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Dopo 38 anni

Il vigile del fuoco Marco Buia va in pensione: tante missioni, dalle alluvioni ai terremoti

Il vigile del fuoco Marco Buia va in pensione: tante missioni, dalle alluvioni ai terremoti

06 Luglio 2022,03:01

Una missione lunga 38 anni, quella di Marco Buia. E anche se lui con umiltà mette le mani avanti dicendo che «non è un eroe», la sua storia insegna. Soprattutto ai giovani.

Perché da chi, con la divisa da vigile del fuoco, ha dedicato una vita per aiutare il prossimo c'è tanto da imparare.

Capo reparto e capo turno, Marco Buia è entrato nella caserma di via Chiavari il 10 luglio 1985. E l'altro ieri con una festa a sorpresa è andato in pensione: «Dopo il militare nei vigili del fuoco ho capito che quello era il mestiere che volevo fare - racconta Buia, 60 anni -: il mestiere più bello del mondo. E dopo un concorso pubblico sono stato assunto. Un mestiere dalle mille sfaccettature: bisogna sempre mettersi in gioco e ogni giorno c'è qualcosa di nuovo. È un lavoro stimolante, però occorre essere portati, perché come dice un amico "Noi vigili del fuoco andiamo sempre dalla parte sbagliata e cioè dove gli altri scappano". E per questo, occorre essere molto preparati, sia tecnicamente che fisicamente».

Una divisa che ti cambia e ti fa crescere intervento dopo intervento: «I vigili del fuoco ti insegnano prima di tutto a fare squadra - continua Buia - e a stare bene con tutti. Ti insegnano ad ascoltare la gente per raccogliere le loro richieste e ad essere sempre pronti per aiutare chiunque abbia bisogno».

E Marco Buia lo ha dovuto imparare alla svelta. Dopo solo 9 giorni di lavoro, quel 19 luglio 1985 è accaduta la tragedia della Val di Stava: un'inondazione di fango in cui morirono quasi 300 persone: «Sì, appena assunto sono partito per il Trentino per il crollo della diga - ricorda Buia quasi fosse ieri -. Un violento fiume di fango che ha travolto un intero paese: è stata una prova difficile, lavorando 24 ore su 24. Non dimentico anche le altre missioni: dalle alluvioni e dagli incendi in Liguria ai terribili terremoti delle Marche e in Emilia. E ogni volta si va avanti senza fermarsi, senza riflettere: chiudi gli occhi quando ti trovi di fronte quello che non vorresti vedere, soprattutto quando soccorri persone che soffrono. E meno male che ho sempre avuto vicino una squadra di uomini, che mi hanno sempre dato la certezza di essere lì al mio fianco in qualsiasi momento del bisogno».

Ora la meritata pensione: «Da un lato sono contento perché così posso dedicare più tempo a mia moglie, alle mie figlie e al mio hobby: la barca a vela - chiude il capo reparto -. Dall'altro, mi dispiace molto perché quella dei vigili del fuoco è una grande famiglia. Non so se i miei colleghi, molto speciali, sono felici che sono andato in pensione - scherza Buia -, perché mi hanno fatto pure la festa. In fondo però spero solo di aver lasciato un buon ricordo».

Mara Varoli

© Riproduzione riservata

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