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Intervista

Monica Guerritore: «Io, mamma di Totti, pensando alla Magnani»

Monica Guerritore: «Io, mamma di Totti, pensando alla Magnani»

di Mara Pedrabissi

18 Giugno 2022,03:01

In un mondo dove non è tutto oro ciò che luccica, il suo nome è uno dei (pochi) davvero di primissimo piano. Ulisse della recitazione, multiforme ingegno e sguardo sempre incline a varcare le colonne d'Ercole del troppo facile, del troppo comune, del cliché “tout court”. Ferma mai. Anche adesso, Monica Guerritore è sul set, a Roma, di una produzione americana, un film in cui interpreta l'avvocata della testimone di giustizia Lea Garofalo: è proprio in una pausa che la intervistiamo, giusto a ridosso di uno dei “tamponi” richiesti dai protocolli Covid. Da metà luglio sarà Alda Merini: «e con lei tornerò in Rai dopo 7 anni. È un'emozione forte», dice preparandosi a interpretare la poetessa milanese diretta da Roberto Faenza. Nel mezzo sarà Giovanna D'Arco al Festival di Avignone, in Francia (4-10 luglio), passando per Busseto, il prossimo mercoledì alle 18, con una dedica a Renata Tebaldi (posti limitati, solo su prenotazione allo 0524-97870).

Signora Guerritore, come sarà l'omaggio alla nostra diva della lirica?

«Avverrà attraverso letture di brani, interviste, estratti di lettere, testimonianze autoriali dedicate a Renata da Paolo Grassi, Giovanni Testori, Eugenio Montale, Beni Montresor, Harold Schonberg, Rodolfo Celletti, Mario del Monaco. E sue lettere. Una sorta di collage che racconta sia il lato privato che quello professionale di una straordinaria cantante che ha vissuto per la sua arte, come traspare dai testi, dall'attenzione costante alla “pulizia della voce”. Poi c'è tutto un mondo che viene raccontato dall'assenza, e anche questo è interessante. Sicuramente la più grande voce del '900 italiano».

Tra di voi vi sono differenze evidentissime, anche caratteriali. Ma due elementi, molto netti, avete in comune: il talento, così forte da non poter essere oscurato né messo a tacere, e la presenza fisica che diventa presenza scenica.

«È il famoso carisma. I crismi, cioè i segni che fanno sì che quella persona debba avere quel posto in quel mondo. È un tratto inconsapevole, però c’è».

Talento e presenza sono due straordinari e potentissimi mezzi: quando si è resa conto di possederli?

«Tardi, all’inizio se ne sono accorti gli altri. Se ne è accorto per primo Giorgio Strehler che mi fece debuttare quindicenne al Piccolo di Milano nel “Giardino dei ciliegi” e fu una cosa naturale. Un paio di anni dopo fui Elena nello “Zio Vanja”, ancora Cechov, diretta da Mario Missiroli, lì cominciai a lavorare sul talento che non può “debordare” ma deve essere regolato all'interno di precisi confini. Ci ho messo un po’ di anni, ma alla fine ho capito che lo potevo fare».

Giorgio Strehler al Piccolo per lei e Arturo Toscanini alla Scala che battezzò Renata «Voce d'angelo»: un altro parallelismo vi lega.

«C’è sempre bisogno di un mentore, di qualcuno che trovi il “seme” del talento in noi. È ciò che ci auguriamo per i nostri figli e per tutti i giovani: che trovino un mentore; poi però devono studiare perché il talento, incolto, è nullo».

Detto da lei, che ha spaziato in tutti i mezzi e i ruoli... dal teatro classico alla mamma di Totti in «Speravo de morì prima» con la regia di Luca Ribuoli su Sky. Quando si è già fatto tutto, cosa può risultare interessante?

«Ciò che è sfidante, che dice qualcosa di nuovo, con potenza..».

Prendiamo Fiorella Totti, un'interpretazione che le è valsa il «Nastro d'Argento»: cosa ha fatto la differenza?

«Ecco è stato innovativo scegliere un'attrice di formazione classica, con tendenza a ruoli drammatico-sensuali, per entrare nei panni della “mamma-lupa” romana, un carattere famoso con un nome famoso. E per questo ho ringraziato produttore e regista».

Pensa ad Anna Magnani.

«Anna Magnani è stata la mia ispirazione, lei che ha saputo essere poetica e popolare al tempo stesso. I suoi occhi si specchiavano nei miei, come già ne “La lupa” (il film del 1996, regia di Lavia, ndr)».

Se lo lasci dire, siete entrambe simboli di sensualità nell'immaginario italiano.

«Di seduzione. Una seduzione diversa, non patinata ma più magica, misteriosa».

Di Monica Guerritore personaggio pubblico conosciamo tanto. Poi c'è la persona, che non pretendiamo di conoscere nel tempo di un'intervista. Però, dove, o con chi, si sente a casa la “persona” Monica?

«Ho l'anima divisa in due. Ho iniziato a fare questo lavoro talmente giovane che la mia casa è la platea, il posto cioè dove stanno gli attori prima dello spettacolo, durante le prove. Spessissimo, al termine di una rappresentazione, scendo in platea tra il pubblico che per me è un amico, non ne temo il giudizio. Poi, certo, casa è casa, il luogo dove mi ricarico e mi rilasso con lavori manuali, le faccende o il mettere a posto gli armadi. Un modo per liberare la testa da un personaggio, una regia...».

Giusto, le regie, come per la pièce Giovanna D'Arco. Tra l'altro l'opera di Verdi fu uno dei ruoli più congegnali alla Tebaldi, un'altra analogia...

«Della pièce ho scritto il testo, firmato la regia, sono interprete. In Francia è un successo, torno a inizio luglio al Festival di Avignone».

Lei è sempre diretta, anche su questa guerra.

«Ho detto che non mi piace come viene raccontata, un modo che genera odio. Vorrei che ci aiutassero a capire cosa è accaduto in Russia, come si sia così allontanata dall'Europa. Però ho anche speranza: siamo obbligati a trovare nuove strade, ad accelerare il cambiamento “green”. Dobbiamo cavalcare il futuro».

Mara Pedrabissi

© Riproduzione riservata

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