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INTERVISTA A SALVINI

«Io a Mosca? Se serve alla pace è giusto provarci»

«Io a Mosca? Se serve alla pace è giusto provarci»

di Claudio Rinaldi

29 Maggio 2022,03:01

Dal viaggio a Mosca alla tenuta del governo Draghi, dalle tensioni nel centrodestra ai rincari di gas e energia elettrica, dalla battaglia per i referendum al voto per il nuovo sindaco di Parma.

Il leader della Lega Matteo Salvini, ieri a Parma per un incontro con i cittadini al Peter Pan di via Farini, ha risposto alle domande della «Gazzetta» sugli argomenti “caldi” del momento.

Il tema del giorno è la sua missione in Russia: parte, non parte? Chi conta di incontrare?

«Io ho dato la mia disponibilità per contribuire, per quello che posso, a far tacere le armi. Dopo quattro mesi di guerra, di bombe, di morti, nessuno può permettersi il lusso di tirarsi indietro. Questo è il dovere della politica. Questo è lavorare per la pace: senza protagonismi, senza strappi, ma anche senza voltare lo sguardo dall'altra parte di fronte a un'immane tragedia. Avere insulti, minacce e attacchi per una missione di pace fa riflettere. Se devo creare divisioni sto con i miei figli. Non essendo un viaggio di piacere, ma un viaggio in una zona di guerra, se si aggiunge il coro di sottofondo di Letta, Meloni, Renzi, Calenda e degli intellettuali radical chic che preferiscono le armi e il conflitto, vediamo se ci sono le condizioni: per la pace sono disposto a tutto, a incontrare tutti. Continuo a lavorare giorno e notte, dialogando con Kiev e con Mosca».

Qualche ministro si è detto sconcertato. Anche all’interno della Lega pare non siano tutti d’accordo.

«Sulle presunte divisioni interne alla Lega esiste una letteratura ormai trentennale, a cui si appassionano solo certi giornalisti dalla fervida immaginazione. Io ho condiviso con tutta la Lega che le priorità per l'Italia sono due: pace e lavoro. E ho pieno mandato per lavorare in questa direzione».

Come e in che tempi pensa che la guerra finirà?

«Siamo in una fase cruciale, forse l'ultima in cui si può sperare di aprire una trattativa di pace. Altrimenti, come sempre accade in questi casi, il tempo non farà che acuire le distanze tra i contendenti. Perché guerra chiama guerra. Tragedia chiama tragedia. Dobbiamo osare ora un'iniziativa di pace, sulla scia di quanto fatto dal nostro premier Draghi per sbloccare almeno i porti dove sono ammassati i container di grano. La pace si costruisce così: un passo alla volta, con il contributo di tutti».

Lei non è molto allineato con la posizione di Draghi.

«Ha ragione, non sono molto allineato. Lo sono di più, molto di più. Io sono perfettamente allineato agli sforzi del premier Draghi nel far tacere le armi e scongiurare una carestia e una crisi energetica che rischiano di travolgere non l'Italia, non l'Europa, ma il mondo intero».

Pensa che sia realisticamente possibile ottenere l’indipendenza dalla Russia per il gas? Le imprese stanno affrontando il problema enorme dei costi dell’energia. Idem tutti gli italiani.

«L'Italia deve recuperare terreno al più presto sul campo degli investimenti e dell'energia, ma per farlo occorre una rivoluzione. Passare dal ricatto dei “no” alla cultura del “sì”! Sì all'energia nucleare di ultima generazione! Sì ai termovalorizzatori, sì all'Alta Velocità ferroviaria, sì agli investimenti in energia pulita, sì alle trivellazioni...».

Cosa prevede per il governo? Reggerà fino alla fine naturale?

«Questo Governo arriverà fino a fine legislatura perché abbiamo preso l'impegno di portare l'Italia e gli italiani fuori dalla pandemia e per avviare la stagione degli investimenti del Pnrr. Il presidente Draghi può contare sulla lealtà, sulla serietà e sulla competenza della Lega. Certo, è una sfida difficile per noi governare con Letta, Speranza e Lamorgese. Altri hanno preferito chiamarsi fuori, ma noi quando dobbiamo scegliere tra l'interesse dell'Italia e l'interesse del partito non abbiamo dubbi: prima l'Italia!».

Ha già detto che un governo con Pd e M5s è irripetibile. E che è improponibile il ritorno al proporzionale. Conferma?

«Io credo che l'ultima cosa di cui gli italiani hanno bisogno è una gazzarra che blocchi il lavoro del Parlamento per cambiare la legge elettorale. La Lega non lo permetterà».

L’unione del centrodestra scricchiola. Che fare?

«Il centrodestra di governo sta dimostrando responsabilità e coerenza. Responsabilità perché mai abbiamo messo in discussione, nemmeno per un momento, la fiducia nel premier Draghi. Coerenza perché sui temi più importanti per le famiglie, come tasse, lavoro e libertà, abbiamo tenuto sempre fede ai nostri impegni con gli italiani. Su questa agenda sono sicuro che costruiremo un'alleanza seria anche con le forze politiche con cui già oggi amministriamo in centinaia di Comuni e nella maggioranza delle Regioni».

Anche sul referendum, la Lega sembra sola a fare campagna elettorale.

«I referendum non sono una battaglia della Lega, ma di tutti gli italiani che il 12 giugno avranno la possibilità di cambiare un sistema giudiziario che non è all'altezza di un Paese civile. La vittoria dei sì sarà un momento di svolta per la storia repubblicana, come avvenuto con i grandi referendum del passato».

Quante probabilità ci sono che si raggiunga il quorum?

«Dipende dagli italiani, ma soprattutto dipende dal sistema mediatico che fino a oggi sembra voler oscurare l'argomento. Spero che l'atteggiamento cambi al più presto perché sarebbe molto triste se una parte del sistema di potere italiano scommettesse sull'astensionismo pur di non cambiare».

Anche a Parma il centrodestra è diviso: Vignali corre contro Guerra, ma anche contro Bocchi.

«La Lega ha fatto un passo in avanti per il bene della città, rinunciando a proporre un proprio candidato. Fratelli d’Italia ha purtroppo legato l’unità della coalizione a vicende che riguardano un’altra città. Peccato, perché questa scelta penalizza il cambiamento, almeno al primo turno. Vedo tuttavia un’opportunità per il secondo, quando conto che Fratelli d’Italia sosterrà Vignali e il progetto di chi vuole rilanciare e cambiare Parma».

È tornata d'attualità la celebre "citofonata". «Il tempo è galantuomo», ha commentato dopo il blitz che ha coinvolto la famiglia a cui aveva citofonato. Tanti pensano che quel gesto vi abbia fatto perdere le elezioni regionali. Cosa ne pensa?

«Certi polli da batteria del giornalismo non ci perdonano di essere quello che siamo: un movimento popolare, che sta nelle piazze e nei quartieri, che vive la politica in mezzo alla gente, strada per strada, casa per casa. Non è un caso se nei quartieri difficili, nelle periferie delle città, siamo stabilmente il partito di maggioranza. Perché chi vive il disagio, chi denuncia spacciatori e delinquenti nel parco sotto casa sa che noi non abbiamo paura di metterci la faccia. Capisco che per alcuni sia irritante, ma se ne facciano una ragione. La verità ha la testa dura e prima o poi viene sempre alla luce».

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