×
×
☰ MENU

PICCOLA INDUSTRIA

Confindustria, Baroni: «Energia, fisco e formazione, la politica ascolti di più le imprese»

Confindustria, Baroni: «Energia, fisco e formazione, la politica ascolti di più le imprese»

di Andrea Violi

29 Giugno 2022,03:01

La politica deve ascoltare di più le imprese e deve farlo con tempi rapidi. Ne va della crescita del Paese, specie in questi tempi fra guerra, rincari e problemi di povertà. Nel contempo bisogna lavorare sulla formazione, come chiedono le imprese. È emerso dalle Assise di Piccola Industria di Confindustria a Bari, con 400 imprenditori al Teatro Kursaal e altri 300 collegati da remoto. E lo ribadisce l'imprenditore parmigiano Giovanni Baroni, presidente nazionale di Piccola Industria: «Il messaggio principale? L'esigenza di far tornare l'industria al centro dell'agenda politica. L'industria va tutelata al pari di altri elementi perché è una questione di sicurezza nazionale».

Confindustria ha sottolineato che la politica è troppo «distratta» verso le imprese. Ma poi le risposte arrivano?

«È un tema di priorità. Oggi come oggi la politica ha come priorità le elezioni; questo è intrinseco alla sua esistenza. Il confronto elettorale è importante però ci sono tematiche su cui non si può far finta di niente. Abbiamo proposto il taglio del cuneo fiscale: anche la politica sta iniziando a parlarne; poi vedremo cosa vogliono realizzare. Anche il gap sul prezzo del gas naturale: lo diciamo da novembre e stanno capendo che ormai non è più rimandabile perché la situazione non rientrerà rapidamente. Ed è la politica che deve intervenire. Non è che non veniamo ascoltati, ma non siamo una priorità».

In sintesi, qualcosa si muove ma lentamente?

«Purtroppo, per la politica il tempo non è una variabile: “fare una cosa oggi, domani o fra quattro mesi è uguale, l'importante che venga fatta”... Eh no! Se per le imprese oggi certi interventi sono motivo di sopravvivenza, domani potrebbe essere tardi. Oltretutto siamo in un momento particolare, con la guerra ma anche l'accorciamento delle filiere globali. Vorrei che la politica ascoltasse un altro aspetto: è stato grave negli scorsi decenni permettere la distruzione della manifattura e del know-how ad essa collegato. Abbiamo fatto la scelta di comprare le cose e di non produrle più, vedi la tematica della produzione in Cina o la Caporetto fatta dal punto di vista energetico perché si è pensato più conveniente comprare un po' dai russi, un po' dagli algerini, un po' dai libici... Invece ci siamo resi conto che, sebbene abbiamo una molteplicità di fornitori di gas naturali, sostanzialmente sono tutti indispensabili. Dalla scorsa settimana, da qualche confronto che ho avuto con le parti politiche, un po' di presa di realtà mi sembra di vederla. È ora di essere realisti, come lo sono gli imprenditori. In tutti gli appuntamenti che ho seguito avvicinandomi alle Assise, non ho mai sentito un imprenditore lamentarsi. Erano preoccupati ma con voglia di fare e di superare l'ostacolo».

Le transizioni: voi temete per le industrie?

«La nostra posizione è sempre stata chiara e coerente. Le due grandi transizioni sono quella digitale e quella ambientale, ecologica ed energetica. Su quest'ultima crediamo che sia corretto individuare un percorso verso un mondo più sostenibile ma va accompagnata. Oggi in Europa ci sono cose che non vanno bene. Scegliere una soluzione tecnologica - la messa al bando dei motori endotermici in favore delle auto elettriche - è sbagliato nel metodo. Non puoi scegliere una tecnologia ma devi dare degli obiettivi, che poi l'industria va a declinare tecnologicamente nella soluzione migliore. Non va bene nel merito, oltretutto, perché non è sostenibile. Abbiamo parlato di 70mila posti di lavoro diretti che scompaiono, oltre alle filiere dei carburanti, dei meccanici... Non si dica che vengono creati nuovi posti di lavoro: sarebbe come fare le medie di Trilussa. Se un cinquantenne perde il lavoro in un'industria produttrice di motori non diventa automaticamente un super tecnico informatico sulla programmazione delle auto elettriche. Non funziona così. E si tenga conto che le aziende fanno investimenti a medio-lungo termine. Gli investimenti in questo settore si bloccheranno completamente. Ancora una volta andiamo a delegare ad altri, ovvero alla Cina, il monopolio di questa filiera. Forse non è così sano abdicare completamente la nostra sovranità».

Nelle Assise avete fatto proposte in 40 punti su quattro aree tematiche. Quale spicca?

«Oggi la più grande emergenza per gli imprenditori riguarda le risorse umane. Il tema di essere formati loro e trovare personale qualificato per inserirlo nelle proprie imprese. La Great Resignation negli Stati Uniti, che di fatto c'è anche in Italia: è difficilissimo trovare risorse umane. C'è la grande necessità di un dialogo forte con tutto il mondo della scuola e Università, in modo tale da incoraggiare i giovani con percorsi professionalizzanti, per inglobarli nelle nostre imprese, sia con la formazione superiore - il mondo degli Its - sia sul mondo universitario. Non a caso era presente il ministro Bianchi (Patrizio Bianchi, ministro dell'Istruzione, ndr). Gli imprenditori che pensano ad assumere perché hanno bisogno di competenze stanno guardando al futuro: solo investendo sul capitale umano è possibile un percorso di crescita. Questo è emerso in modo unanime, da Nord a Sud».

Un alleggerimento del fisco aiuterebbe a trovare figure professionali, anche non giovani?

«Più che un alleggerimento delle tasse vorremmo che, al pari degli investimenti dove si individuano agevolazioni di carattere fiscale, le competenze necessarie fossero considerate alla stessa stregua con crediti d'imposta importanti. Per far crescere di più anche quelle imprese che magari con un incentivo riescono ad assumere».

Durante la presentazione del Rapporto Emilia-Romagna, Bankitalia ha sottolineato che gli Its sono un punto di forza della regione...

«Gli Its funzionano tutti molto bene. L'Its è un istituto di alta formazione che vede un collegamento diretto fra imprese e soggetti formatori. Sostanzialmente il tasso di assunzione è al 100%. Va quindi ulteriormente potenziato. Come varietà e numero di adesioni l'Emilia-Romagna spicca: la domanda sarebbe ancora più alta ma oggi è in accelerazione estremamente elevata. Anche Lombardia e Veneto, che però partivano da livelli molto alti. L'Emilia-Romagna sta colmando i gap: evidentemente la nostra formula sta funzionando molto bene».

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI