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Archivio di Stato

Smeraldi, principe dei cartografi

Smeraldi, principe dei cartografi

di Antonio Bertoncini

14 Maggio 2022,03:01

Difficile immaginare quanta strada abbiano percorso cinque secoli fa gli stivali di Smeraldo Smeraldi, che si aggirava sulle rive del Po e lungo i canali della Bassa con i suoi strumenti di misura, l’occhio clinico per individuare i rischi di una piena o la deviazione – qualche volta truffaldina – di un corso d’acqua. Lo immaginiamo parlare con i contadini, godersi un buon pezzo di formaggio e un bicchiere di vino, individuando e consigliando interventi e soluzioni per una miglior convivenza fra gli uomini e gli eventi della natura. E ce lo possiamo raffigurare anche frugare con carta e penna fra filari di alberi, corsi d’acqua, strade di confine, per immortalare l’immaginaria linea che correva fra un Ducato e l’altro, con i suoi tratti lievi che nascondevano una rigorosa scientificità, fino al punto che le sue carte, innumerevoli e preziose, vennero persino classificate come segreti di stato, armi burocratiche formidabili per contrastare pretesi sconfinamenti da Milano, dagli Estensi o dai delegati pontifici. Tutto questo e molto altro ci racconta l’esposizione «Itinerari di Smeraldi - Rappresentazione e governo del territorio nell’opera di un cartografo farnesiano», allestita all’Archivio di Stato in via D’Azeglio 45, curata da Lucia Masotti e Fabio Stocchi, inaugurata giovedì, che resterà aperta ad ingresso libero, dal lunedì al venerdì, fino al 29 luglio prossimo.

La mostra ci fa rivivere l’avventura umana di Smeraldo Smeraldi, genio poliedrico, uomo di straordinaria curiosità, portato a sconfinare con risultati diversi in discipline diverse. Ingegnere, architetto e cartografo dei Farnese, Smeraldi ha lasciato una impronta profonda e significativa sul territorio dei Ducati di Parma e Piacenza. Il suo incessante operare lungo i confini nordorientali (1580-1634) è testimoniato da carte, relazioni, disegni, progetti ai quali ha lavorato fino a pochi giorni dalla morte.

Su incarico del Duca, o della Congregazione dei Cavamenti (gestione dei corsi d’acqua secondari, di cui era stato messo a capo), Smeraldo partiva di buona mattina dall’attuale Barriera Garibaldi per le sue visite lungo i canali nelle zone di Sorbolo, Mezzani e Colorno. In carrozza, a cavallo, in barca o a piedi, si recava «sulle mobili terre contese alle acque del Po, ai feudatari minori, ai domini confinanti».

«La lettura di diari e cartografie - scrivono i curatori della mostra - rivela il farsi della trama di conoscenze e interventi che viene delineando l’assetto del territorio e, con il fluire del tempo, il paesaggio. Un palinsesto la cui importanza è riconosciuta in ambito tecnico ben oltre l’epoca farnesiana: ancora nel XIX secolo mappe e corografie di Smeraldo vengono riprodotte e studiate».

L’esposizione «Itinerari di Smeraldi», insieme al seminario interdisciplinare «Dalla pergamena al pixel», rappresenta l’atto di apertura del Progetto di ricerca di interesse nazionale Fontes. Fonti geostoriche e sistemi informativi per la conoscenza e la gestione dei rischi ambientali e culturali, promosso da dipartimento Culture e civiltà dell’Università di Verona, dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma e Cnr-Irpi, sede di Torino, finanziato dal Ministero dell’Università. Al convegno hanno portato il loro contributo diversi relatori degli enti coinvolti, fra i quali Carlo Mambriani dell’Università di Parma e i curatori della mostra. «Questo progetto - ha specificato Lucia Masotti in apertura del convegno, coordinato da Valentina Bocchi, direttrice dell’Archivio di Stato - è l’inizio di un nuovo cammino e di un lungo itinerario interdisciplinare, di cui la poliedrica figura di Smeraldo è il simbolo più significativo, la riprova che la geografia si fa con i piedi». Ma oggi la si fa anche con le linee che corrono sul web, uno strumento essenziale per portarla fuori dalle aule accademiche e renderla strumento di gestione del territorio attraverso sistemi digitalizzati di schedatura, un nuovo labirinto di conoscenza che ci apre tanti angoli visuali e consente di rendere utili e fruibili strumenti cartografici creati diversi secoli fa. «Rinnovate prospettive metodologiche e nuovi interrogativi - si legge nell’introduzione all’esposizione - sono avanzati a sollecitare una ricerca sistematica sulle cartografie prodotte, nel tempo, per il governo delle regioni fluviali. La poliedricità dell’operare e dei saperi di Smeraldi è assunta come mezzo irrinunciabile per seguire le sue orme sulle carte e, oltre l’immagine, percepire il gioco di riflessi del potere».

