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Vaiolo delle scimmie

Cozzolino: «Non si ripeterà l'emergenza Covid»

Cozzolino: «Non si ripeterà l'emergenza Covid»

28 Maggio 2022,03:01

Resta ricoverato in isolamento presso il reparto di malattie infettive dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna il primo caso di Monkeypox (il vaiolo delle scimmie) identificato in Emilia-Romagna. Si tratta di un cittadino cileno di 35 anni che mercoledì scorso si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale bolognese con alcune vescicole cutanee. Sottoposto al tampone previsto in questi casi (si analizza un campione del liquido contenuto in una vescicola), il 35enne è risultato positivo al virus ed è stato immediatmente ricoverato.

Il contagio non è avvenuto, stando alle ultime indicazioni, in regione bensì in Spagna, più precisamente a Madrid, dove l'uomo aveva frequentato nei giorni precedenti al ritorno in Italia un locale dove poi sono stati segnalati più casi positivi.

«Stiamo seguendo con grande attenzione l'evolversi della situazione per spegnere immediatamente ulteriori focolai - spiega Paolo Cozzolino, presidente dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell'Emilia-Romagna - Il virus comunque lo conosciamo da tempo e la situazione nel nostro territorio al momento non desta alcuna preoccupazione». Ma dopo la pandemia Covid la sensibilità chiaramente si è alzata su questi temi. «Comprensibile sia così», aggiunge il dottor Cozzolino, «ma non si arriverà mai ad una situazione simile a quella che abbiamo vissuto negli ultimi due anni. Prima di tutto perché questo virus è contagioso solo quando appaiono i sintomi mentre per il Covid, lo abbiamo vissuto tutti sulla nostra pelle, questo poteva avvenire anche da soggetti asintomatici o prima che si evidenziasse la malattia. In più la trasmissione più frequente avviene da sfregamento della cute, in particolare dove sono presenti le tipiche vescicole. Il vaiolo delle scimmie può avere quindi gravi conseguenze, anche se questo avviene raramente, ma non potrà mai avere una velocità di trasmissione paragonabile al Covid. Per avere 500 contagiati da coronavirus basta per capirsi pochi giorni, del vaiolo delle scimmie al momento ne abbiamo registrati 119 e tutti sono riconducibili al focolaio della Spagna, poi propagato nei cinque continenti».

Il prossimo mese sarà comunque quello decisivo, almeno sembra, per capire come l'evoluzione del contagio. «La malattia prevede 21 giorni di isolamento e se noi saremo in grado di tracciare i casi nel prossimo mese potremmo spegnere tutti i focolai - sottolinea sempre Cozzolino - Serve insomma attenzione e un monitoraggio costante della situazione, soprattutto per evitare che la circolazione dell'infezione possa portare ad una sua mutazione». E come per il Covid ci sarà la corsa al vaccino? «Attualmente un preparato non c'è e, visti i numeri del contagio, non c'è nemmeno bisogno di pensare ad una campagna di immunizzazione della popolazione - risponde Cozzolino - Il vaccino per il vaiolo umano, quello che usavamo fino agli anni '80, potrebbe comunque essere utile per alzare la protezione per chi è entrato in contatto con una persona infetta. Questo vaccino è stato studiato poi per essere prodotto in grande quantità in tempi molto rapidi. La produzione insomma è già pronta ma in questo momento non ce n'è l'esigenza». Per chi ha avuto invece la vaccinazione sino agli anni '80 «la protezione potrebbe anche servire perché la memoria immunologica può sempre dare una mano, anche se sono passati ormai tanti anni. Comunque adesso quello che conta non sono i vaccini ma cautela e le solite prevezioni di igiene personale che abbiamo applicato in questi mesi».

Giuseppe Milano

© Riproduzione riservata

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