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MUSICA

Beppe Carletti e Yuri Cilloni dei Nomadi al Regio

I Nomadi al Regio, parla Beppe Carletti

di Mariacristina Maggi

10 Giugno 2022,03:01

Quella dei Nomadi è una storia vera, fatta di passione, impegno, solidarietà: una storia di talento e buoni sentimenti per incontrare un’altra realtà molto cara al cuore dei parmigiani, l’Hospice Piccole Figlie. Ricomincia da «Musicanti» al Teatro Regio lunedì alle 20,30 il nobile cammino della onlus Claudio Bonazzi a favore del Centro Cure Palliative di via Po: e ricomincia con un fascio di emozioni nel ricordare l’amico Antonio Maselli, scomparso nel 2020.

Ed è un concerto in linea con la sua infinita generosità che vedrà sul palco il fondatore e leader della storica band Beppe Carletti, insieme al cantante Yuri Cilloni, interagire con l’orchestra Toscanini Next - diretta dal maestro Roger Catino - e ai cantanti Andrea Salvini e Mascia Foschi. Intervistato dal cantastorie e regista della serata Marco Caronna, Carletti ci racconterà le tante sfaccettature di una carriera che prosegue dal ‘63 ripercorrendo inoltre con piano e voce un tracciato musicale del gruppo da «Vagabondo» a «Un vecchio e un bambino».

Lo abbiamo raggiunto al telefono: e l’accento emiliano te lo rende subito simpatico, così come la naturalezza e l’umiltà fin dalle prime battute, anche quando parla della nomina a cavaliere della Repubblica direttamente dal presidente Ciampi («Non so neanche perché me l’han data!») o dell’incontro con il Dalai Lama.

Quasi sessantanni fa un tastierista (lei) e un cantante (Augusto Daolio) hanno fondato la band più longeva del nostro panorama artistico: è consapevole di aver fatto la storia della musica italiana?

«Non avrei mai pensato di vivere una storia così... diciamo particolare (ride)... avevamo sedici anni! E’ stata una carriera cresciuta giorno per giorno, senza mai pensare di essere invincibili o i più bravi, i più coerenti sicuramente, altrimenti non sarei qui a parlare con lei. Non avrei mai immaginato che sarebbe durata così tanto, soprattutto dopo la morte di Augusto, 30 anni fa: avevo paura di affossare tutto quello che avevamo costruito e non è stato facile trovare la forza di andare avanti. Ma sono stato bravo a scegliere compagni di viaggio incredibili che sono stati Nomadi fin da subito, anche se non lo erano nati, e questo mi ha aiutato tantissimo: da soli non si va da nessuna parte».

I vostri concerti riuniscono più generazioni: qual è il vostro segreto?

«Non siamo mai stati artisti alla moda: e questa è stata la nostra fortuna. Ho continuato con il nostro stile come se Augusto ci fosse ancora, ad ogni nuova canzone mi domando sempre: Augusto la canterebbe? Non posso tradire ciò che è stato, siamo quelli di sempre, oggi come ieri... in fondo basta cantare ciò che si vede e che ti circonda: questo sono i Nomadi. E Yuri si sposa benissimo con quello che era Augusto, anche lui emiliano, nato per cantare, umile come per forza deve essere: sul palco ci saranno tante sorprese. Questo forse il segreto, non avere mai avuto maschere: siamo persone normali che continuano a vivere negli stessi paesi; io abito da più di 50 anni a Novellara (di cui la figlia è al suo secondo mandato di sindaco, ndr), ci sto bene nel mio paese, sono uno di loro e ho tutta la libertà che mi serve». Già, la stessa libertà che vi ha fatto dire di no a Mogol/Battisti per continuare a cantare Guccini?

«E’ stato un momento decisivo della nostra carriera e abbiamo rispettato il nostro modo di essere: credo sia stata una scelta giusta. Ci siamo sempre ritagliati la libertà di poter scegliere e l’esclusività non faceva per noi, avremmo dovuto rinunciare alle canzoni di Francesco Guccini, un vero poeta del ‘900. Certo che i tempi sono cambiati, quando capita più? Da una parte Mogol e dall’altra Guccini: c’è da leccarsi i baffi!».

Buon intuito: il vostro «Dio è morto» inciso per la prima volta nel ‘67 ha fatto storia...

«Perché lo abbiamo fatto nostro: molti pensavano infatti che fosse una nostra canzone. A quei tempi Guccini era ancora sconosciuto, ma noi ci abbiamo creduto subito e messo la faccia, nonostante la censura che significa niente radio e niente televisione. Se uno legge il testo sembra scritto stamattina, secondo me aveva la sfera di cristallo: ci sono le stesse problematiche di oggi. E’ un brano che abbiamo sentito profondamente, Augusto non la cantava, quasi la parlava...».

Augusto è sempre con lei?

«E’ stato un compagno di viaggio che auguro a tutti nella vita: la sua perdita mi ha segnato profondamente, ma se ho avuto il coraggio di andare avanti è anche grazie a lui che, sono convinto, da lassù...».

Con lui continua a condividere l’impegno sociale, come quello di questa serata benefica: la musica le ha dato tanto ma tanto lei ha restituito?

«Ho girato il mondo facendo solidarietà, dopo il terremoto in Emilia del 2012 per aiutare le vittime ho riunito in 20 giorni tutti gli interpreti e cantautori emiliani in un concerto allo stadio Dall’Ara di Bologna, non so neanche come ho fatto: sa quanto abbiamo raccolto? Un milione e 280 mila euro: qualcosa di buono l’ho fatto». Biglietti disponibili al Teatro Regio, anche online. Info: tel. 3394910463

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