Bocchi: «Mappe dai tratti inconfondibili»

Guardare al passato, pensando al presente e al futuro. Questo l’obiettivo del progetto Fontes, che parte dalla straordinaria produzione cartografica di Smeraldo Smeraldi, cartografo dei Farnese, per produrre modelli di ricerca potenzialmente utili a prevenire catastrofi ambientali o almeno a ridurne gli effetti. Ne parlano quattro fra i principali attori coinvolti nell’operazione: i membri del comitato scientifico Valentina Bocchi, direttrice dell’Archivio di Stato, che conserva la gran parte del patrimonio cartografico oggetto di studio, Carlo Mambriani, docente di Storia dell'architettura all’Università di Parma, e i due curatori, Lucia Masotti, ideatrice del progetto, che insegna Geografia all’Università di Verona, e Fabio Stocchi, ricercatore dell’Università di Parma.

Per Valentina Bocchi si tratta di un progetto interdisciplinare che valorizza le raccolte cartografiche. «Partiamo dalla mostra su Smeraldo per valorizzare le ricchissime raccolte in nostro possesso, tramite un percorso di ricerca che abbina la ricognizione dei fondi cartografici con il processo di fruizione digitale. L’abbiamo inaugurata in contemporanea con la mostra sui Farnese, nella quale la cartografia storica occupa uno spazio rilevante, anche grazie ai 93 pezzi esposti provenienti dal nostro Archivio. Il progetto mette insieme competenze archivistiche, geografiche, ingegneristiche e informatiche, che confluiscono in un unico percorso di ricerca, che ne costituisce il valore aggiunto. Smeraldo è il principe dei cartografi: le sue mappe, costruite con un tratto bellissimo ed elegante, sono inconfondibili. Il progetto triennale partirà a giugno, lavorando su 5 secoli di materiale cartografico, dal 1300 al 1800».

Carlo Mambriani parla invece di fonti d’archivio utili per sostenere i sistemi decisionali. «Come Facoltà di Ingegneria e Architettura, dieci anni fa abbiamo prodotto una ricerca su commissione di Fondazione Cariparma, che ci ha chiesto di indicare criteri e priorità per investire risorse sui beni architettonici e artistici. Noi abbiamo creato un algoritmo per l’individuazione con criteri scientifici delle priorità di intervento, dettate dallo stato dei singoli beni, quali chiese e molte altre strutture di interesse storico artistico. Con questo progetto - riconosciuto dal Mur di rilevante interesse nazionale - lavoriamo in modo analogo. Mettiamo insieme le competenze di geografi, geologi, ingegneri, storici dell’architettura e territorio, esperti di archivistica e informatici: la sfida è quella di utilizzare le fonti d’archivio, in questo caso la cartografia, per indirizzare e sostenere il sistema decisionale nell’azione di prevenzione e di riduzione del danno degli eventi calamitosi.

Dalla geografia un contributo per mitigare il rischio idraulico è invece il tema di Lucia Masotti. «A Verona lavoriamo da molti anni sulla cartografia relativa soprattutto al medio corso del Po, con l’intento di sostenere e indirizzare gli interventi degli enti preposti al governo delle acque per mitigare il rischio idraulico. La geografia si occupa di leggere le carte storiche fornendo indicazioni utili alla mitigazione di rischi ambientali e alla salvaguardia di beni culturali. Abbiamo svolto interventi in questo senso in occasione dell’alluvione in Veneto nel 2010 per ricostruire l’evoluzione dei corsi d’acqua allo scopo di individuare in quali punti potessero essere costruite le casse di espansione. E’ utile, per esempio, sapere che nel corso degli ultimi secoli, a Bocca d’Enza, il corso del Po si è spostato di 3 chilometri. Per il progetto in atto, a Verona si lavora sulla geografia, a Parma soprattutto su architettura e edifici».

Fabio Stocchi affronta il tema «Smeraldi, 50 anni fra Enza, Parma e Po». «Apriamo la mostra su Smeraldi durante la settimana “Quante storie nelle storia”, dedicata alla didattica negli archivi, promossa dalla Regione Emilia Romagna, e in contemporanea con la mostra sui Farnese in Pilotta, che con Smeraldi ha molto a che fare. Ci siamo concentrati sul mezzo secolo di lavoro di Smeraldo nella bassa Padana, tra Enza, Parma e Po. Nei comuni di Sorbolo, Colorno e Mezzani, Smeraldo ha lasciato i segni della sua poliedrica attività di cartografo ed esperto di gestione delle acque, di documentazione dei confini e di rischi idraulici. In mostra ci sono oltre 30 mappe, di cui alcune inedite. Smeraldi ha realizzato diverse versioni di mappe su Parma, di cui alcune sono andate disperse nei bombardamenti della Pilotta, ma gli originali erano stati riprodotti nei secoli successivi, ad esempio da Agostino Sardi. In Pilotta è conservata una mappa originale della città, mentre quella commissionata da Alessandro Farnese per individuare il sito su cui costruire la Cittadella è andata persa sotto le bombe del 1944. Comunque si può dire che Smeraldo è ancora vivo dopo 500 anni: ci regala una miniera di informazioni su calamità, corsi d’acqua, piene del Po, canali, e si trovano ancora tracce di opere progettate da lui, manufatti idraulici, lungo canali, ponti e chiaviche delle terre mediopadane.

A.B.

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