×
×
☰ MENU

Il racconto dell'anziana

Arriva anche la truffa del Covid, ma Ennia non ci casca

Arriva anche la truffa del Covid, ma Ennia non ci casca

di Chiara Pozzati

08 Agosto 2022,03:01

«Mamma sto male: non respiro. Sono sotto ossigeno in ospedale, ti passo il professore».

Una telefonata da cardiopalma quella ricevuta da Ennia Bertozzi, 81 anni, una vita per gli anziani. Dopo aver sconfitto il Covid ed esser rientrata dal ricovero ospedaliero, ha dovuto fare i conti con la peggio truffa: «Doveva sentire che voce, quel maledetto attore - spiega la vulcanica pensionata di Gaione - poi mi ha passato il sedicente medico».

E la situazione è precipitata: «Mi ha detto che si trattava di mio figlio Marco - perché sì, conoscevano il suo nome - che stava male a causa del Covid e per aiutarlo era necessaria un’iniezione a pagamento. In caso contrario avrebbe rimandato a casa il mio ragazzo e se fosse morto la responsabilità sarebbe stata mia». Non il solito recordman del bidone. Niente improbabile incidente, specchietto, o tecnico della luce impegnato in un odioso teatrino, questa volta la truffa si è spinta oltre: «Continuava a ripetermi che erano fiale molto costose e che il sistema sanitario non poteva garantirmele - prosegue Ennia ancora livida per l’amarezza -. Ma la cosa peggiore è che sosteneva che fosse l’unica cura, in caso contrario sarebbe stato rimandato a casa, condannato a morte certa. Ribadiva che la responsabilità sarebbe stata mia».

E lei? «Sapevo che qualcosa non andava perché l’ospedale, la sanità pubblica non ti chiede soldi. Così sono impazzita dalla rabbia: ho cominciato a urlare di vergognarsi, che mio figlio, sempre ammesso che fosse davvero in ospedale, sarebbe rimasto lì. Esattamente come doveva essere. Poi ho sbattuto giù il telefono».

Ma l’angoscia ha preso comunque il sopravvento: «Avevo il cuore in gola, anche perché in quel momento non avevo idea di dove fosse - prosegue d’un fiato l’anziana -. Così ho chiamato le sue sorelle, ho cercato di rintracciarlo fino a che non mi ha risposto e rassicurato».

Ennia ha subito chiamato il 113 per avvisare dell’accaduto: «La polizia è stata gentilissima, mi ha tranquillizzata - accenna un timido sorriso -. Mi hanno chiesto se avessi avuto bisogno di un’ambulanza, ma io non stavo male: ero solo furiosa. Non si può giocare su queste cose, è davvero ingiustificabile». Motivo per cui Ennia ha deciso di raccontare la sua storia alla Gazzetta: «Ho lavorato quarant’anni come operatrice e sono stata presidente dell’allora Comitato consultivo misto anziani del Maggiore: mi sono battuta per loro, per una sanità pubblica dignitosa e accogliente. Oggi torno a metterli in guardia: stiamo attenti ai predatori del Covid».

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI