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LA STORIA

Cinquant'anni fa lo schianto mortale di «Riccardone» che mise fine alla Castione-Neviano

Cinquant'anni fa lo schianto mortale di «Riccardone» che mise fine alla Castione-Neviano

20 Maggio 2022,03:01

Carlo Benelli aveva una passionaccia per i motori, in particolare per le corse in salita. Rampollo di una famiglia di industriali, titolari, nel settore chimico, della «Ruggiero Benelli», fondata nel 1907, fin da giovane aveva avuto per le mani bolidi a quattro ruote con cui aveva affrontato varie classiche sia su pista, come la 1000 km di Monza, che in salita quali la Trento-Bondone o lo Spino di Pieve Santo Stefano.

Super Iride e Super Faust erano i prodotti di punta della Benelli, un colorante per tessuti e un insetticida, pubblicizzato questo da un personaggio di cartoni animati, Riccardone SuperFusto, nei caroselli dell’epoca. E proprio Riccardone era il nome «di battaglia» scelto da Benelli per le sue gare. Il 20 maggio 1972 era un sabato: la mattina a Milano, in una atmosfera di cupa tensione, c’erano stati i funerali del commissario Calabresi, assassinato tre giorni prima.

Cronoscalata

Sulle nostre strade erano in programma le prove ufficiali della cronoscalata Castone Baratti-Neviano Arduini, che giungeva alla ottava edizione. Dopo aver ottenuto molti successi, e vinto il Trofeo della Montagna nel ’70, con l’Alfa Romeo Gta e l’Abarth Sport, nel 1971 Carlo Benelli aveva acquistato un’Alfa 33/3, in realtà modello forse più adatto alla pista che alle agili curve delle salita. Quello stesso anno, però, proprio nella Castione-Neviano, aveva ottenuto un ottimo secondo posto assoluto, e primo di classe, alle spalle dello specialista Edoardo Lualdi. Che nel 1972 non partecipava alla corsa, rendendo di fatto Riccardone il favorito della vigilia. Eppure lui aveva confessato agli amici che quella sarebbe stata la sua ultima corsa. La moglie aveva appena partorito il suo secondo figlio e lui, a 29 anni, voleva ormai impegnarsi in azienda come il fratello maggiore Roberto lasciando così, sia pure a malincuore, le corse.

Imprenditore

Un’azienda florida, al punto che la sua famiglia viveva nella storica e lussuosa Villa Palmieri, a Fiesole, edificio del 1300 nel cui parco Boccaccio aveva ambientato la cornice del Decameron.

La Castione-Neviano naturalmente era un evento epocale per il territorio a cavallo tra i comuni di Traversetolo e Neviano. I piloti, a decine, arrivavano tra il giovedì e il venerdì ed effettuavano con i loro bolidi rombanti (molti erano vetture di serie ‘’truccate’’) i primi giri di ricognizione. Poi il sabato c’erano le prove ufficiali a strade chiuse e la domenica la competizione. Il tracciato prevedeva due chilometri pianeggianti con lunghi rettilinei e poi, alle porte di Provazzano, i primi di una serie di tornanti che portavano, in altri tre chilometri, al capoluogo.

Quel 20 maggio del ’72 nella prova cronometrata Riccardone con la sua Alfa blu dai bordi dorati, stessi motivi del casco, un bolide da 400 cavalli, sfrecciò sulle prime curve di Provazzano dov’erano assiepati, quasi in un piccolo anfiteatro, centinaia di appassionati e curiosi. Entrò in paese ma poi inspiegabilmente, nell’affrontare una curva che piega a destra, la sua auto uscì di strada e si schiantò contro un muretto alto un metro e trenta, in cemento armato, a sostegno del terrapieno su cui era ancora in costruzione una villetta.

Schianto mortale

Erano le 15,53: un urto tremendo, si calcolò che l’auto stesse facendo i 120 all’ora. La vettura si spezzò in due, metà sopra e metà ai piedi del muro. Sui rottami in basso il cadavere del pilota, morto sul colpo e proiettato fuori dall’abitacolo. La vettura prese immediatamente fuoco in entrambi gli spezzoni e, anche se a pochi metri stazionava proprio il mezzo attrezzato per spegnere gli incendi in corsa, il tempestivo impiego degli estintori non bastò a evitare la tragedia, che peraltro si era già consumata: l'autopsia parlò infatti di frattura delle vertebre cervicali.

Grande fu lo sgomento di residenti e appassionati radunatisi sul posto davanti alla drammatica scena. La corsa fu immediatamente sospesa e annullata.

Il giallo dei chiodi

Non si sarebbe mai più disputata, anche perché un’ora dopo, un chilometro più su, la Polizia Stradale trovo decine di chiodi da tappezziere sull’asfalto. Un gesto sconsiderato di qualche residente, forse infastidito dalle strade chiuse che ostacolavano i lavoro campestri, o semplicemente squilibrato, che voleva appunto sabotare la corsa. I chiodi però, fu appurato, non avevano nulla a che fare con l’incidente che costò la vita a Carlo Benelli. Si ipotizzarono diverse cause, da un malore allo slittamento della ruota anteriore sulla ghiaia che fiancheggiava in quel punto la sede stradale a un malfunzionamento del cambio. In realtà non ci fu mai una spiegazione ufficiale.

Ricordi scolpiti

La famiglia accorse all’ospedale di Parma (la moglie non aveva seguito Benelli perché reduce dal parto del secondo figlio) e negli anni successivi volle apporre una targa sul muro contro cui si spense la vita di Riccardone. Muro che l’urto tremendo aveva spezzato in due nonostante i 25 centimetri di sezione. La targa (“A Riccardone una prece’’ recita) c’è ancora oggi, circondata da un bel roseto, così come il piccolo campo sportivo del paese, intitolato a Carlo Benelli l’anno dopo alla presenza dei familiari, al suo ingresso ha una pietra commemorativa.

Quel giorno con Benelli morì anche il Riccardone televisivo, che la omonima azienda fece sparire dai palinsesti. L’Aci di Parma che organizzava la Castione-Neviano, la cancellò per sempre. Solo nel 2009 si tenne una edizione rievocativa dell’evento ma non competitiva.

La mamma e i familiari di Riccardone per una ventina d’anni ogni 20 maggio sono arrivati a Provazzano a deporre fiori e pregare sul luogo dell’incidente. Poi, pian piano, il ricordo si è sbiadito ma, rimanendo inciso nei luoghi, non si è mai cancellato.

Paolo Grossi

© Riproduzione riservata

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