×
×
☰ MENU

Sant'Agata

La tromba d'aria ha devastato anche il parco della Villa di Verdi

La tromba d'aria ha devastato anche il parco della Villa di Verdi

06 Luglio 2022,03:01

È arrivato in visita di soccorso anche il vescovo di Fidenza, monsignor Ovidio Vezzoli, a dare una mano per far fronte al disastro provocato dalla tromba d’aria nella Bassa tra Le Roncole, Frescarolo, Busseto, Cortemaggiore, Polesine, Zibello. Sgomento e dolore generale davanti alla morte dell’agricoltore di Besenzone, Minardi, travolto dal crollo di un muro. Era conosciuto in tutta la zona, persona stimata, aveva 54 anni.

Certo nei giorni in cui l’Italia è spettatrice atterrita dallo spaventoso spettacolo della valanga di ghiaccio stragista sulla Marmolada, può sembrare un dolore minore quello che pervade oggi la comunità di questi paesi della Bassa legati l’un l’altro dal passato Pallaviciniano e da quello Verdiano. Ma questa volta il nubifragio, come un maestro del terrore che conosce i punti nodali e civicamente più sensibili di una società, ha danneggiato fortemente anche un patrimonio di simboli, di luoghi e di monumenti che sono, o meglio dovrebbero essere i valori più cari di una comunità, quelli ereditati dai padri, quelli che danno un senso di appartenenza, un costume, un modo di vivere. Il patrimonio lasciato da Giuseppe Verdi, l’insieme dei luoghi dove il Grande Roncolese visse e si formò negli anni giovanili.

Mi accorgo con sgomento di stare scrivendo lo stesso pezzo scritto in altre occasioni, un viaggio nel Mondo Verdiano, vulnerabile vulnerato dalle intemperie, siano esse di carattere piovoso (allagamento della casa natale) o di gelo (chiusura della Casa per assenza di riscaldamento) o di ferie (chiusura a Ferragosto e feste varie) e ovviamente soggetto agli acciacchi del tempo. Sessant’anni fa era già emergenza: un documento scritto a chiare lettere avvertiva, per esempio, che la situazione statica della chiesa di San Michele, alle Roncole, era di una gravità assoluta e che bisognava intervenire subito. E subìto senza fiatare quello che una comunità sensibile avrebbe dovuto considerare un vero e proprio colpevole affronto, come affrontammo la situazione? Come se niente fosse. Dove sta il malignazzo demone dell’oblio che governa le nostre comunità, perché dobbiamo sempre percorrere il sentiero della vergogna e dell’autoflagellazione?

Sta di fatto che, anche in questo caso, lo spettacolo andò in scena secondo copione: l’Ignaro (monsignor Luigi Guglielmoni, prevosto di Busseto, appena paracadutato da Salsomaggiore) scopre che la chiesa minaccia di crollare e non può far altro che chiuderla. La notizia suscita la solita riprovazione. Ma stavolta ecco che, intervistato da un quotidiano (la Gazzetta di Parma), il maestro Riccardo Muti tuona sdegnato contro «la vergogna di un Paese vittima di una società che dimentica i valori più grandi, il rispetto che si deve a un Padre della Patria come Verdi».

Ecco che allora, letta la tonitruante accusa del direttore più Verdiano che ci sia, il ministro Franceschini provvede a sbloccare un finanziamento d’emergenza. Il giorno dopo le Roncole si svegliano in uno sferragliante fervore di aggeggi, ponti, piloni e gru.

Due anni dopo. Cioè oggi. Il nubifragio. L’ennesimo danno, anche se per fortuna, non grave. E di nuovo un’attesa di intervento sostanzioso. «C’è un progetto in fase di approvazione», dice monsignor Luigi Guglielmoni, speranzoso e instancabile cercatore di solidarietà che, in questo caso, non può che essere pecuniaria. Già, i quattrini… Ce ne vorrebbero tanti, anche perché tralasciando andar le cose per loro conto, i danni si moltiplicano. Scopriamo adesso che non ce ne sono abbastanza. Già, quando ce ne erano in abbondanza abbiamo pensato a tutto fuorché a valorizzare il Mondo Verdiano, limitandoci a organizzare spettacoli, opere, concerti. Ma senza alcuna concertazione, senza un progetto globale.

È un pomeriggio sconfortante quello del giorno dopo il nubifragio e la tromba d’aria. A Sant’Agata, il vento ha danneggiato il grande e meraviglioso parco della Villa Verdi. Angiolo Carrara Verdi e la moglie Manuela Pizzoni sono affranti. «I danni sono notevoli - dicono -. Noi garantiamo di riuscire a tener aperto, ma la Sovrintendenza dovrà intervenire perché i costi saranno notevoli». Danni ingentissimi quelli provocati dal Covid che ha tranciato il numero di visitatori. «Da quindici-sedicimila l’anno a si e no quattromila» spiega la signora Manuela: «E adesso che sembrava annunciarsi un certo miglioramento, soprattutto con i turisti stranieri, ecco l’ennesima batosta».

ll sindaco di Villanova, Freddi, si sta dando da fare per aiutare i Carrara Verdi, questi unici eredi autorizzati a portare il cognome del Maestro. Come è noto, i quattro fratelli, non sono riusciti a trovare un’intesa. E la Villa andrà all’asta. Non c’è pace sulle rive dell’Ongina, il fiumiciattolo fangoso che secondo Massimo Mila, ispirò a Verdi l’atmosfera fluviale del Nilo, la notte dell’incontro tra Radames, Aida e Amonasro. Anche Omero ogni tanto ha il diritto di sonnecchiare.

Vittorio Testa

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI