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Siccità

La golena di Ragazzola rischia di perdere il leggendario laghetto «Budri»

La golena di Ragazzola rischia di perdere il leggendario laghetto «Budri»

di Paolo Panni

01 Luglio 2022,03:01

Roccabianca - La siccità ha prosciugato anche lo storico e “leggendario” «Budri» di Ragazzola. Un luogo che, nella sua semplicità, è un piccolo ma significativo simbolo della golena.

Per gli abitanti del borgo della Bassa è un emblema, un pezzo di storia, a suo modo un «compagno di viaggio» della vita del paese. «Budri» è un termine dialettale col quale si va ad identificare il «bodrio», vale a dire un piccolo specchio d’acqua che si è formato in seguito ad una piena del Po.

In occasione delle sue esondazioni, il Po è solito creare voragini all’interno della golena lasciando, quando si ritira, «laghetti» (i bodri appunto) che rimangono alimentati, nel tempo, grazie alle falde acquifere e, quindi, alla presenza di acqua sotterranea. La falda acquifera viene raggiunta al momento in cui la cascata d’acqua che si genera nel punto di rottura dell’argine si abbatte al suolo scavando fino a 10-15 metri di profondità.

A lungo andare, poi, l’abbassamento della falda e l’accumulo di sostanza organica nel budrio isolano lo specchio d’acqua dalla sua «sorgente», facendolo diventare uno stagno, destinato a prosciugarsi.

Le golene, sull’una e sull’altra sponda, per l’intero corso del fiume, sono ricche di questi stagni, rimasti a testimoniare piene del passato. Si tratta di aree naturali di pregio, di grande importanza per la flora e la fauna del territorio. Tra i bodri più antichi nell'area emiliana, la cui origine si perde nella «notte dei tempi» c’è quello di Ragazzola, ai piedi dell’argine maestro. Ora rischia di scomparire.

Le leggende

Sono tanti i misteri e le leggende che riguardano l'area. Addirittura da questo luogo potrebbe essere nato il nome del paese. Nei secoli passati Ragazzola non si trovava esattamente dove sorge ora. Il nucleo più antico sorgeva in una posizione più ad ovest rispetto a quella attuale, verso Pieveottoville. Non a caso, ancora oggi, si trova il «Viottolo Piazza Vecchia», a ricordare il precedente centro storico del borgo.

Si narra che nel luogo dove oggi sorge il «budri» si trovassero un tempo la vecchia chiesa e il cimitero del paese, che sarebbero stati distrutti durante una inondazione, tanto improvvisa quanto tremenda del Po e che in quel momento si trovasse, all’interno del sacro edificio, una ragazza, che sarebbe stata risucchiata dall’acqua e dal fango, insieme a tutta la chiesa, sprofondando nel sottosuolo. Da «ragazza sola» sarebbe nato il nome del paese: Ragazzola. Ma le narrazioni popolari non concordano.

Secondo un’altra leggenda, nella vecchia chiesa era in corso un matrimonio clandestino, o comunque contrastato dai familiari degli sposi, e che in quel momento fu la piena dirompente e improvvisa del Po a spazzare via tutto, tranne la giovane. Infine, un'altra leggenda, vuole che una devastante inondazione del Po abbia spazzato via tutto il paese, uccidendo i suoi abitanti tranne una ragazza.

Della leggendaria chiesa non sono mai stati trovati resti, neppure un mattone, nemmeno durante le arature profonde dei campi circostanti. Ma di questo sacro edificio si parla da secoli.

La storia

C’è da aggiungere, e lo confermano anche i testi storici, che Ragazzola ebbe senz’altro una chiesa in epoca remota, ma a livello di documentazioni ufficiali la prima compare in una pergamena cremonese (L.Astegiano: Codex diplomaticus Cremonae) del 27 giugno 1271 (allora Ragazzola faceva parte della diocesi di Cremona). Si tratta di un foglio che parla di una lite intercorsa tra Umberto De Grondono, chierico e sindaco del monastero di Castione Marchesi, e la nobile famiglia dei Sommi, feudatari del vescovo di Cremona. In quella documentazione il borgo è definito come «Carpeneta» o «Carpaneto», ben diverso quindi dal successivo «Ragazzola». E questo non fa che avvalorare l'ipotesi che dietro le leggende vi sia qualcosa di vero.

Il dramma del 1951

Al termine della seconda guerra mondiale, armi e ordigni bellici vennero gettati nelle acque del «budri» da persone che volevano disfarsene. Nel 1951, pochi mesi prima della storica alluvione del Po, due ragazzi del paese trovarono, nei pressi del «budri» alcuni ordigni e li estrassero, ma rimasero uccisi dall'improvvisa esplosione. Salvando il «budri» si salverebbe anche il loro ricordo.

© Riproduzione riservata

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