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La prima intervista

Il neosindaco Guerra: «Welfare, ambiente e partecipazione le mie priorità»

Il neosindaco Guerra: «Welfare, ambiente e partecipazione le mie priorità»

di Claudio Rinaldi

28 Giugno 2022,03:01

Sindaco, complimenti. E buon lavoro (augurio sincero e anche molto interessato, a nome di tutti i parmigiani). È più contento o più preoccupato?
«In questo momento più contento. Poi so bene quanto lavoro ci sarà da fare, ma in queste ore prevale la soddisfazione per il risultato che abbiamo ottenuto».

L’avrebbe mai detto, fino a pochi mesi fa?
«No, non l’avrei detto. La mia disponibilità era vincolata a una tenuta reale e compatta del fronte del centrosinistra. Ho atteso che si realizzassero le condizioni e, quando si sono concretizzate, ci sono stati due elementi che si sono alternati nella mia mente. Uno personale, intimo, legato all’esperienza di vita: mi chiedevo se questo treno che stava passando portasse con sé un’esperienza di vita unica e irripetibile e che quindi andava tentata, con il coraggio necessario. Dall’altro lato, c’era la consapevolezza che un mio diniego avrebbe sicuramente fatto saltare la coalizione di centrosinistra e che si sarebbe perso un progetto che meritava di essere perseguito».

Quante ore ha dormito domenica notte?
«Tre ore, avevo un’intervista alle 7. Incredibilmente non avverto ancora la stanchezza, ma credo sia per l’adrenalina del giorno dopo. Poi arriverà».

La telefonata ricevuta che le ha fatto più piacere.
(Ci pensa a lungo). «Se devo citarne una, quella del prefetto Forlani. Ho sempre avuto un ottimo rapporto, ma non lo sentivo da un po’, visto che sta facendo il prefetto in una città difficilissima come Palermo. Il fatto che mi abbia pensato mi ha fatto molto piacere».

La prima persona che si sente di dover ringraziare (oltre ai parmigiani che l’hanno votata, ovvio).
«La mia famiglia. Tutti hanno partecipato a questa scelta di vita – che immancabilmente inciderà pesantemente sugli equilibri familiari a ogni livello – standomi molto vicino in modo discreto, ma con grande disponibilità. Tutta la famiglia: dai miei genitori a mia moglie, dai figli ai fratelli. È stata una campagna elettorale totalizzante e il loro supporto, anche quando è stato silenzioso, è stato fondamentale».

Ha mai avuto paura di perdere, dopo il primo turno?
«No, perché ho sempre pensato che se fai le cose bene poi puoi stare tranquillo. Però ho avuto paura dell’effetto smobilitazione: dopo il primo turno, con quei 23 punti di distacco, tanta gente mi diceva “è fatta”, vedevo un clima che non mi piaceva, essendo io malfidente e scaramantico. Nelle strade, nei mercati mi chiamavano “sindaco”: e non mi piaceva. Ma abbiamo sempre tenuto la tensione giusta, fino a domenica sera».

Certo che il centrodestra, spaccandosi, le ha dato una bella mano.
«La divisione ha giocato a nostro favore, è evidente. Ma osservo anche il risultato da un’altra angolazione: questa volta la compattezza l’ha dimostrata il centrosinistra. Negli anni è sempre stato l’opposto – penso alla ormai leggendaria sconfitta di Stefano Lavagetto, causata da uno strappo a sinistra – mentre stavolta è successo agli altri. Il centrodestra litigioso – con Salvini e la Meloni che fanno fatica a coabitare, la Lega in crisi, Fratelli d’Italia che sente di poter essere il primo partito – ha avvantaggiato noi. Anche correndo unito, però, il centrodestra sarebbe rimasto molto lontano. Noi abbiamo lanciato il progetto del centrosinistra unito, che sembra quasi un ossimoro: e invece ha funzionato molto bene. Questo mi fa molto piacere».

