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Intervista

Tony Esposito a Roccabianca: «Ricordando Pino Daniele»

Tony Esposito a Roccabianca: «Ricordando Pino Daniele»

di Mara Pedrabissi

14 Agosto 2022,03:01

«Culatello & Jazz» fa 13 e torna, il 9 settembre a Roccabianca, con la collaudata fusione di saperi e sapori. La cena stellata di Massimo e Luciano Spigaroli incontra la «Word Music», esempio perfetto di contaminazione, di Tony Esposito. «Sì, - riflette l'artista napoletano, 72 anni - il connubio di “Culatello & Jazz” aderisce alla mia filosofia, alla mia ricerca, ai miei stessi strumenti che parlano di incontro, fratellanza. Il ritmo dei tamburi esprime il linguaggio variegato dei popoli. Il ritmo è molto più forte delle melodie. Le melodie hanno una ben precisa connotazione. Il racconto del ritmo è globale».

Forse anche questo è il segreto di una carriera lunga cinquant’anni...

«Forse... A volte ho paura, vergogna a dirlo... Il primo concerto a 17 anni. Poi ci sono stati gli incontri eccellenti con Alan Sorrenti, Edoardo Bennato, Eugenio Bennato e la musica popolare. Vivemmo il rinascimento musicale, con Guccini, Dalla, De Gregori, Battisti...».

Quale collega l'ha sorpresa maggiormente? Magari lo pensava lontano dalle sue corde e poi l'inaspettato?

«Proprio Lucio Battisti. Mi proposero di collaborare con lui a metà anni '70: io appartenevo a un movimento di musicisti strumentali, politicizzati, un po’ snob verso la canzone d’amore... Non conoscevo Battisti. Poi passai un mese nel suo studio, il Mulino, in Brianza e lì vidi un grande artista che mi fece partecipare della sua sapienza. Nacque una stima che conservo tuttora. Fu proprio Lucio a farmi scoprire gli Earth Wind and Fire. Mi disse: “Tu che ami le contaminazioni, devi sentire cosa fanno questi americani..” e mi si aprì un mondo pazzesco. Tornando a Lucio, facemmo un disco pieno di ritmo, “Anima latina”, un’avventura per lui e un dono per me».

Dieci anni dopo, nel 1984, sarebbe venuta la sua canzone- manifesto, un dono che le ha fatto conoscere artisti di tutto il mondo.

«Kalimba de luna. Proprio qualche giorno fa, un amico mi ha detto: “Vedi, Tony, Kalimba è perfetta perché non è solo una hit, è una hit fatta da un musicista».

Come nacque «Kalimba»?

«Durante il mio primo viaggio in Africa, la Kalimba è un tamburo africano. Ci lavorai nel 1982- '83, la presentai come “Disco per l’estate” nell’84 e vinsi. Subito dopo, uscì in molte altre versioni, a partire da quella americana dei Boney M., tanto che fui costretto a mettere un bollino con scritto “versione originale”... In francese la fece la povera Dalida, realizzò una ventina di video diversi, si trovano ancora in Rete. All'epoca non sapevo che le canzoni, almeno per un certo periodo, si possono proteggere dalle cover, sennò lo avrei fatto. Alla fine, per me, è stato entusiasmante vedere che artisti così importanti, quando io ancora non lo ero, hanno cantato la mia canzone».

Tra tanti artisti importanti, ce n'è uno cui farà una dedica il 9 settembre: il suo amico Pino Daniele.

«Il mio amico che purtroppo la vita, a volte feroce, ha rubato alla nostra amicizia e alla musica di tutto il mondo. Pino era amato dal pubblico e dai grandi, da Eric Clapton a Pat Metheny. La condivisione con lui è stata bellissima...».

Vi siete conosciuti a Napoli?

«Sul palco, complice il produttore in comune, Willy David, un romagnolo innamorato di Napoli... Io facevo già concerti con il mio gruppo, La banda del sole. Willy mi propose questo giovane di talento: “Posso fargli aprire per i tuoi concerti?”. Accettai e vidi questo ragazzo, un po’ cicciottello, con la chitarra... capii che mi piaceva. Dopo un paio di anni, Pino aveva un disco pronto e sempre Willy propose di creargli attorno una superband per i live con James Senese al sax, Tullio De Piscopo alla batteria, io alle percussioni, Pino alla voce. Fui il primo a dire di sì... ci sono ancora dei manifesti buffi con il nome di Pino piccolo piccolo e “guest Tony Esposito” in un corpo molto più grande... Girammo gli stadi europei dal '79 all’86».

Di quel ragazzo “cicciottello” che apriva i suoi concerti, qual è il ricordo più privato più importante?

«La sua timidezza, il pudore del pubblico. Ma il ricordo più bello è aver visto nascere le sue canzoni nella stanza di casa... con Pino che teneva in braccio il figlioletto. Certi successi che oggi conosciamo in una veste, li ho visti nascere piano piano. Conservo cassette, che amo riascoltare, con versioni diverse da quelle note oggi... Aldilà di ciò, Pino è stato un musicista serio, lavorava 10 ore al giorno con la sua chitarra. Uno dei musicisti più seri che abbia mai conosciuto».

Attraverso la sua musica, Pino Daniele è sempre con noi.

«Sì. Conosco uno Sciamano che pensa che la musica, come le arti figurative, ti rendano eterno perché, quando la tua opera incontra lo sguardo di una persona, tu rivivi in mille e mille altri modi».

A proposito di pensieri, lei ha un figlio e una figlia: qual è il insegnamento di cui più orgoglioso?

«Il disordine amorevole. Non sono stato un genitore convenzionale, spesso in viaggio. Però credo che i miei figli abbiano potuto osservarmi e capire di che pasta è fatto quest’uomo, vedere le mie debolezze e le mie virtù. E questa visione è importante perché ci consente di “supportare”, non “sopportare” gli altri. Il mio obiettivo non è non commettere mai errori ma avere un cammino che si regga nel lato del bene».

Cosa fanno ora i suoi figli?

«Francesco è un bellissimo ragazzo di 31 anni, lavora a Milano e suona anche la batteria ma facendo un suo percorso, diverso dal mio, ne sono orgoglioso. Veronica ha 29 anni, sta a Barcellona dove è arredatrice, ha preso anche lei il senso dell’arte: entra in un negozio con delle stoffe e ne fa un teatro. Sta organizzando un concerto a Barcellona, in ottobre, con me e Enzo Avitabile».

Un regalo per i suoi cinquant’anni di carriera?

«Forse... (ride, ndr). Non ci penso perché il tempo nella musica non passa, c’è sempre da imparare. Il tempo passa soltanto per chi considera di essere arrivato».

Giusto. Intanto tra un mesetto, il 9 settembre, ci vediamo a Roccabianca.

«Sarà un bel concerto, le mie origini, con musicisti del calibro di Antonio Faraò. Un livello di musica molto alto».

La serata inizierà alle 20.

I biglietti (aperitivo, cena e concerto 70 euro) sono già disponibili, anche su vivaticket.

© Riproduzione riservata

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