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Istituto Solari

Quei cestini intrecciati che aiutano a crescere

Quei cestini intrecciati che aiutano a crescere

di Giovanna Pavesi

27 Giugno 2022,03:01

L’idea le è venuta osservando sua madre, Annamaria Corvaglia, che, dal momento della sua pensione, ha scelto di coltivare la passione per l’artigianato, costruendo cesti con la tecnica dei pagliai o, in dialetto salentino, «dei cannizzi», delle «sportine» in cui, un tempo, venivano conservati fichi e pomodori secchi.

E per i suoi studenti, Emanuela Casto, insegnante di sostegno all’istituto Solari con formazione umanistica, ha pensato che il processo creativo che porta alla realizzazione dei cesti potesse essere utile ai suoi ragazzi di 17 anni.

Così ha invitato a Parma sua madre per una primissima lezione e un laboratorio finalizzato a insegnare agli adulti le competenze da trasmettere agli altri, ha imparato lei stessa come fare e, insieme ai colleghi, ha messo all’opera gli studenti con disabilità.

«Nella nostra scuola, per convenzione, riceviamo tutti i giorni tanti giornali, compresa la “Gazzetta di Parma”, e siccome al termine della giornata verrebbero buttati abbiamo pensato che, terminata la necessaria attività di lettura per l’educazione civica, i quotidiani usati potessero essere il materiale ideale per la creazione di questi cesti - racconta Casto -. Con le altre educatrici, essendoci un utilizzo e un avanzo, avevamo parlato di rendere le “Gazzette” uno strumento utile ai ragazzi con disabilità sia per avviare una progettualità da coltivare all’interno della scuola, sia per far acquisire loro una competenza artigianale, da poter riutilizzare poi in altri ambienti».

L’idea, che racconta un nuovo progetto di inclusione, per il momento è stata «sperimentata» solo con un paio di ragazzi, che, però, si sono dimostrati entusiasti.

«Il lavoro si divide in diverse fasi e ci si ispira a una forma già stabilita - chiarisce Casto -. Nella prima si dividono le pagine di giornale in tante strisce, poi si arrotolano attorno a un bastoncino di legno per gli spiedini e si crea una sorta di cannuccia, che si ferma con un po’ di colla. Questo diventa il sostituto del vimini e può subire trattamenti, come per esempio la colorazione con i residui di tè o caffè, che lascia intravedere i caratteri e le scritte dei giornali, oppure può essere colorata e lasciata ad asciugare».

«A forza di fare tante cannucce, queste migliorano e diventano più facili da intrecciare. Con i ragazzi volevamo realizzare basi o cesti molto semplici, risultato di movimenti meccanici e ripetuti, in modo da farli diventare sempre più bravi. L’azione di arrotolare che per noi diventa monotono, per alcune persone con certe disabilità, paradossalmente, rappresenta una grande gratificazione».

«È, infine, molto importante - aggiunge - dare dei tempi, perché se da un lato si cerca di sfruttare la loro propensione, dall’altro è necessario smussare degli elementi e adattarli. L’intreccio, per esempio, che è la parte più complessa, può essere fatta dai ragazzi che non trovano beneficio nella ripetizione, ma piuttosto la trovano nel vedere qualcosa cambiare».

Come confermato dall’insegnante, «l’idea va pensata e modulata», magari includendo tutti i ragazzi e creando gruppi eterogenei. «Il supporto degli altri studenti in queste attività fuori dalla classe è molto importante - conclude Casto -. Ciò che vogliamo far emergere è un’altra idea di inclusione, che è importante».

Giovanna Pavesi

© Riproduzione riservata

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