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Testimone di carità

Addio alla maestra Luisa Lerini, l'angelo dei poveri e dei bimbi in ospedale

Addio alla maestra Luisa Lerini, l'angelo dei poveri e dei bimbi in ospedale

12 Giugno 2022,03:03

Quando due anni fa aveva spento 100 candeline, la famiglia del Don Gnocchi le aveva fatto una festa. E lei si era emozionata, in quella giornata piena di sorrisi.

Un bel ricordo che oggi l'accompagna nell'ultimo saluto. Adele Lerini, per tutti Luisa, è scomparsa a quasi 102 anni. Una donna minuta, ma dalla forza incredibile, che ha dedicato la vita per aiutare i più deboli, senza mai mettersi in mostra, tant'é che quando il sindaco voleva premiarla con il Sant'Ilario lei rifiutò. E chissà cosa direbbe se oggi vedesse addirittura questo ricordo pubblicato sulla Gazzetta di Parma? Lei che ai riflettori preferiva rimanere nell'ombra, ci scuserà: la missione che passo dopo passo ha compiuto diventa esemplare oggi più che mai. E va raccontata.

Nata il 13 luglio 1920, si era laureata in filosofia e sin da subito ha seguito la vocazione per l'insegnamento. Luisa era per Parma «la maestra», prima alla scuola Sanvitale e poi volontaria per i bambini ricoverati e i ragazzi che avevano bisogno di capire meglio italiano e matematica. Pioniera della scuola all'ospedale Maggiore, Luisa Lerini è sempre stata anche al fianco dei giovani disabili ospitati al Don Gnocchi. Di una generosità incondizionata, darsi da fare per i poveri era nel suo dna. Una colonna della mensa della Caritas e della mensa del Don Gnocchi. «Con Luisa se ne va un pezzo della città - confessa Massimo Fabi, direttore dell'Azienda ospedaliero universitaria -. Era un personaggio eccezionale, un'ultracentenaria straordinaria: ha speso tutta la sua vita per accogliere il prossimo. Dotata di un'intelligenza non comune e di una fede immensa, aveva un grande spirito di libertà. La sua famiglia è sempre stata quella di tutte le persone che avevano bisogno. E pensare che era un fuscello, ma aveva un'energia incredibile».

Donna d'altri tempi, era capace di un'intraprendenza moderna, che non conosceva ostacoli. E sempre in piena autonomia. Così come la dipinge la direttrice Maria Cecilia Scaffardi, che a nome di tutta la Caritas diocesana vuole esprimere «la grande gratitudine nei confronti di Luisa. Aveva iniziato ad operare nella mensa dei poveri che il Don Gnocchi aveva messo a disposizione della Diocesi per dare un pranzo a chi era in difficoltà. Luisa era un'istituzione, perché non si preoccupava solo del cibo ma aiutava i poveri in qualsiasi cosa di cui avevano bisogno. Poi ha continuato a fare volontariato nella mensa di via Turchi. Luisa è sempre stata un punto di riferimento per tutti. E anche quando le sono venute meno le forze non siamo riusciti ad aiutarla come volevamo proprio per la sua discrezione e il suo senso del pudore. Perché fin che ha potuto ha camminato sulle proprie gambe senza chiedere mai nulla, per cui ancora una volta la ringraziamo per tutto quello che ha fatto e per quello che è stata».

Una donna capace di atti d'amore senza chiedere nulla in cambio. Soprattutto, una testimone di carità, «ma con la c maiuscola - aggiunge Giancarlo Izzi -. Luisa Lerini è stata una delle prime maestre che è entrata in ospedale. Già negli anni Ottanta e in Chirurgia pediatrica. Appena aveva un momento libero, entrava in reparto al Maggiore per fare scuola ai piccoli ricoverati e per loro era un'iniezione di fiducia. Un folletto che appariva e scompariva, come un raggio di sole illuminava il reparto dell'ospedale: sempre con umiltà. Era una donna di una sensibilità, di una delicatezza straordinarie e di un'attenzione nei confronti degli altri davvero unica. Una persona dai valori profondi con spirito di servizio e un'immensa fede». E si ferma per un attimo il professore Izzi: «Ora siamo sicuri che è dove voleva andare: tra le braccia di Dio». E sono in tanti nella grande famiglia del Don Gnocchi a volerla ricordare. E per loro un'unica voce, quella di Matteo Bini, direttore sanitario del Centro Maria ai Servi della Fondazione Don Gnocchi: «In tanti vogliono essere vicini alla maestra Luisa, così come lei è stata vicina a tante persone. Ha sempre portato avanti le sue idee e non si è mai fermata davanti a nulla e a nessuno. Il rapporto che aveva con i nostri medici e con i nostri infermieri era speciale: tutti le volevano bene. Luisa era una presenza importante. E con il Don Gnocchi c'era un legame storico, sincero e forte. Anzi, il Don Gnocchi era casa sua e tutti i ragazzi facevano il possibile perché così fosse. Per noi è stato un privilegio conoscerla».

© Riproduzione riservata

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