Si sente un sindaco “debole”, vista la scarsissima affluenza?
«No, semmai mi sento un sindaco un po’ dispiaciuto. Nessun politico, nessun amministratore può essere contento quando così tanti cittadini non votano. Dobbiamo lavorare per riavvicinare i cittadini alla politica, ma anche fare una riflessione sui tempi delle elezioni: votare il 26 giugno, con 40 gradi e tanti che vanno al mare, con la passione politica che non è così infiammata, certo non aiuta. Non c’è dubbio che la politica abbia le proprie colpe. Una cosa positiva, secondo me, è stata la campagna elettorale dai toni giusti: qualcuno l’ha definita noiosa, ma solo perché non ci sono state risse. C’è stato rispetto da parte di tutti, ed è molto positivo, tanti cittadini non ne possono più di urla e schiamazzi. La politica deve dare un esempio di contenuti e toni di voce adeguati: spero che anche questi possano aiutare a erodere la piaga dell’affluenza bassa».

Cosa le ha detto Vignali?
«Mi ha fatto i complimenti, mi ha augurato di governare bene la nostra città. È stato molto cortese, mi ha augurato “buona vita”: una frase che mi ha colpito. Non ci conoscevamo prima di queste elezioni, tra noi due ci sono stati rapporti di grande correttezza, ci siamo confrontati nel modo giusto. E anch’io mi sono complimentato con lui per la sua campagna, per il suo impegno».

Qual è il consiglio più prezioso che le ha dato Pizzarotti?
«Mi ha detto di circondarmi sempre di persone di cui ho la massima fiducia. Consiglio importante, perché ti dice che, al di là delle competenze e delle ragioni politiche che spesso guidano le scelte, il tema della fiducia e della lealtà rimane fondamentale. Se devi amministrare una città, devi avere un gruppo coeso che sa di potersi dire tutto e di condividere ogni cosa».

Qual è la dote di Pizzarotti che vorrebbe avere e quale l’errore commesso che lei non vorrebbe ripetere?
«Le differenze più grandi tra noi due sono il suo decisionismo, proprio di indole, che potrebbe essermi utile, e la mia capacità di dialogare, la diplomazia, più forti delle sue. L’equilibrio tra queste due cose è la cosa migliore: per tenere insieme il gruppo e sapere decidere».

Per qualche mese ha ripetuto fino allo sfinimento che la sua candidatura e l’alleanza tra Pd e Effetto Parma non sono stati imposti da Bologna. Crede di aver convinto i parmigiani?
«Penso di sì. Per come è stata condotta la campagna, è stato evidente che la candidatura non era nata altrove. Una candidatura che riesce a tenere unite tutte queste anime in maniera così forte non può venire da lontano, o essere imposta. Il risultato dimostra che abbiamo lavorato con grande serietà. Io ho speso tantissimo tempo, incontrando tutti, andando ripetutamente nei circoli del Pd. Tanti mi dicevano “cosa vai a fare, quei voti arrivano lo stesso”. Ci sono andato volentieri per fare capire che l’alleanza nasceva dal basso, incontrando le persone. E anche chi, al congresso del Pd, era contrario all’alleanza, poi ha “tirato” con il massimo impegno. Perché ci siamo trovati d’accordo intorno a un progetto politico condiviso».

Si è dovuto anche destreggiare tra i compagni di strada dell’amministrazione uscente e chi, anche tra gli alleati, le ha chiesto con insistenza un segnale di discontinuità.
«È stato un lavoro complesso che per me ruotava attorno al tema dell’equidistanza e dell’indipendenza. Essendo io l’elemento di sintesi, scelto perché non appartenevo formalmente a nessuna di queste realtà, dovevo dimostrare nei fatti la mia indipendenza, anche per armonizzare tutte le anime. Mi sono impegnato moltissimo. Ho voluto fortemente una mia lista, perché rappresentava una parte importante della mia indipendenza. Alla fine, il risultato è stato eccellente. Abbiamo fatto capire alla città, anche rispetto al tema della discontinuità, che questo progetto era tutta un’altra storia: ci sono nove sigle di partito, sei liste, quasi 180 candidati al Consiglio. Un lavoro complesso, ma il senso di responsabilità della coalizione lo ha reso più semplice».

