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Vendo online la vecchia cucina. Ma rispondono solo truffatori

Vendo online la vecchia cucina. Ma rispondono solo truffatori

di Paolo M. Amadasi

13 Maggio 2022,03:01

Separarsi da un oggetto è sempre un dispiacere. Figuriamoci la cucina, appartenuta per un quarto di secolo alla zia, per un altro ai genitori e poi per un decennio a te: è una parte di vita. Sai bene che è roba vecchia, che mobili di sessant'anni non li cerca di nessuno! Eppure... Magari c'è un amante del vintage, capace di cogliere il sapore del passato. E, perché no, anche il prestigio di quella cucina. Perché - in fondo - è una Salvarani dei tempi d'oro, come testimonia la grande “S” su ogni pezzo.

E così, una lucidatina, qualche foto e i mobili sono pronti per entrare nella vetrina virtuale di una delle più diffuse piattaforme di vendite online. Scegliere le parole giuste dovrebbe essere facile per chi le usa per mestiere, ma non riesco ad andare oltre banalissimi “perfetta”, “come nuova” e a decantare la fama del costruttore. Indicare il prezzo, poi, è un rebus. Alla fine digito una somma e pigio il tasto «invio». Un minuto più tardi spunta una notifica di whatsapp: è una giovane donna (stando alla foto profilo) che chiede se «la merce è ancora disponibile». Velocità e vocaboli sono sospetti. Controllando il prefisso, scopro che sono stato contattato da una utente della Costa d'Avorio. Le posso perdonare l'italiano approssimativo. I tempi restano troppo rapidi. Ma i cuoricini abbinati alla foto della “gloriosa” cucina possono far ritenere che l'affare sia a un passo. Dopo la richiesta di ulteriori foto, compare d'un tratto un lungo messaggio per spiegare i motivi della frettolosa decisione di acquistare subito “il prodotto” con i dettagli per il pagamento. “Mandami il tuo iban che ti faccio subito un bonifico. Ma mi serve una copia di un tuo documento di identità perché la banca lo richiede. Poi passerà il corriere a ritirare la merce”. In realtà, il documento di identità serve solo per avere i dati di un ingenuo venditore e disporre un addebito sul suo conto. Le spiacevoli sorprese sono sempre in agguato. Purtroppo, a volte, l'emozione della vendita facile fa perdere lucidità. Invece bisognerebbe chiedersi: «Chi potrebbe ragionevolmente fare un bonifico per merce che non sa nemmeno se esiste?». Scrivo: “gradirei contanti alla consegna”. La chat resta muta e scompare la foto profilo dell'ipotetica acquirente.

Subito dopo squilla il telefono. L'interlocutore dice di essersi entusiasmato per la vecchia cucina. Insiste per comprarla e pagarla: “Basta che tu vada in un ufficio postale che ti accredito subito l'importo”. Io provo a dire che basta un vaglia ordinario, ma lui insiste per “pagare” immediatamente: «Se non riesci, manda in posta una persona di fiducia, che gli faccio arrivare i soldi». In realtà, una volta in posta tenderebbe la trappola nella quale sono già caduti in tanti: farebbe digitare codici al postamat (o al bancomat) spiegando che così si ottiene l'accredito. Invece il finto acquirente si fa versare somme su un proprio conto o una carta ricaricabile. Anche più volte di fila. Dico: “telefonami domani”. Mai più sentito.

Poco dopo, un'altra offerta di acquisto con pagamento immediato: il gioco si ripete. Mi devo rassegnare: anche se sul sito le visualizzazioni sono ormai un centinaio, in realtà i miei mobili non interessano a nessuno. A parte i truffatori. La cucina avrà comunque una nuova vita: in garage custodirà i flaconcini dei prodotti per i fiori e quelli per la cura dell'auto.

© Riproduzione riservata

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