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Mercoledì sera su Raiuno

Alessandro Farnese, il suo vero volto a Superquark

Notizia 8

08 Agosto 2022,03:01

«Questa indagine è partita cercando, in un certo senso, l’assassino, ma nel cercarlo si è dipinto un affresco che rappresenta un mondo, che è anche l’aspetto estremamente interessante di questo tipo di ricerche. Perché anche se non tutte le domande che ci facciamo hanno una risposta precisa, vale comunque la pena porsele, perché aprono tanti orizzonti. Credo che l’indagine sui Farnese rientri in questa categoria: la mole di informazioni che sono emerse nel cercare di capire se Alessandro fosse stato avvelenato o meno sono un viaggio che era assolutamente opportuno compiere di per sé».

Per Barbara Gallavotti, biologa, divulgatrice scientifica e autrice di Superquark, che ha firmato l’approfondimento su Alessandro Farnese, in onda mercoledì sera su Raiuno, la morte del terzo duca di Parma, scomparso nel 1592 a 47 anni, è molto più di un «cold case». È stata, soprattutto, l’opportunità di esaminare ed esplorare un frammento di storia quotidiana che suscita ancora enorme interesse (e non solo tra gli addetti ai lavori). Perché se dietro all’esumazione del corpo di uno dei più celebri condottieri del XVI secolo, le cui vittorie diedero forma all’assetto politico dell’Europa moderna, ci fu all’inizio un interrogativo legato a un suo potenziale avvelenamento, ciò che studiosi e scienziati hanno portato in superficie racconta molto di più. «È chiaro che un personaggio come Farnese rappresenta una figura iconica, però, in generale, siamo curiosi di capire come funzionava la vita nel passato che, in qualche modo, possiamo solo immaginare e che nelle varie ricostruzioni storiche è spesso inquinata dalla nostra tendenza a immaginarci i nostri antenati molto simili a noi – racconta Gallavotti, sottolineando l’importanza di avere a disposizione degli strumenti capaci di restituirci anche i dettagli della vita quotidiana dei secoli scorsi -. Ciò che oggi la tecnologia ci consente è quasi una macchina del tempo, che ci riporta nel passato e ci permette di vedere ciò che accadeva, sia dal punto di vista della quotidianità, sia dal punto di vista degli eventi straordinari, come può essere il delitto di una persona con un peso enorme nell’equilibrio europeo dell’epoca e con un carisma straordinario».

Per la divulgatrice scientifica, l’impatto delle nuove tecnologia rappresenta una nuova frontiera positiva, soprattutto perché permette di svolgere un’analisi sulle immagini molto dettagliata: «Quando si volevano compiere studi di questo tipo era necessario esumare le spoglie e analizzarle. L’uso di queste immagini, invece, permette di costituire un patrimonio stabile di informazioni, al quale chiunque può attingere anche oggi che le spoglie sono state ricomposte». Come confermato dall’autrice, oltre a una dettagliata analisi del suo stato di salute poco prima della morte, di Alessandro Farnese affiora, in particolare, la figura di un uomo che «non fu solo eroico come soldato, ma anche come persona, perché aveva una tale quantità di problemi di salute che, tuttavia, non gli hanno impedito di svolgere, fino all’ultimo, il suo ruolo istituzionale, con una tempra non comune».

Per Gallavotti, altrettanto interessanti sono gli esiti legati agli studi sulla moglie, Maria D’Aviz, sepolta insieme a lui. «Di entrambi è stata fatta la ricostruzione dei volti e ciò che mi ha colpito di più è stato scoprire che, all’epoca, i ritratti ufficiali tendevano a riprodurre il volto della donna somigliante a quello del marito – spiega l’autrice –. Se non avessimo questi mezzi a disposizione per ricostruire le vere fattezze dei personaggi antichi, magari non avremmo neanche notato questo particolare; eppure, in qualche modo, la tecnologia ci consente non solo di dare a una persona la sua identità, ma anche di capire come funzionava un mondo che noi ora tendiamo a ricreare a nostra immagine, pensando che la mentalità fosse, più o meno, analoga alla nostra. Il modo di pensare degli antichi, in parte, ci viene restituito attraverso gli scritti e i racconti, ma anche tramite le indagini scientifiche e ciò che i ricercatori dell’università di Parma hanno fatto è stato proprio incrociare le cronache e i testi con le informazioni date dagli strumenti scientifici più avanzati, la nuova frontiera della ricerca sul passato».

Giovanna Pavesi

© Riproduzione riservata

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