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Il nuovo presidente

Magnani Rocca, il futuro scritto nel solco del passato

Magnani Rocca, il futuro scritto nel solco del passato

di Katia Golini

04 Luglio 2022,03:01

Un economista alla presidenza della Magnani Rocca. Gino Gandolfi prende il testimone da Giancarlo Forestieri, che ha guidato la Fondazione per undici anni e che continuerà a svolgere un ruolo di primo piano. Una collaborazione su cui il neo presidente conta e non poco. «Succedere al professore Forestieri - sottolinea subito Gandolfi - è per me un ulteriore motivo di gioia e soddisfazione. A lui sono molto legato perché è stato mio professore all’Università di Parma, successivamente mio mentore durante il dottorato di ricerca all’Università Bocconi e, infine, mio collega».

Tenere viva la memoria di Luigi Magnani, una «mission» complessa, una grande responsabilità, ma anche una sfida entusiasmante?

«In effetti è proprio così. Avverto una grandissima responsabilità perché l’incarico è sfidante e al tempo stesso affascinante. Posso anticipare che cercherò di proseguire nel solco tracciato dal mio predecessore, consapevole delle tante responsabilità, ma conscio anche del fatto che potrò contare sul prezioso supporto del consiglio generale, che resta immutato, e dalle straordinarie capacità del direttore scientifico Stefano Roffi. La nostra comunità ha un eterno debito di riconoscenza nei confronti di Luigi Magnani e, quindi, dobbiamo prodigarci per continuare a divulgare la sempre migliore conoscenza della sua figura di intellettuale che seppe coniugare, pionieristicamente, amore per tutte le espressioni culturali, dalle arti figurative alla musica e alla letteratura. L'articolo che il “Financial Times” dedicò nel 2020 a Magnani "Villa of masterpieces: Luigi Magnani’s hidden gems in Parma" ci fa comprendere quanto sia apprezzato Magnani anche nel panorama internazionale».

Magnani non solo collezionista d'arte, ma anche ambientalista «ante litteram».

«Rilevante fu anche la sua sensibilità ambientale e civile. Riservò grande attenzione contro le deturpazioni del paesaggio italiano, contro lo scempio della grande bellezza del nostro Paese. Basti pensare che nel 1955 fu tra i fondatori di Italia Nostra».

Da economista quale sarà il suo contributo? Come stanno i conti della Fondazione?

«La Fondazione possiede uno straordinario patrimonio artistico e, come è facilmente immaginabile, per custodirlo e conservarlo servono importanti risorse finanziarie, così come rilevanti sono i costi da sostenere per l’organizzazione degli eventi culturali che, ricordo, costituiscono lo scopo della Fondazione stessa così come stabilito da Magnani stesso. In effetti non bisogna dimenticare che la Fondazione, per volere del suo fondatore, ha lo scopo di favorire e sviluppare con adeguato fondamento scientifico attività culturali, educative e sociali, studi di storia dell’arte, delle lettere e della musica. Per fare tutto ciò servono ovviamente competenze e significative risorse finanziarie. Per tale ragione dobbiamo essere grati ai partner "storici" e, precisamente, a Fondazione Cariparma e a Crédit Agricole Italia i cui contributi sono, da sempre, di vitale importanza. Mi piace ricordare che il legame tra la Magnani Rocca e Fondazione Cariparma e Crédit Agricole Italia lo ha voluto lo stesso Magnani in quanto prosecutrici dell’eredità dell’allora Cassa di Risparmio di Parma».

Perciò una rappresentanza del gruppo nel consiglio generale?

«Tante opere che oggi sono custodite nella Villa dei Capolavori sono state da lui acquistate con il supporto dell’allora Cassa di Risparmio di Parma; anche per tale ragione, come gesto di riconoscenza nei confronti della banca, lo stesso Magnani ha voluto che nel consiglio generale della Fondazione sedesse di diritto il presidente dell’allora Cassa di Risparmio di Parma, oggi Crédit Agricole Italia».

Oggi le risorse economiche «fresche» da dove provengono?

«Vengono reperite anche dall’attività museale e dalla redditività generata dal patrimonio finanziario e immobiliare della Fondazione ma, essendo rilevanti le uscite, mi pongo come obiettivo quello di incrementare le entrate e di diminuire, nel limite del possibile, le uscite della Fondazione. A tal riguardo, per quanto simbolico, ho già comunicato al consiglio generale che non intendo percepire compensi, così come ha fatto chi mi ha preceduto».

Un primo passo riguarda i fondi in arrivo dal Pnrr?

«Magnani nella sua vita manifestò sempre una spiccata sensibilità ambientale al punto da prevedere nell’atto costitutivo della Magnani Rocca il mantenimento nella sua integrità del parco della Villa di Mamiano precisando che ci si sarebbe dovuti prodigare per la sua conservazione nell’ambiente naturale e favorendo il mantenimento e la rigida applicazione di tutti i vincoli paesaggistici. Perciò il Consiglio, con il prezioso supporto del direttore e di qualificati professionisti, ha deciso di presentare domanda nell’ambito del Pnrr per il restauro e la valorizzazione del grande Parco romantico ottocentesco, che comprende tra l'altro tre alberi monumentali. E’ notizia di questi giorni l’aggiudicazione dei 2 milioni di euro richiesti (ndr, al pari dell’Orto botanico di Parma)».

Un tuffo in un contesto del tutto nuovo per lei. Cosa significa lavorare tra capolavori di arte così importanti?

«Posto che mi riterrò felice e pienamente soddisfatto se riuscirò ad eguagliare i successi del professor Forestieri, posso anticipare che farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per intensificare le collaborazioni con grandi musei nazionali e internazionali per l'organizzazione di mostre alla Magnani Rocca e in altre sedi prestigiose della nostra città e non solo. Ritengo inoltre imprescindibile rendere sempre più solida la relazione e la collaborazione tra le Istituzioni locali, le associazioni e le tante “energie positive” del nostro territorio perché come è ormai noto a tutti è assolutamente imprescindibile fare rete».

Incentiverete la collaborazione con gli studenti?

«Da docente e da padre non posso certamente dimenticare l’importanza dell’insegnamento. Cercheremo di rendere sempre più intenso il lavoro con le scuole, nella consapevolezza del valore etico-formativo dell'arte. Dovremo realizzare laboratori didattici per le scuole primarie, visite guidate mirate per tutti i livelli scolastici, tirocini per studenti universitari. Per fare tutto ciò avremo bisogno dell’aiuto di tutti. Continueremo inoltre ad organizzare concerti in collaborazione con importanti orchestre».

Negli anni sono state realizzate mostre di grande rilievo e spessore culturale. Alcune purtroppo non abbastanza valorizzate e promosse. Cosa fare per coinvolgere un pubblico sempre più ampio?

«E’ indubbio che negli anni si siano realizzate mostre di grande spessore culturale. Non lo dico io, ma lo dice il Ministero della Cultura. Nel corso degli ultimi 2 anni il Ministero ha dimostrato di apprezzare la nostra attività museale. Abbiamo ricevuto contributi che rappresentano un importante e tangibile riconoscimento da parte dello Stato della qualità dell'attività culturale della Fondazione».

Il contributo del suo predecessore è stato fondamentale. Quale sarà il suo coinvolgimento nei prossimi anni?

«Il professor Forestieri è stato un presidente straordinario. Ha custodito lo scrigno di Mamiano con un amore e una dedizione unici. E' stato ed è tuttora un esempio per molti. Per mia fortuna, ha accettato di conservare la carica di consigliere e, quindi, potrò continuare a far tesoro delle sue capacità, dei suoi consigli e della sua grande esperienza».

Forte della collaborazione con il direttore scientifico Stefano Roffi, instancabile e vulcanico organizzatore di mostre importanti, può anticipare qualche progetto?

«Dopo la mostra dedicata a Lucio Fontana, genio rivoluzionario dell'arte del XX secolo, che terminerà nei prossimi giorni, in settembre allestiremo una grande esposizione dedicata al tema “Moda e Pubblicità fra metà Ottocento e metà Novecento”, avvalendoci della consulenza scientifica di Eugenia Paulicelli, docente di Discipline della Moda presso The City University of New York. Grandi sorprese per il 2023, con due giganti dell'Arte italiana e internazionale del Novecento».

Qual è la mostra di questi ultimi anni che ha maggiormente apprezzato?

«Non può non essere ricordata la mostra dedicata a Luigi Magnani "L'ultimo romantico" nel 2020 e quella nel 2021 dedicata all'arte coloratissima di Joan Miró, che ha conquistato tutti con la sua pittura basata su emozioni immediate e suggestioni oniriche; grande la soddisfazione per le duecento classi in visita».

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