E adesso crede che sarà facile tenere unita l’alleanza?
«Sì. Abbiamo lavorato bene, ottenendo un risultato che nessuno si aspettava con queste dimensioni. Abbiamo dimostrato di avere delle cose da dire e soprattutto delle cose da fare. Il metodo che abbiamo perseguito per costruire il progetto politico e per costruire il programma di governo adesso deve entrare nella fase amministrativa. Ci vuole lo stesso spirito. Se saremo tutti responsabili rispetto al patto e alle promesse che ci siamo fatti, riusciremo a governare bene Parma e anche a tenere insieme la coalizione, che è un progetto politico che deve essere per forza di cose di lungo periodo».

Guardando ai voti delle liste, si aspettava che il Pd prendesse il 24% e che la lista “Michele Guerra sindaco” prendesse solo pochi voti in meno di Effetto Parma?
«Mi aspettavo un risultato molto importante del Pd, perché ho visto che si è mosso da subito molto compatto. Non mi aspettavo che la mia lista fosse così vicina a Effetto Parma, mi fa piacere. L’alleanza ha fatto bene anche nei numeri, perché Effetto Parma e la mia lista portano quasi il 16% alla coalizione. Ha fatto un ottimo lavoro anche Sinistra coraggiosa; Onda e Cantiere riformista, che pure non entrano in Consiglio, fanno parte a pieno titolo della coalizione».

Quale sarà il suo primo atto da sindaco?
«Nel mio primo giorno da sindaco ho voluto fare due cose simboliche, a cui tenevo molto. Visitare una scuola dell’infanzia, perché abbiamo parlato tanto di futuro: i bimbi che ho visto sono il futuro della città, sono le persone che tra qualche decennio saranno al nostro posto a guidarla. Noi abbiamo il dovere di fare politiche all’altezza dei loro sogni e dei bisogni delle loro famiglie. E poi la visita al Partigiano, perché lo sguardo al futuro deve avere radici molto solide: i valori della Resistenza, dell’antifascismo, della libertà, della democrazia».

Tre cose che vuole fare nei primi cento giorni.
«Affrontare le tre questioni che mi stanno più a cuore. Le politiche di welfare: perché Parma è una città che, per quanto considerata benestante, vede crescere sacche di povertà e sofferenza preoccupanti e perché andiamo verso una recessione che sappiamo essere seria, quindi dobbiamo subito mettere a punto strumenti anti crisi che permettano alle famiglie di affrontare con la massima serenità possibile il tempo che ci aspetta. Poi l’ambiente e la sostenibilità: le giornate che stiamo vivendo, con questo caldo terribile e la crisi idrica, ci dicono che bisogna agire immediatamente, premere sull’acceleratore su questi temi. E il tema della partecipazione, che si lega anche alla questione dell’astensionismo. Dobbiamo dare risposte ai tanti che ci hanno chiesto ascolto, dialogo e strumenti perché la partecipazione dei cittadini possa essere effettiva».

La prima iniziativa per migliorare la sicurezza in città.
«Dovremo mettere a terra le politiche di cui abbiamo parlato. Avremo un assessore alla Sicurezza che dovrà lavorare per rafforzare il ruolo della Polizia municipale e coordinarsi con le forze dell’ordine. Al di là del vigile di quartiere, che istituiremo, al di là del rafforzamento degli strumenti di controllo nelle zone critiche, voglio prendere appuntamento con il ministro dell’interno, per rappresentare il problema di sicurezza che c’è a Parma e il problema di carenza di organico di cui soffrono le forze dell’ordine. Cominciamo a sollecitare i centri di potere che devono darci risposte».

