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Intervista

Giacobazzi al Regio: «Mille volti e una bugia»

Giacobazzi al Regio: «Mille volti e una bugia»

di Anna Pinazzi

29 Maggio 2022,03:01

«Pronto? Sono Giacobazzi». Inizia così l’intervista Andrea Sasdelli, volto, voce, verve del personaggio comico romagnolo Giuseppe Giacobazzi, assoluto protagonista delle serate «Zelig». Quella risposta – immediata e naturale – rende in pieno il significato dello spettacolo «Noi, mille volti e una bugia» che presenterà domani e martedì alle 21 al Teatro Regio. Il palco diventa lo specchio attraverso cui guardarsi e cercare, nel riflesso, di tracciare i confini tra l’uomo e la maschera. Dove finisce Andrea, dove inizia Giacobazzi? Lo scopriremo solo sul palco, ma nel frattempo – non sappiamo se l’uomo o la maschera – si racconta.

«Noi, mille volti e una bugia», cosa significa?
«Sono i “noi” che vediamo riflessi nei nostri mille volti convivendo, spesso a fatica, con la bugia del compiacerci e del voler piacere a chi ci sta di fronte. È una questione che mi tocca particolarmente e che mi ha permesso di indagare ancora più a fondo il rapporto tra Andrea Sasdelli e Giuseppe Giacobazzi».

Cosa le ha regalato Giacobazzi?
«Momenti davvero indimenticabili, dal primo esordio al “Costipanzo Show”, al primo passo sul palco di Zelig: da lì la mia carriera ha preso il volo. Quindi il successo, la possibilità di fare il lavoro che amo. Ma devo dire che Giacobazzi mi ha anche tolto qualcosa».

Ad esempio?
«Il tempo. Non è mica una cosa piccola eh! (afferma con marcato accento romagnolo). Lo ha tolto a me e di conseguenza alle persone che amo di più, che stanno al mio fianco, ai miei affetti. Con l’esperienza, però, devo dire che con Giacobazzi ho trovato un buon equilibrio».

Cosa farebbe Giacobazzi che Sasdelli non farebbe mai?
«Sicuramente frequentare diverse donne contemporaneamente (ride). Andrea è “molto monogamo”, Giuseppe mica tanto».

Lo spettacolo, come il suo rapporto con la maschera, è molto «pirandelliano».
«Assolutamente sì, il richiamo è molto forte. La scrittura di Pirandello ha permesso di creare uno spettacolo comico, ironico, ma allo stesso tempo in grado di fare riflettere profondamente e, perché no, anche un po’ di autoanalizzarsi».

Pirandello scriveva: «Ti accorgerai a tue spese, lungo il cammino della vita, che incontrerai molte maschere e pochi volti». Lei ha incontrato più maschere o volti?
«Ho incontrato sia maschere che volti. Ma sono stato fortunato: le maschere che ho incontrato o erano innocue o le ho scoperte prima che potessero prendermi in giro».

Sembra, allora, che con il suo spettacolo voglia anche mettere il pubblico in guardia da qualcosa…
«Sì. Dalla cattiveria e dalla falsità. Non tollero la mancanza di rispetto».

Cosa vuole dire, ancora, al pubblico parmigiano?
«Che non vedo l’ora di incontrarlo e di ridere insieme. Perché ogni volta lo scambio di energie è pazzesco e anche un po’ terapeutico, soprattutto in questo momento così complesso».

© Riproduzione riservata

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