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Bedonia

«Mi vietano di vivere all'italiana». Pakistana denuncia i genitori, ma perde il processo

«Mi vietano di vivere all'italiana». Pakistana denuncia i genitori, ma perde il processo

06 Luglio 2022,03:01

Bedonia Le domande nemmeno poste ai genitori, «perché già sapevo che mi avrebbero detto no», i documenti «fatti sparire dai miei» e in realtà solo un po' più in fondo nel solito cassetto. E poi il divieto di andare a vivere da sola a Parma (quando, in mancanza di reddito, sarebbe sempre stato il padre operaio a dover pagare affitto e bollette per finanziare la sua indipendenza). Si fa presto a parlare di maltrattamenti in famiglia, l'ipotesi di reato per la quale una coppia pakistana è stata denunciata dalla figlia. Piuttosto, qui si è di fronte ad attriti generazionali, endemici ovunque, acuiti da una distanza culturale mai assopita (per ascoltare il padre, immigrato da una ventina d'anni e cittadino italiano, è stato necessario chiedere aiuto a un interprete). I genitori sono stati assolti dal giudice Paola Artusi perché il fatto non sussiste.

Niente a che vedere con i tragici episodi che hanno aperto ferite di sangue nella cronaca degli ultimi anni. A quanto è emerso dal processo non ci sono state violenze né vere sopraffazioni, ma solo divergenze di opinioni (e di cultura). Protagonista di questa vicenda una ragazza nata in Pakistan nel 1995 e venuta con la madre e il fratello maggiore a vivere con il padre a Bedonia nel 2005. Ben presto, lei fu attratta dai costumi occidentali: di casa usciva con il velo, ma a scuola entrava senza. Per non contraddire i suoi, acconsentì nel 2016 alle nozze combinate (scelse tra alcuni pretendenti) con un connazionale. Durò fino a quando lui rimase in Pakistan. In quei due anni di matrimonio a distanza alla figlia che le chiedeva se potesse uscire con le amiche la madre rispondeva: «Devi domandare a tuo marito». Ma quando lui venne a Bedonia, lei si rese conto che con il consorte non aveva nulla in comune.

La ragazza si ritrovò sposata a lui (ripartito ben presto), ma innamorata di un giovane bedoniese conosciuto in un gioco online. Fu ospitata da quest'ultimo, fino a quando la di lui famiglia non chiese di chiarire la situazione. Desiderio condiviso dal padre della ragazza. «Per noi puoi divorziare da tuo marito e sposare l'italiano, purché lui si converta all'Islam» le disse lui. Lei la trovò una forzatura. Forzato era lo stato delle cose: ne risentì anche la salute della giovane. Se ne occupò il medico curante, mentre il caso fu riferito ai servizi sociali. Scattò la denuncia. «Questi contrasti li hanno avuti in tanti - ha detto nella sua arringa Claudia Pezzoni, avvocato del padre -. Ma qui si è subito andati dai carabinieri». In realtà, pare che la stessa ragazza vivesse sulla propria pelle la divisione tra le radici e la nuova realtà. «Che potesse desiderare l'indipendenza dal marito - ha sottolineato Barbara Giovannelli, avvocato della madre - lo possiamo capire. Ma è fantasioso che fosse sequestrata e i fatti lo dimostrano». Il giudice ha dato ragione alla difesa. E all'accusa: lo stesso pm Antonella De Stefano aveva chiesto l'assoluzione. Intanto, la ragazza ha divorziato dal marito. E dai genitori: loro sono emigrati in Inghilterra, lei si è fermata a Cremona.

Roberto Longoni

© Riproduzione riservata

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