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Polesine

«Suonare le campane? Così scandisco la vita della mia comunità»

«Suonare le campane? Così scandisco la vita della mia comunità»

di Claudia Olimpia Rossi

07 Luglio 2022,03:01

Polesine Zibello «Suonare le campane della chiesa è la mia passione fin da bambina. Ce l’ho nel cuore, forse perché mi ricorda mio papà, mancato quando avevo solo cinque anni». Maria Mussi in Panni racconta la nota che da sempre scandisce il suo tempo, come in un film. La più piccola di sei fratelli, in una famiglia di sacrestani dai tempi dei nonni, la signora Maria sta per compiere ottant’anni e ancora riesce a tendere le corde del campanile in Santa Croce di Polesine.

Armonia

«E’ faticoso, ma mi piace così tanto che non me ne accorgo - confida -. La gente dice che si sente subito quando suono io. Bisogna saper dare l’armonia, non fare confusione. Ogni occasione ha il proprio motivo». Da San Rocco di Busseto, il luogo dell’infanzia, dove aiutava la madre nelle mansioni di sacrestana e ancora oggi continua la tradizione uno dei fratelli, Maria Mussi ha seguito il fratello sacerdote, don Luigi Mussi, tragicamente mancato, ovunque fosse parroco: Monticelli d’Ongina, Varano Marchesi, quindi Santa Croce di Polesine, che tuttora è la sua chiesa.

In bicicletta

«Per andare a suonare le campane faccio un buon chilometro in bicicletta, perché io abito a Zibello. Con altre due signore teniamo in ordine la chiesa. Stiamo proprio bene, ci rilassiamo. Adesso non tutti fanno caso agli arredi corretti a seconda delle occasioni. Invece sono cose importanti, ci vuole una “tovaglia” che dia il segno del periodo della Liturgia». Adesso? E’ il momento del verde. Ma come suonano le campane? Un defunto si celebra con un’Ave Maria. La campana grossa va suonata due volte e poi si ferma. «Io aspetto dicendo un Requiem aeternam e poi ripeto per una decina di volte. La campana in quel caso è in piedi. Per tirarla su ci vuole un po’ di forza».

La differenza

«Quando c’è il funerale bisogna suonarle tutte. Per il matrimonio tutte insieme a festa, ma alternate nel modo giusto: una, due tre. Ne suono tre perché quattro sono troppe. Quando c’è la messa bisogna far sentire anche la campanella piccola, per dire che mezz’ora dopo inizierà la funzione».

Il rammarico

Maria Mussi ha un unico rammarico: «non si sposa più nessuno». «Dicono che è una spesa: invece - motiva - non si spende nulla. Credo siano un po’ di scuse». Un tempo, la campana della chiesa teneva il passo anche della vita civile. Come l’inizio delle lezioni a scuola. «Mia mamma ogni mattina mi diceva: Maria, suona la campana e poi vai in classe. La mia chiesa - conclude - è tra le pochissime dove sia rimasta la campana con le corde. Ovunque, ormai, ci sono quelle elettriche. Ma è un’altra cosa, si capisce subito la differenza. Il suono delle campane a corda a me fa bene allo spirito».

© Riproduzione riservata

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