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Dalle Terre Alte a Londra e al Galles, la vita degli emigrati

Dalle Terre Alte a Londra e al Galles, la vita degli emigrati

13 Agosto 2022,03:01

Bedonia

Alzi la mano chi sa che sono stati proprio gli italiani a rendere meno gravosa l’aspra quotidianità dei minatori e degli operai delle aziende siderurgiche gallesi.

La scelta

La loro storia inizia nell’800 proprio sul finire del XIX secolo, quando tanti italiani, in particolare dalla Valtaro e dalla Valceno, hanno scelto di partire alla volta del Regno Unito, destinazione Galles meridionale, per aprire delle attività destinate poi a cambiare il volto delle città.

I pionieri

Cosa vendevano? Bevande analcoliche (caffè, tè, succo di limetta, limonata, gassosa aromatizzata con salsapariglia), piatti caldi e freddi, sigarette, cioccolato, dolciumi. E gelati, pionieri e gemme indiscusse dell’Italian style nel mondo. Quando non andavano nel Galles, gli italiani sceglievano altre mete nel nord industrializzato oppure si fermavano a Londra, dove le regole erano severissime ma poi, per chi riusciva a resistere, premiati e all’insegna della libertà d’impresa. Terre dove gli italiani non sono mai stati emarginati, anzi: hanno goduto di uno status sociale di riguardo. C’è chi, partendo, ha fatto fortuna (anche molta), e chi invece no. C’è chi è rimasto e chi è ritornato.

Le origini

Chi non ha coltivato le proprie origini (ma sono pochissimi) e chi invece orgogliosamente le difende e le racconta a chiunque abbia voglia di ascoltare. Sono pagine di vita dense di ricordi dolci e qualche volta amari, affascinanti e curiosi, ripercorsi in occasione del convegno che si è tenuto al Seminario di Bedonia. «Emigrazione in Inghilterra. Testimonianze di ieri e oggi» (che fa parte del progetto «Musica e radici. L’emigrazione si racconta», coordinato dal Comune di Bedonia e realizzato con il contributo della Consulta Emiliano Romagnoli nel mondo), infatti, ha riproposto le storie di chi quell’esodo l’ha vissuto: cinque voci (Giuseppe Conti, Irene Frederick, Roberto Cardinali, Corrado Truffelli e Giorgio Scarsella) per raccontare oltre un secolo e mezzo di partenze con fortune alterne.

Nomi e cognomi

«Gli italiani, e mi riferisco in particolare ai valtaresi e valcenesi con cognomi ancora oggi molto famigliari alle nostre orecchie, in Galles avevano indovinato la formula commerciale vincente - ha spiegato Conti, già sindaco di Bardi e studioso delle Terre Alte -, inserendosi perfettamente nella società di allora, L’area di cui parliamo aveva almeno sessanta miniere: tra il 1880 e il 1950, ciascuna di esse era servita da un coffee shop italiano». Era, quella, anche l’epoca dei «Temperance Bar», locali nati per contrastare l’alcolismo dove non si servivano alcolici. «Erano esercizi ben visti dalle mogli e dalle madri dei minatori, perché luoghi di socializzazione e svago – ricorda ancora Conti -, dove gli uomini non correvano il rischio di tornare a casa ubriachi e molesti».

Il boom

Servivano i lavoratori del principale serbatoio energetico della Gran Bretagna, «aree interessate da un eccezionale boom economico: l’eco di quel miracolo pare fosse arrivato nelle Terre Alte grazie alla via del legname, vitale per le travature delle miniere di ferro e carbone. Partiva infatti dai boschi di Bardi e arrivava in Galles dal porto di Genova».

Monica Rossi

© Riproduzione riservata

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