×
×
☰ MENU

Bedonia

«Era a terra in posizione fetale. Io resisto per lui». Intervista alla moglie a due anni dall'omicidio di Guareschi

«Era a terra in posizione fetale. Io resisto per lui». Intervista alla moglie a due anni dall'omicidio di Guareschi

29 Giugno 2022,03:01

dal nostro inviato
Setterone (Bedonia)

Roberto Longoni

Il posto si chiama Iavole, ma le api che gli danno il nome in dialetto sono volate via. Scomparse anche le galline. È deserto il pollaio in fondo al campo sulla strada per i Perini. Luigi Guareschi lo chiuse la sera del 29 giugno di due anni fa. Fu l’ultima sua azione, prima di essere ammazzato sul ponticello a 50 metri da casa, a Iavole, frazione di sperdute frazioni di un mondo in inesorabile ritirata. L’assassino lo attendeva acquattato: in mano un bastone, ai piedi scarpe da ginnastica per non far rumore. Lo sorprese alle spalle, senza dargli il tempo di chiedere perché. Che risposta avrebbe dato chi sentiva le voci e inseguiva nemici nell'aria? Un amico di Luigi che risaliva in auto poco dopo scorse un corpo sull’asfalto insanguinato. Il cuore tremava sotto la camicia, ma era solo l’addio alla vita. Tornò in retromarcia, l’amico: chiamò Maria dalla strada e lei si affacciò. «Vieni giù» fece lui. «Vieni su tu» lei sorrise, pensando a uno scherzo. Serio, l'altro le disse che c’era un uomo a terra, e lei gli ribatté di piantarla. «Ma quando si fece il segno della Croce capii». E subito comprese che a terra era il suo Luigi, ucciso a 69 anni. «In posizione fetale: proprio lui, eterno bambino». Per generosità e fiducia mai si era fatto nemmeno volpe tra i lupi. «Parlava fissando negli occhi, non credeva nei sotterfugi, nella malizia. Era troppo buono». L'ispida montagna l'aveva accolto come un figlio.

Congelata dal dolore, lei chiamò i soccorsi, telefonò a Parma alla figlia che il padre aveva avuto un infarto. Chiara gridò in lacrime e cadde. E con lei la piccola Anna, di un anno e mezzo, quasi avesse capito senza bisogno di parole. Erano trascorse le 20, l’ora del rosario su Tv2000: Luigi e Maria avrebbero dovuto recitarlo insieme. Si era alla metà del secondo mistero, quando il silenzio cadde con un segno della Croce davanti alla morte: il sigillo di un sacrificio. «Era il giorno di San Pietro e Paolo - prosegue Maria -. Anche mio marito penso sia morto da martire». Il mondo non ne avrà mai abbastanza: difficile capire la purezza d’animo, quasi impossibile perdonarla.

La casa dei sogni
Il sole accende la casa affacciata sul torrente, sopra l’orto di nuovo coltivato dopo due anni di terra a lutto. Oltre la curva, tutto si fa più cupo, anche se il sole è lo stesso: sparite le arnie di Guareschi, chiuso il pollaio. Allentati i lunghi fili per i panni. A ogni bucato, Maria deve varcare il ponticello come un abisso. Al di qua della curva, invece, il sole inonda la cucina dalla porta di vetro e dalle finestre da cui entrano farfalle. All’interno, tutto è luce, a cominciare dallo sguardo di Maria Molinari, vedova di Luigi, e della figlia, dal sorriso dolce. «Papà - dice Chiara - era un semplice, amante della montagna, di poche ma appropriate parole, pronto ad aiutare». Racconta del clochard francese ospite fisso a pranzo per un paio d'anni quassù. «Per una settimana i miei rimasero senz'auto: papà gliel'aveva prestata perché tornasse a casa». Medico 35enne, Chiara in grembo porta un'altra vita. La piccola Anna ora impegnata a giocare con il babbo tra un mese avrà una sorellina. «Lei - dice Maria, indicando la figlia - e il fratello Francesco (34 anni, responsabile di uno stabilimento a Traversetolo, ndr) hanno preso tutto dal padre».

