalata assistita se è in difficoltà».

Sono previsti anche, spiega Ravanetti, esercizi che il paziente eseguirà a casa, una volta correttamente istruito, e i cui risultati vengono monitorati dal medico fisiatra in base agli obiettivi da raggiungere. «Alcuni esercizi, come flessioni da eseguire in modo coordinato e in sequenza, hanno anche lo scopo di attivare funzioni cognitive e mnemoniche», aggiunge la fisioterapista.

Una parte importante della riabilitazione è affidata alle psicologhe. «Le difficoltà fisiche hanno ripercussioni importanti sulla vita di tutti i giorni. Si riduce la percezione di auto-efficacia che porta a rabbia, ansia, depressione, affaticamento mentale, difficoltà di memoria e concentrazione. Non ci si riconosce più in quello che si era prima del Covid» dice la psicologa Francesca Rodà.

Una situazione che a volte arriva dopo settimane o mesi di degenza in reparti Covid, ma anche in terapia intensiva e post-intensiva, quindi dopo periodi già altamente stressanti.

Dopo un primo colloquio conoscitivo, si imposta una psicoterapia che prevede in media, dice Rodà, 7/8 colloqui. Sfortunatamente sono stati solo una trentina i pazienti, in stragrande maggioranza donne, che hanno usufruito della psicoterapia. «Un peccato - dice Rodà - perché anche chi chi si è avvicinato con un misto di resistenza e semplice curiosità, a fine percorso ha detto di essere contento della scelta fatta: si è lavorato valorizzando le differenze individuali e cercando strategie per superare le difficoltà e riconquistare la piena autonomia».

Monica Tiezzi

© Riproduzione riservata

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commenti 1
  • Frank

    04 Maggio 2022 - 03:56

    Questi operatori meritano ben più che encomi solenni e chiacchiere da salotto, ma un bel grazie con il cuore, posso testimoniare la loro perizia professionale e umana, GRAZIE.

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