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Il ricordo

«Corradone» era il suo sorriso

«Corradone» era il suo sorriso

di Lorenzo Sartorio

10 Maggio 2022,03:01

La robusta quercia dell’ormai non più folta foresta della parmigianità è crollata a causa di uno dei tanti nubifragi che mette in conto la vita. Corrado (Corradone) Marvasi è deceduto all’età di 71 anni, a distanza di pochi mesi dalla scomparsa di un altro vessillifero della Parma più vera e cara al cuore, Berto Michelotti, amico fraterno di Corrado, entrambi, prima «putén» e poi eterni «ragàs» di quel «de dla da l’acua» che hanno sempre molto amato. Raccontare Corradone non è facile poiché la sua vita è stata un romanzo a puntate tanto è stata intensa ma, soprattutto, condotta lungo i sentieri della generosità e della solidarietà con il fermo proposito di fare del bene alle persone bisognose. E, del bene, Corradone ne ha fatto davvero tanto senza fare alcun distinguo di chi gli stava dinanzi. L’eccezionalità di Corradone stava proprio in questo e, cioè, l’essere in grado di fraternizzare immediatamente con il proprio interlocutore che si sentiva subito proprio agio con quel gigante la cui stazza era direttamente proporzionale a quella del suo cuore. Parmigiano «de dla da l’acua» di via Imbriani, classe 1950, figlio di Walter, camionista, e dell’Anna, operaia ed indimenticabile «rezdóra», entrambi nati in «borgh Bartàn», Corradone, trascorre giovinezza ed adolescenza in strada Bixio e tra quella ragnatela di borghetti che gravitano lì attorno. E’ un ragazzino molto vivace, non va d’accordo con i libri, tant’è che l’agognato regalo della zia, un abbonamento nei «popolari» per assistere alle partite della squadra del Parma (che è sempre stata nel suo cuore), gli viene stracciato in faccia da papà Walter dopo avere preso visione della disastrosa pagella del figlio. Il piccolo Corrado ha nella testa il pallone, altro che i libri ! Ed allora, si trova con i coetanei nell’oratorio parrocchiale di Ognissanti per organizzare partitelle nei borghi e nelle piazzette, improvvisati campi di calcio con le cartelle al posto dei pali per delimitare le «porte». Nel ruolo di portiere difende i colori di diverse squadre: Arsenal, Frassati, Bar Lux, Crocetta, Coop. Nordemilia e il Bar Pioli. Disputa il suo primo campionato Uisp, nel 1958, in campetti improvvisati nei «Prati Bocchi» con le porte delimitate da due mezze pile «äd cuadrè» (mattoni). Però, Corrado, è un ragazzo volonteroso e, quindi, il lavoro non gli fa paura. Nonostante gli insuccessi scolastici, riesce ad ottenere una risicata licenza media, lavora giovanissimo come garzone da un barbiere in via Monte Altissimo, poi in un laboratorio di teloni per camion, quindi dallo zio Gino Grolli, titolare di uno scatolificio nel palazzo Belloni in borgo Tommasini per approdare in seguito, come apprendista, dall’elettricista Avanzini in strada Farini. A 18 anni, la chiamata alle armi in Aeronautica in un reparto di stanza a Campo Imperatore (L’Aquila). La sua funzione: cuoco. Dopo alcuni mesi di naja, la visita al giovane aviere di un folta delegazione di parmigiani, compresi papà e mamma. E lui premia i suoi ospiti con un appetitoso piatto di polpette con un sugo da leccarsi i baffi. Terminata la naja il ritorno a Parma come capo fabbrica alla Ari. Nel 1975 il grande salto come imprenditore al timone della «Ciemme», azienda leader nella confezione e controllo qualità di prodotti in vetro. Al suo fianco i figli Simona, Giorgia e Walter e la paziente moglie Romana, coordinatrice dell’azienda e del personale. Nell’allora circolo «Aquila», con sede in strada Repubblica, Marvasi entra nel 1977 come socio, nel 1979 viene eletto nel consiglio direttivo. Nel 1996 l’«Aquila» e il «Longhi» si fondono dando vita all’attuale circolo con sede in vicolo Santa Maria che il nostro Corradone presiedeva dal 1999. Una realtà che raduna, con poche altre, l’ultima parmigianità rimasta e coniuga soprattutto il cuore in aiuto dei bisognosi, dei meno fortunati e degli anziani. Ma qual è stato il segreto della popolarità di Corradone? Il suo grande cuore e quella parmigianità vera che sprizzava da tutti i pori insieme al suo sorriso rassicurante. E poi le battute più uniche che rare. Una per tutte: «Corradone quanto cavallo pesto mangi di solito ?» . Risposta: «Un’esagerasjon». Il circolo era la sua seconda casa, i suoi collaboratori più stretti la sua seconda famiglia: Nando, Walter, Attilio, Adriano, Corradino e la Luciana (i suoi gioielli di cucina), Sergio Ponzini («Pugnata»), Tullio ( «al ragionèr»), Andrea Paini e tanti altri vessilliferi della parmigianità come Claudio Mendogni, Adriano Catelli, «Gigétt» Mistrali, Enrico Maletti, Claudio Saccani («Sacco»), Corrado Cocchi, Walter Ferrari, Giuliano Mazzera e gli indimenticati Ugo Romani e Bruno Schivazappa. Socio ed anima del Lions Club Bardi Val Ceno si è distinto nell’attività lionistica per tante iniziative a sfondo socio-umanitario, in primis, la raccolta di occhiali usati da destinare alle popolazioni africane. Uomo di sport era diventato l’icona della tifoseria crociata. Amico fraterno del presidente dei «Parma Club» Angelo Manfredini, era uno stacanovista nell’organizzare le trasferte del suo gruppo quanto il Parma giocava fuori casa. Socio del Panathlon, dei Veterani dello Sport e degli Ex Gialloblu, era amatissimo anche in Lunigiana. Corradone, infatti, fu uno dei primi a correre in soccorso delle genti lunigianesi colpite, alcuni anni fa, dalla devastante alluvione del Magra. Unitamente ad altri generosi contribuì alla completa ristrutturazione del campo di calcio di Terrarossa di Licciana Nardi, dotandolo di tutte le infrastrutture necessarie. Sebbene super tifoso crociato non esitò ad ospitare nella sede del circolo il «Viola Club Parma» sodalizio che raggruppa i tifosi della Fiorentina il cui presidente Giuseppe Del Nevo piange commosso la morte di Corrado. Fu sempre Marvasi ad istituire, con la collaborazione dei familiari dell’indimenticato imprenditore Erasmo Mallozzi e del fraterno amico Ruggero Mordacci, borse di studio per studenti universitari meritevoli, in difficoltà economica. E poi i tradizionali pranzi a favore degli anziani delle strutture cittadine, l’accoglienza ai bambini bielorussi ospiti di Help For Children, le varie gare di solidarietà per sostenere alcune benemerite associazioni fra le quali l’Assistenza Pubblica che Marvasi portava nel suo grande cuore parmigiano come più volte ebbe a sottolineare il comandante dei militi dell’A.P. Filippo Mordacci. Davvero un brutta botta per la parmigianità dopo la scomparsa di Berto Michelotti. Ma, non solo, per la parmigianità ma per tutta la città poiché Corradone, come ha sottolineato in lacrime un fraterno amico, era unico e «so mädra cuand al l’ha fat la butè via ‘l stampèn. Cme lù ne restè pu nisón». Insomma, un monumento parmigiano alla bontà.

Lorenzo Sartorio

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