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Condannato

Finge di vendere una Mercedes e con la foto dell'assegno incassa 32mila euro

Finge di vendere una Mercedes e con la foto dell'assegno incassa 32mila euro

06 Luglio 2022,03:01

Dai 40mila euro iniziali dell'annuncio lui riuscì a far precipitare le richieste a 32mila. Ma fu tutt'altro che un affarone per chi comprava. Il parmigiano ebbe appena il tempo di gioire per quegli ottomila euro in meno da pagare, quando si accorse di averne gettati al vento 32mila. Anche uno solo sarebbe stato di troppo, per quella Mercedes che apparteneva a chissà a chi, non di certo a colui con il quale aveva trattato l'acquisto. L'auto era spacciata come di basso chilometraggio e di alte prestazioni. «Unico proprietario, come nuova» aveva letto l'aspirante compratore. La partenza era buona, le foto pure: l'auto sembrava davvero in perfette condizioni.

Alla prima telefonata l'altro lasciò intendere che si sarebbe anche potuto discutere sul prezzo, ma comunque senza esagerare. Ogni contrattrazione lo prevede. E ogni trappola per funzionare deve assomigliare a qualcosa di normale. Senza mai incontrarsi, le parti si misero d'accordo sul prezzo.

A quel punto, però, il venditore (presunto tale) fece fretta all'altro. «Quest'auto - gli disse - me la stanno chiedendo in tanti. Potrei guadagnarci anche qualche migliaio di euro in più, ma non mi rimangio la parola: è tua». A una condizione, però: il calabrese allora 39enne che aveva messo in vendita la vettura voleva rassicurazioni sul fatto che l'altro fosse in possesso della cifra. «Vorrei essere certo di non perdere il mio tempo...». Così, per tagliare la testa al toro chiese all'altro di firmare l'assegno circolare con il quale avrebbe acquistato l'auto e di inviare la relativa fotografia.

A questo punto, è necessario inquadrare nel tempo la vicenda. Eravamo alla fine del gennaio di cinque anni fa, quando questo genere di truffa era ancora agli esordi. Perché di truffa si tratta. Ricevuta la foto, il 39enne curò i dettagli al computer e poi procedette alla stampa di adeguata qualità. Quindi, si presentò in banca e incassò. Qualche giorno dopo, a sua volta anche l'altro incassò: un clamoroso colpo basso. I soldi non c'erano più e nemmeno l'agognata Mercedes c'era. Svuotato nel portafogli e appiedato, il parmigiano denunciò. Presto, il truffatore venne identificato. Oltre al racconto del cittadino, a suo carico parlavano i precedenti: per reati specifici e con recidiva infraquinquennale. Ieri, il giudice Paola Artusi ha condannato l'imputato a dieci mesi, dopo che il pm Antonella De Stefano ne aveva chiesti otto. Della Mercedes, a chi credeva di averla comprata, non è rimasta nemmeno una foto.

Roberto Longoni

© Riproduzione riservata

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