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Il fidentino Elia Legati

«Così abbiamo eliminato la Reggiana»

«Così abbiamo eliminato la Reggiana»

di Pietro Razzini

23 Maggio 2022,03:01

Cinquecento presenze tra i professionisti. Un traguardo prestigioso per un atleta che, ancora oggi, indossa la fascia di capitano. Elia Legati, difensore fidentino doc, sta guidando la Feralpisalò nei playoff di promozione verso la Serie B. Una sfida importante per la società, giovane ma ambiziosa. Una doppia partita non banale per lui: «Contro la Reggiana abbiamo vinto sia la gara d’andata che quella di ritorno. Sicuramente sono state serate speciali. Sono il capitano di una squadra composta da persone di qualità. Serve esperienza in queste partite. Ho compagni che ne hanno tanta, proprio come me. Quando leggo il numero 500, ripenso ai miei esordi».

Le giovanili con il Milan?
«Abitavo a Milanello. Era la squadra che vinceva in Europa. Quella di Pirlo, Cafù, Kakà. Mi allenavo spesso con loro. Ho osservato questi campioni dentro e fuori dal campo. Il loro esempio è stato utile per tutta la mia carriera. Quel periodo rimarrà tra i ricordi più belli, non solo dal punto di vista calcistico ma anche educativo».

Quali compagni di quella Primavera ce l’hanno fatta?
«Ignazio Abate, è diventato una bandiera rossonera. Romano Perticone ha vestito maglie importanti come quella del Verona, della Cremonese, del Livorno. E poi c’era il più forte di tutti: Davide Astori. Aveva una grande difesa quel Milan».

Lei ha indossato anche la maglia azzurra Under 20.
«Qualche volta ci ripenso e mi sento fiero. Ho ancora a casa la divisa dell’Italia che ho indossato. Ricordo bene la tensione prima dell’inizio di ogni partita. Non ho avuto tante occasioni di difendere i colori della mia nazione ma sono contento di avere avuto anche questa opportunità».

Padova è stata una tappa importante della sua carriera.
«Penso sia stata contemporaneamente la più bella e la più triste della mia vita calcistica. Nel primo dei quattro anni in Veneto abbiamo raggiunto la finale per andare in serie A. Nel secondo e nel terzo eravamo una bella realtà di Serie B. Nell’ultimo, il fallimento della società che mi ha lasciato una profonda amarezza».

Tra i suoi compagni di squadra c’era anche Vincenzo Italiano, attuale tecnico della Fiorentina?
«È stato il mio capitano nei primi due anni. Vincenzo era già un allenatore in campo. Parlava sempre di calcio. Era un martello. E immagino lo sia ancora».

Tra i suoi compagni di squadra chi ha maggiormente nel cuore?
«Oltre agli attuali della Feralpisalò, voglio citare Romano Perticone, amico fraterno sin dai tempi del Milan, Trevor Trevisan e Francesco Renzetti con cui ho condiviso lo spogliatoio a Padova. Infine Carlo Mammarella, conosciuto a Vercelli e attuale dirigente della Ternana».

Gli avversari più complicati da affrontare?
«Ne voglio citare due in particolare: Ciccio Caputo, sin dai tempi dell’Entella, e Mirko Antenucci, un attaccante di grande qualità che ha avuto una bella carriera ma che, secondo me, valeva ancora di più».

Cosa pensa se guarda indietro?
«Penso che senza la mia famiglia, quella d’origine e quella attuale, nulla sarebbe stato uguale. Mia moglie Martina e i miei figli, Ginevra e Giacomo, sono sempre con me. Impossibile dimenticare gli amici di Fidenza, con cui sono cresciuto e con cui sono ancora in contatto. Sono orgoglioso di questo traguardo e lo voglio condividere con tutti coloro che, anche per brevi tratti, hanno corso con me».

Pietro Razzini

© Riproduzione riservata

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