×
×
☰ MENU

Processo

De Lorenzis: «Violenze sessuali? No, erano solo visite vere»

De Lorenzis: «Violenze sessuali? No, erano solo visite vere»

di Roberto Longoni

07 Maggio 2022,03:01

Le mani sui glutei delle pazienti? «Alcune bisognava aiutarle a salire sulla bilancia e a restarci nella posizione corretta. Parliamo di grandi obese». I palpeggiamenti ai loro seni? «Donne con quelle problematiche sono molto più a rischio tumore. E alcune erano già state sottoposte a trattamenti contro il cancro: rischiavano la recidiva. Sono oncologo e senologo, visitarle rientrava nei miei compiti. Certo, non sono così bravo come i colleghi che si limitano a fargli alzare la maglietta, lasciando allacciato il reggipetto». Gli strusciamenti con il bacino durante le ecografie? «Il lettino nel mio studio è largo come quella scrivania (un metro circa, ndr) e le pazienti durante l'esame erano stese su un fianco, verso la parete. Come avrei potuto, a meno che non fossero loro stesse ad avvicinarsi al bordo dalla mia parte?». È il giorno di Gianfranco De Lorenzis. Il suo primo round nell'aula collegiale che fino all'8 aprile scorso aveva visto sfilare una cinquantina di testimoni del pm Daniela Nunno e delle numerose parti civili. A denunciare il chirurgo bariatrico di violenza sessuale aggravata (tale è, se commessa da un medico nell'esercizio delle proprie funzioni) sono state 26 ex pazienti, e il professionista è chiamato dai suoi avvocati, il parmigiano Gianluca Paglia e la padovana Paola Rubini dello studio Ghedini, a raccontare la propria verità su 14 posizioni davanti al collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino. Delle rimanenti parlerà tra una settimana.

Tanto per cominciare, sette ore e mezzo di esame. Per De Lorenzis è anche una prova di resistenza, dopo il grave infarto (seguito da un intervento d'urgenza) del gennaio 2020. Nominato perito dal tribunale, il cardiologo Giovanni Maria Puddu del Sant'Orsola di Bologna stabilì che l'imputato non era in condizioni di stare in giudizio: per questo il processo è stato a lungo sospeso. Completo blu, cravatta, occhiali alzati o abbassati a seconda che legga le schede delle pazienti o parli a braccio, Gianfranco De Lorenzis si concede solo un paio di brevi pause durante la mattinata. Allontana dal viso la mascherina, beve un sorso dalla bottiglietta d'acqua. Il tribunale gliel'ha permesso a inizio udienza, tenendo conto delle sue condizioni di salute. L'imputato appare pallido e smagrito. Ma il piglio sembra il solito. Quello di un medico che si dice «offeso nella dignità umana e professionale», di certo più abituato a stilare diagnosi che a subire interrogatori e giudizi. Contrappone la sua «scienza» alla «fantascienza delle accuse». Denunce di fronte alle quali dice di provare solo «voglia di ridere».

Come quando Paola Rubini gli chiede se davvero abbia toccato i genitali di una paziente nel marzo del 2011, mostrandosi nudo ed eccitato, per dirle nel frattempo: «Hai visto che cosa puoi fare? Vediamo se sai fare di più...». Tutto falso, per il medico. «Mi calo i pantaloni davanti a una “moribonda” con catetere e sondino nasogastrico... Ma stiamo scherzando?». De Lorenzis racconta di visite dietro un paravento «tutt'altro che blindato, quando al di là si trovava chi accompagnava la paziente». La madre, il figlio, il compagno «che avrebbero potuto sentire, se fosse accaduto qualcosa di strano». Mentre, dal luglio del 2016, ricevuta la notizia della prima denuncia, sarebbero state assunte altre due persone, per evitare di stare da solo in studio con le pazienti. Ma già prima d'allora il medico parla di «porte mai chiuse a chiave, con la possibilità che entrasse una collaboratrice senza bussare, a meno che non visitassi un maschio».

Normale per lui indagare anche la vita intima di chi voleva liberarsi dei chili di troppo. «Spesso si tratta di persone con problemi mentali oltre che fisici, spesso sottoposte a terapie con psicofarmaci - sottolinea -. Anche le insoddisfazioni portano ad affogarsi di cibo: figuriamoci quelle sessuali». E perché toccare le pazienti nei genitali? «A causa del grasso, soffrono di micosi nella zona inguinale. Vanno curate: vanno controllati il pube e l'interno delle cosce». Paglia chiede di una paziente che da denunciato di essere stata baciata dal medico. «Sulle guance: tra noi c'era un rapporto goliardico» replica De Lorenzis. E chi accusa il medico di averle «toccato i glutei e cercato di baciarla?» aggiunge il legale, aggiungendo il nome. «In quale delle trenta visite? - replica il suo assistito, sottolineando come molte delle parti offese si siano presentate nel suo studio anche dopo le presunte violenze -. E comunque la signora si è sempre fatta accompagnare dalla madre: a dividerci c'era solo lo scarno paravento». Un paravento allora, un muro insormontabile adesso, tra la verità di chi si dice al centro di una «follia collettiva» e quella di 26 pazienti che si dichiarano vittime di un presunto molestatore seriale mimetizzato da un camice.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI