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Il ds Mauro Pederzoli

«Stiamo costruendo un'identità Parma»

«Stiamo costruendo un'identità Parma»

26 Giugno 2022,03:01

Sotto i riflettori del mercato. Un ruolo decisamente più visibile quello che il direttore sportivo del Parma, Mauro Pederzoli, deve svolgere alla vigilia di una stagione che si preannuncia impegnativa.

Direttore, che mercato è questo dove girano pochi soldi e ci si affida alla fantasia e alla creatività?
«Effettivamente è così. Il mercato ufficialmente non è ancora iniziato (partirà il primo luglio, ndr) e sicuramente come è successo nelle ultime stagioni, non ci saranno molte operazioni onerose. Anche se alla fine le cose succederanno, i giocatori si sposteranno e il volume d'affari sarà sempre importante».

Il Parma però è molto attivo...
«Vero. Ci siamo portati avanti: prima i riscatti di Delprato e Cobbaut, poi l'arrivo di Romagnoli sono operazioni che ritenevamo di dover fare. Ma anche gli altri club non stanno a guardare. Siamo in una fase nella quel prevalgono i contatti, i sondaggi e le verifiche ma comunque si sta lavorando tanto».

Sta conducendo questo mercato, insieme a mister Pecchia e al direttore dell'area scouting Notari, con maggiore visibilità rispetto allo scorso anno. Anche sul piano operativo è così?
«Al Parma si è sempre lavorato di squadra perchè il club è fortemente strutturato e con grandi professionalità al suo interno. E' chiaro che c'è sempre un volto più visibile di altri e adesso che Xavier (Ribalta, ndr) ha deciso di seguire altre strade professionali, quel volto sono io. Ma a livello operativo il metodo di lavoro non è cambiato».

Parliamo dei vari reparti. In difesa siamo a posto?
«Penso proprio di sì. Abbiamo il giusto numero di giocatori, siamo coperti in tutti i settori e quindi credo che non vada aggiunto nulla. Il mercato è comunque lunghissimo, e questa è una premessa fondamentale, e non escludo che si possa concretizzare qualche altra operazione. Anche se, ripeto, con gli affari chiusi negli ultimi giorni, la difesa è a nostro avviso bene assestata. Insomma, è giusto stare con le antenne dritte fino al 31 agosto perchè il mercato lungo è oggettivamente un problema ma può anche essere un'opportunità».

A centrocampo invece si attende Estevez...
«Sul centrocampo sicuramente faremo una operazione in entrata e non è un mistero che il Parma punti sul giovane argentino del Crotone. La trattativa porta via del tempo, come sempre accade, ma contiamo di chiuderla. Altri nomi che sono circolati sono assolutamente inventati».

Avete avuto richieste per Bernabè?
«Richieste ufficiali no. Ma sappiamo che il giocatore è sotto osservazione da parte di vari club anche se ovviamente il Parma quest'anno non intende privarsene».

E per Vazquez?
«Anche qui non abbiamo avuto nessuna richiesta. Chiaro che il giocatore piace a tanti ma si sa anche che il Parma ha la ferma convinzione di andare avanti con lui e con tutti i giocatori di qualità che abbiamo in rosa».

Avete sempre detto che nel reparto offensivo non servono grandi innesti. In pratica cercate un attaccante e non necessariamente un centravanti classico. Che caratteristiche deve avere questo giocatore?
«In avanti abbiamo giocatori forti, giocatori giovani, giocatori esperti e con caratteristiche diverse. Quindi dobbiamo essere molto attenti a lavorare senza fretta. L'idea è di mettere qualcosa in più magari sugli esterni».

L'anno scorso a inizio stagione i proclami non erano mancati. Quest'anno si è partiti a livello comunicativo con un profilo un po' più basso. Insomma, molto lavoro e meno chiacchiere?
«Credo che questa sia una ricetta sempre valida. Contano i fatti e conta soprattutto avere la consapevolezza di un percorso che è partito lo scorso anno e che sta proseguendo. L'anno scorso eravamo alla vigilia di una rivoluzione mentre oggi abbiamo una squadra con un'ossatura ben definita. Ci sono campioni indiscussi come Buffon e Vazquez e giovani che hanno già dimostrato il loro valore. Una base importante dalla quale ripartire per quella che non definirei più una rivoluzione ma una integrazione».

Per questo il mercato del Parma non sarà da fuochi artificiali?
«Esattamente, il Parma che stiamo costruendo deve essere competitivo per costruire una identità vera che deve essere nostra, del Parma. E' un lavoro che prenderà tempo ma che, ne sono convinto, darà i frutti sperati».

Inutile negare che le aspettative dei tifosi siano molto alte dopo due stagioni come quelle che ci siamo messi alle spalle. Come si può ridare entusiasmo a una piazza abbastanza disillusa?
«Solo lavorando con passione ed essere davvero uniti riprendendo lo slogan di mister Pecchia nella conferenza stampa di presentazione. Non è retorica ma la verità. Ho la percezione che i tifosi siano molto vicini al club e alla squadra e ritengo che basti una scintilla per far tornare l'entusiasmo a tutto l'ambiente».

Ma una delle insidie della prossima stagione, a parte la competitività del campionato con squadroni come Cagliari e Genoa, non può essere proprio la pressione dopo due anni deludenti?
«La pressione chi fa questo lavoro deve metterla in conto e deve saperla gestire. Può intimidire ma anche essere uno stimolo. Che cos'è poi la pressione? La coscienza di vestire la maglia di una squadra e di una città che hanno fatto la storia del calcio. Sento più orgoglio che pressione e questo è positivo perchè può essere un valore aggiunto nella stagione che andiamo ad iniziare».

In definitiva, che Parma state costruendo? Un Parma operaio o un Parma champagne che darà spettacolo e farà divertire?
«Nessuna delle due definizioni. Stiamo cercando di costruire una squadra razionale, robusta e versatile che possa competere per poi darla in mano a un allenatore che ha già dimostrato di saper fare bene il suo lavoro».

© Riproduzione riservata

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