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Cambiamenti climatici: a Parma notti tropicali, caldo torrido e siccità

Cambiamenti climatici: a Parma notti tropicali, caldo torrido e siccità

20 Maggio 2022,03:01

Le ripercussioni dei cambiamenti climatici a livello locale. È partito da questo tema di grande attualità il convegno tenutosi nei giorni scorsi al centro Santa Elisabetta del Campus. Ad organizzarlo, sotto il coordinamento di Renzo Valloni, il Centro di etica ambientale (Cea), Arpae Emilia Romagna, l’Università, e KilometroVerdeParma.

L’idea di organizzare un momento di riflessione aperto al pubblico nasce dopo la pubblicazione del sesto Rapporto Ipcc 2022, che segnala un quadro climatico in peggioramento. Il documento rivela «che non abbiamo mantenuto la promessa dell’accordo della conferenza di Parigi del 2015 – mette subito in chiaro Corrado Clini, già ministro dell’Ambiente – cioè di abbattere le emissioni in atmosfera di gas con effetto serra, in modo da contenere entro 1,5 gradi la traiettoria di aumento della temperatura media globale».

È stato stimato che «Più di tre miliardi e mezzo di persone vivono in situazioni a rischio a causa dell’innalzamento delle temperature medie – prosegue Clini –. Le risposte devono arrivare rapidamente ed essere a carattere globale, in un’ottica di collaborazione però, non di competitività».

È importante allora «agire e chiedere che si agisca al più presto – commenta Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Kilometroverde Parma –, nei report sono descritte anche le strade da intraprendere per salvare la situazione: la scienza ci sta già dando delle risposte chiare da ascoltare».

Il clima è parte dell’ecosistema «mondo» ed è in stretta correlazione con «le diseguaglianze sociali, l’analfabetismo strutturale o di ritorno, le tensioni geopolitiche, l’impoverimento degli altri ecosistemi» fa notare Massimo Mazzer del Cnr. Compresi i bacini idrografici e i loro habitat.

«È necessario un approccio diverso anche nei confronti delle risorse d’acqua – afferma Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità distrettuale del fiume Po – i periodi di siccità risultano prolungati», con una vera e propria «variazione dei flussi nelle diverse stagioni: il clima entra nel ciclo idrologico» conferma Giuseppe Ricciardi di Arpae.

Il focus è su tutta la regione Emilia Romagna, dove «le curve delle temperature massime estive si sono distribuite verso valori più caldi – spiega Valentina Pavan, dell’Osservatorio clima di Arpae – e valori più alti saranno sempre più probabili con conseguente aumento delle onde di calore».

La variazione delle temperature «implica che molte coltivazioni saranno possibili laddove nel passato non lo erano, questo senza considerare poi gli effetti delle elevate temperature che fanno sì che alcune zone del Sud diventino meno idonee» riflette Cinzia Alessandrini, dell’Osservatorio Clima di Arpae.

Poi le riflessioni si sono concentrate sul territorio di Parma con Paolo Fantini e Giovanni Tedeschi, che hanno presentato la tendenza degli indicatori del clima urbano di Parma con riferimento anche agli eventi estremi. Mentre Patrizia Rota, Barbara Caselli e Michele Zazzi (Dipartimento di Ingegneria e Architettura Unipr) hanno presentato una sintesi delle ricerche svolte in Ateneo sul rischio da isola di calore per la città di Parma: «Il quartiere più caldo? Il San Leonardo – fanno sapere –, anche a causa della scarsità di verde».

I dati parlano chiaro: a Parma i giorni di caldo torrido, superiore a 34 gradi, negli ultimi 30 anni sono raddoppiati. I periodi di siccità con più di 40 giorni consecutivi sono sempre più diffusi. Se dal 1900 al 1930 si sono verificati solo una volta, dal 1991 al 2020 sono stati ben dodici. Aumentano anche le «notti tropicali» con temperatura minima superiore a 20 gradi.

È chiaro allora «il ruolo fondamentale del verde urbano e periurbano per un clima più equilibrato» conclude Antonio Mortali del Consorzio Forestale Kilometroverde.

Anna Pinazzi

© Riproduzione riservata

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