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OMICIDIO DI VICOFERTILE

I giudici: «Mallardo non si è pentito e ha anche cercato di mettere in cattiva luce la vittima»

I giudici: «Mallardo non si è pentito e ha anche cercato di mettere in cattiva luce la vittima»

di Georgia Azzali

24 Maggio 2022,03:01

Quei ricordi a intermittenza. Con la luce che si spegne proprio negli istanti dell'aggressione. «Il carcere mi ha cancellato la memoria», aveva balbettato durante il processo, Patrick Mallardo, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Daniele Tanzi nella notte tra il 4 e il 5 maggio 2021 nella struttura abbandonata di Vicofertile. Eppure, poco dopo il delitto aveva confessato tutto agli inquirenti (senza la presenza del difensore) e anche quando era già in via Burla, a più di un mese dall'omicidio, aveva detto alla madre: «Tutti i movimenti me li ricordo, filo per filo...». Ma allora perché quelle dichiarazioni in udienza? «Dettate da una strategia processuale, quella di apparire come persona incapace di intendere e volere», scrive la Corte d'assise, presieduta da Alessandro Conti, nella sentenza depositata nei giorni scorsi. Perché Mallardo aveva saputo invece descrivere senza esitazioni la relazione con l'ex fidanzata Maria Teresa Dromì e le minacce ricevute da Daniele, che aveva preso il suo posto al fianco della ragazza. «L'imputato - sottolineano i giudici - non ha mostrato alcuna resipiscenza, non si è assunto alcuna responsabilità e ha cercato di mettere in cattiva luce la Dromì e Tanzi, come se in qualche misura quanto accaduto potesse essere ricondotto a comportamenti scorretti o minacciosi tenuti dagli stessi».

Ma era stato Patrick, 19 anni compiuti lo scorso ottobre, ad infilarsi quella notte di maggio nella «fabbrica» e a straziare il corpo di Daniele: 33 coltellate tra cuore e polmoni. Non c'era nessun uomo incappucciato che poi si era dileguato, come aveva costretto in un primissimo momento a far dire a Maria Teresa. I giudici non hanno dubbi sulla sua colpevolezza, nonostante i «non ricordo» al processo. «Tutti gli elementi probatori acquisiti - si legge nella sentenza - permettono di ritenere dimostrato che non vi è stata alcuna colluttazione tra l'imputato e il Tanzi, che quest'ultimo è stato aggredito mentre stava dormendo; non è stato acquisito, inoltre, alcun elemento che possa portare a ritenere che le coltellate al Tanzi siano state inferte da persona diversa da Mallardo».

Tre ragazzini. Tre diciottenni che spesso condividevano i pomeriggi al parco Ducale e le serate in giro tra i casolari abbandonati. Ma Maria Teresa doveva pagare per la sua decisione. Per aver scelto di continuare a stare con Daniele, nonostante Patrick l'avesse lasciata qualche mese prima. Ma il filo non si era mai completamente spezzato: tre giorni prima erano stati insieme, eppure lei non aveva detto addio a Daniele. E Patrick era geloso. Eccolo il movente. Così banale, da far scattare l'aggravante (da ergastolo) dei futili motivi. «Solo un pretesto - spiegano i giudici - per dare sfogo alla propria aggressività nei confronti di Tanzi».

Si era mosso di notte, Mallardo. E aveva ferito anche Maria Teresa, distesa accanto a Daniele nella «fabbrica». Ma non aveva premeditato l'omicidio, secondo la Corte. Troppo breve, considerando quanto chiarito dalla giurisprudenza, il lasso di tempo tra il progetto e l'esecuzione dell'omicidio. «E' plausibile - sottolineano i giudici - che la decisione di uccidere Tanzi sia stata presa dal Mallardo solo alle ore 22 del 4 maggio 2021 (Daniele morirà tra le 23,30 e l'1, ndr) allorché egli, già arrabbiato per le risposte ricevute nel pomeriggio dalla Dromì, che gli aveva rappresentato di aver in qualche modo ripreso la relazione con il Tanzi, una volta venuto a conoscenza del fatto che la Dromì e Tanzi erano andati insieme (lei gli aveva inviato dei messaggi dicendogli che erano alla “fabbrica”, ndr), ha deciso di approfittare delle circostanze di tempo e di luogo favorevoli e quindi di liberarsi del rivale in amore».

Poi, anche lui si è trovato di fronte all'abisso. Ergastolo, a 19 anni. In attesa dell'appello.

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