Quando conta di presentare la sua squadra?
«Entro due settimane. Non voglio perdere tempo: perché abbiamo le persone giuste per amministrare Parma. Ho chiesto a tutti di non concentrarsi su questo tema fino a domenica notte. Adesso che abbiamo portato a casa il risultato, da domani (oggi, ndr) pensiamo alla squadra, con lo stesso spirito di collaborazione».

Ci fa qualche nome già deciso?
«No. Ho già le idee abbastanza chiare, ma non è ancora il tempo di fare nomi, prima dobbiamo confrontarci al nostro interno. Farò io le scelte, perché sono una mia responsabilità, ma coinvolgendo le forze che mi sono accanto».

Il vicesindaco sarà una donna?
«Vedremo».

A chi sta pensando per il “suo” assessorato alla Cultura?
«Molti mi chiedono se terrò io la delega: sia osservatori che protagonisti del comparto culturale, e questo mi fa piacere, perché significa che sono stati anni positivi. No, non lo farò, perché la cultura è una cosa molto seria e deleghe così impegnative sulle spalle del sindaco rischierebbero di essere trascurate».

Diversi assessori della giunta uscente aspirano a una conferma: dovrà studiare il manuale Cencelli? I posti in giunta sono solo nove.
«I posti sono nove e sono pochi, una città complessa come Parma meriterebbe più assessori. Il Cencelli non servirà. Valorizzeremo le competenze e le capacità politiche, ho bisogno di una squadra che lavori su questo progetto che abbiamo scritto in modo così innovativo. Il metodo che utilizzerò sarà puntare dritto alla capacità delle persone».

Il Pd, che esulta per essere tornato a vincere dopo 24 anni e che ha avuto un ottimo successo come lista, avrà già presentato le proprie richieste.
«Il Pd ha tenuto un atteggiamento estremamente corretto nei miei confronti. Avevo chiesto di non parlarne, finché non avessimo vinto le elezioni. E nessuno è venuto a bussare alla mia porta con richieste che potessero deviare dall’obiettivo. È evidente che con la percentuale che ha preso e con l’investitura popolare che c’è dietro avrà i posti che merita».

Come cercherà di conciliare l’ascolto dei parmigiani e il non diventare ostaggio dei comitati? Dal Tardini alla Cittadella, all’aeroporto: ne sorgono ovunque.
«Ci sono due strumenti. Uno è il regolamento sul dibattito pubblico, che vorrei portare il prima possibile all’esame del Consiglio. L’altro, proprio su sollecitazione arrivata dai comitati, che chiedono più ascolto sui temi che pongono, è un corpo intermedio, un osservatorio esterno che colleghi il pensiero e le proposte dei comitati con l’amministrazione».

Un tema di grande attualità – da decenni, ahinoi – è il ritardo di Parma per la dotazione di infrastrutture. Quale sarà la sua strategia per superare il gap?
«Parma è indietro e deve assolutamente recuperare terreno. Prima di tutto sul trasporto ferroviario. Il progetto di una fermata dell’Alta velocità è molto importante: bisogna attivare un dialogo politico fitto con Regione, ministero e Rfi, perché si possa arrivare alla realizzazione di un progetto che gli studi di fattibilità dimostrano sostenibile, precisando anche che non porterebbe via treni alla Mediopadana. Ancora più urgente è chiedere di sfruttare l’interconnessione, perché Parma sia meglio collegata. Questi sono i primi obiettivi. Poi conosciamo tutte le infrastrutture strategiche sulle quali continuare a lavorare. E c’è il grande tema della mobilità urbana, che nei prossimi cinque anni dovrà essere rivoluzionata: lavorando sul trasporto pubblico e rendendolo più efficiente vogliamo fare capire ai cittadini che l’uso dell’auto può essere sconveniente. E poi il tema Fiere, che ci vedrà impegnatissimi da subito: non si può più perdere tempo, bisogna migliorare la viabilità intorno a un asset strategico fondamentale, che Parma di certo non perderà: lo dico rispondendo alle chiacchiere che si sentono, circa la possibilità che Milano assorba una parte importante delle nostre Fiere. Non accadrà: ma, a maggior ragione, dobbiamo mettere le Fiere in condizione di essere più efficienti anche con una viabilità all’altezza».