Presenza costante
Luigi si manifesta nelle parole e nei volti di chi le sta vicino. E chissà quante somiglianze lei avrà scoperto da quando lui ha smesso di viverle accanto nel modo di sempre. «Avevo 17 anni - racconta - in estate davo una mano ai Fortunin, i Chiappari di Ponteceno. Luigi veniva in villeggiatura con i suoi. A 19 anni lo sposai». Dipendente della Barilla, figlio dell'Oltretorrente, lui aveva vette nel cuore («le sue ceneri voleva fossero disperse sulle Tre Cime di Lavaredo»). Andato in pensione nel 2012, decise con Maria che Iavole, l’antico posto delle api (era stato il suocero ad appassionarlo all'apicoltura), sarebbe stato il loro nido. I Guareschi ci investirono risparmi e amore. «La casa – prosegue lei – era chiamata la Dogana. Quando le frazioni erano piene di vite qui si fermavano in tanti». Un bicchiere, un saluto, e si proseguiva verso il Penna o il Taro. Ancora oggi è un luogo di accoglienza. Si stenta a crederlo, ma Maria è tornata, dove per lei la tragedia confina con l’estrema felicità.

C'era già stata l'estate scorsa, con la zia malata. Poi, da sola, ha varcato la soglia il 24 marzo di quest'anno. «Faceva freddo. Ho dormito davanti alla stufa in cucina. Con me avevo le ceneri di Luigi». Il marito per una vita l'ha fatta sentire al sicuro e l'urna con i suoi resti bastava a darle forza. «Gli chiedo di proteggermi, e lui mi trasmette la pace per affrontare ogni prova. Mi sembrerebbe di tradire Luigi e i bisnonni, a non essere qui» confessa lei. Non le viene più paura nemmeno quando i caprioli saltano sul tetto la notte. La resistenza non è finita quassù: si è fatta solo individuale.

Via dalla città
Fuggirono dalla pazza folla nel 2012, Luigi e Maria. Li avrebbe raggiunti la follia, nella solitudine. Nel 2018, Sergio Molinari, detto u Rüssu per il colore dei capelli, tornò nella casa dei suoi, a 20 metri dalla loro, dopo anni di Opg e Rems. C'era finito per problemi psichiatrici, culminati in un assalto alla casa di un amico a Casale, sull’opposto versante del Taro. L’altro non gli aveva aperto, e lui aveva sfondato la porta. I Guareschi, invece, la porta (di vetro) gliela spalancarono, sempre pronti all'ascolto. Da lì, senz'auto, sei lontano da tutto: e a lui era stata sequestrata. Luigi si prestava a fargli la spesa, a comprargli le sigarette, mentre Maria gli allungava minestra, caffè o latte: come il giorno prima dell’omicidio, saputo che Sergio era a digiuno da oltre 24 ore. In questo Appennino spopolato, chi vive accanto è più di un vicino, se hai cuore: a saperlo affamato si fatica a essere felici. «Noi mai lo eravamo stati così - ricorda Maria -. Ogni sera mi addormentavo ringraziando il Signore. Il mattino del 29 esclamai: “Gigi, saremo o no fortunati?”». Poche ore dopo, una scenata a una voce del vicino per una sciocchezza fece capire che la gioia era sul baratro. La coppia decise che il giorno dopo, quello che per Luigi non sarebbe mai sorto, a Bedonia avrebbe messo in vendita la casa. Fino ad allora, i Guareschi avevano creduto nella ragione e nella bontà, illusi «che Sergio davvero fosse protetto dai farmaci». La terapia avrebbe dovuto renderlo inoffensivo. Teoria. In febbraio u Rüssu era tornato a sfondare a colpi d’ascia la porta a Casale. «E nessuno aveva fatto nulla». Difficile non vederci il prologo del 29 giugno.

Poi, ci si mise la pandemia. Volenti o no, bisognava chiuderle, le porte. Il vicino si sentì respinto. «Mentre bisognava fosse seguito ancora di più da chi di dovere. Il contrario di quanto si fece». Maria non ha parole d’astio. «Sergio - mormora - è a sua volta vittima. Disperato, disperatamente solo». Rischia presto di tornare come prima, di nuovo abbandonato a sé stesso, magari accanto alla casa di chi ha reso vedova. E allora alla pena inflitta senza appello due anni fa a Maria se ne aggiungerebbe un'altra. Il 65enne è stato prosciolto per infermità mentale. Il giudice ha stabilito sia curato per cinque anni in una Rems (era a Casale di Mezzani, ora a Reggio). Trascorsi i primi due, altrettanti si sono aggiunti nella causa per la porta abbattuta. Gli stessi termini di Maria per u Rüssu li usa Domenico Patete, suo difensore d'ufficio in entrambi i processi. L'avvocato si è preso a cuore il caso: va spesso a trovare Molinari ed è a lui che l'altro chiede aiuto. Anche Patete parla di abbandono, disagio, solitudine. Malattie letali in alcuni luoghi più che in altri. Si può morire, di solitudine. Si può uccidere. E qui la solitudine regna sovrana.

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI