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L'Aia di Parma compie 90 anni: una storia gloriosa e una scuola di vita

Una storia gloriosa e una scuola di vita

di Alberto Dallatana

27 Maggio 2022,03:01

Quella giacchetta, che un tempo era solo nera mentre oggi è delle più disparate tinte fluorescenti, l’hanno vestita in migliaia di ragazzi che poi sono diventati uomini. Per qualcuno è stata un’esperienza breve, per altri è durata una vita intera. Ma a tutti, indipendentemente dalla durata, l’essere arbitro di calcio ha lasciato qualcosa dentro.

Ed è per questo che domani, quando la sezione Aia di Parma festeggerà i suoi primi novant’anni di vita con una cerimonia all’hotel San Marco di Pontetaro, la celebrazione toccherà ben più dei 215 associati di oggi, la metà dei quali sono arbitri effettivi tra i 14 e i 50 anni (cinque le donne), di sette nazionalità diverse. Una storia cui fa da prologo il decennio 1922-1932, quando quello degli arbitri parmigiani era un semplice gruppo, organizzatosi poi novant’anni fa in una Sezione vera e propria. La prima sede in Strada Repubblica, all’incrocio con via XXII Luglio, sopra ad un bar e con una sala da ballo utile per le riunioni, poi la sede in via degli Ospizi Civili, una breve parentesi in via Montanara, quindi quella in via Saffi e poi il trasferimento dov’è oggi, nella moderna Casa dello Sport a Moletolo.

Mura diverse, tempi diversi e stessa passione. Dai tempi di Varazzani a quelli di Michelotti, da Prati fino a Meli e altri sei elementi oggi in categorie nazionali. Dedicata a Ferruccio Bellè, tragicamente scomparso nel ‘69 in un incidente stradale, la casa degli arbitri parmigiani oggi vede al timone Cristian Canu, classe 1983, alla presidenza dal 2021: «Dal mio predecessore, Matteo Comastri, ho ereditato una Sezione in salute – spiega Canu -, anche se il Covid qualche segno lo ha lasciato. Qualcuno, con lo stop dei campionati, ha fatto altre scelte e si è allontanato, ma in compenso con gli ultimi quattro corsi da arbitro abbiamo reclutato una quarantina di nuovi ragazzi e l’età media si è abbassata. E poi Parma è una città universitaria, per cui raccoglie ragazzi che vengono a studiare qui da altre province dove già erano arbitri. Com’è successo al sottoscritto, approdato qui dalla Sardegna nel 2001 e passato alla Sezione di Parma».

In questa stagione i fischietti parmigiani hanno diretto duemila partite fra quelle di competenza provinciale, «e abbiamo fatto debuttare dieci ragazzi in Seconda Categoria. Non male», spiega Canu. Uno sport vero e proprio, quello dell’arbitraggio, «con allenamenti due volte a settimana qui a Moletolo e riunioni tecniche per continuare ad aggiornarci, ma anche attività ricreative come tornei di calcio e perfino di padel». Fra l’altro, tra i 14 e i 16 anni, i ragazzi possono avere un doppio tesseramento, da calciatori e da arbitri, «in modo che possano provare entrambe le esperienze, senza rinunciare all’una o all’altra, e poi decidere con quale proseguire – prosegue Canu -. Dopo l’estate inizieremo un nuovo corso per arbitri. Chi ha voglia di fare il primo passo, poi si innamora delle dinamiche e del gruppo. Nelle difficoltà viene guidato per superarle, soprattutto a livello mentale».

Lo conferma Alberto Boschi, che dopo una carriera con il fischietto in bocca arrivata fino in serie A, da dirigente Aia ha ricoperto praticamente tutti i ruoli a parte quello di presidente Nazionale e oggi, fra le altre cose, è uno dei tre membri del Comitato dei Garanti del calcio a livello nazionale: «Diventare arbitro mi ha cambiato. Da tipo introverso che ero, sono stato «costretto» ad aprirmi. L’arbitraggio è una grande scuola di vita».

© Riproduzione riservata

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