Parma si sente da sempre trascurata da Bologna. I suoi buoni rapporti con Bonaccini aiuteranno a ottenere più risultati rispetto al passato?
«Sono convinto di sì. Secondo me Parma ha sofferto di una invisibilità politica che adesso abbiamo l’occasione di ribaltare. Invisibilità politica a Bologna e a Roma. E invece dobbiamo essere più presenti in quei luoghi dove si fanno le grandi politiche e dove si trovano le risorse che permettono alle città di crescere. Dobbiamo sviluppare nei confronti di queste istituzioni un atteggiamento di “concordia discorde”, come lo definisce Bersani. Cioè capacità di stare insieme ma con il coraggio di fare valere le ragioni della città. Parma decide per Parma, come ho sempre detto. Il che non significa che avere buoni rapporti con la Regione non sia estremamente utile. E in questa campagna la Regione ha già dimostrato di ascoltare le nostre istanze e di essere pronta a ragionare con noi in maniera molto seria».

Il mestiere di sindaco la costringerà a mettersi in aspettativa all’Università? Le mancheranno le lezioni, gli esami, la ricerca?
«Mi mancheranno molto. La mia vita universitaria è stata una delle questioni più pesanti, quando l’ho dovuta mettere sul piatto della bilancia. In Ateneo ho sempre avuto cose belle, ho fatto una carriera molto rapida, ho un gruppo di ricerca che è cresciuto moltissimo nel tempo: quando sono entrato come ricercatore, ero l’unico nel settore disciplinare del cinema. Adesso il gruppo di ricerca è composto da sei persone. Per me è un grande motivo di orgoglio, lasciarlo mi dispiace molto, mi mancherà. Ma sono sicuro che questa esperienza da sindaco mi farà crescere anche da questo punto di vista: quando tornerò a fare il professore universitario, mi sarò arricchito e potrò restituire qualcosa di più ai miei studenti».

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commenti 5
  • Leoprimo

    28 Giugno 2022 - 18:50

    Si ricorda a puro titolo informativo che è il Prefetto avvalendosi del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, organo consultivo del quale fanno parte il Presidente della Provincia, il Questore, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Comandante il Gruppo Guardia di Finanza e il Comandante Provinciale del Corpo Forestale, che deve garantire la sicurezza dei cittadini. Del Comitato fa parte anche il Sindaco che collabora nell'ambito di competenza dell'ente locale. Prima di lanciare strali e ironizzare su Bella ciao è buona norma un ripasso delle norme e delle responsabilità dei soggetti dimenticando gli sproloqui dei parolai nella campagna elettorale.

    Rispondi

    • matteo.gardoni

      28 Giugno 2022 - 21:03

      Il sindaco ha più poteri sulla sicurezza di quanto tu creda, bisogna vedere se Guerra lo sa ... https://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/17/0877_sicurezza_altaRis.pdf

      Rispondi

  • robertodelendati

    28 Giugno 2022 - 12:28

    ma prima di cantare bella ciao ...... non è meglio che cominci dalla sicurezza per le strade di parma e non mi riferisco alla polizia locale pronta a multare la gente per fare cassa

    Rispondi

  • giulio1963

    28 Giugno 2022 - 08:34

    Certo, come il precedente la sicurezza non lo è.

    Rispondi

    • matteo.gardoni

      28 Giugno 2022 - 12:18

      Stavo per scriverlo io

      Rispondi

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